Chi ha paura della famiglia?

Li hanno definiti omofobi, misogini, xenofobi, reazionari, oscurantisti, medioevali. Contro di loro è in corso uno spiegamento di contromanifestazioni, interrogazioni parlamentari, boicottaggi a tutti i livelli, fake news e persino minacce agli albergatori che li ospiteranno a Verona, dal 29 al 31 marzo prossimi. Stiamo parlando dei relatori e dei partecipanti all’evento più discusso dell’anno. Giunto alla sua XIII edizione, il Congresso Mondiale delle Famiglie per la prima volta si terrà in una città italiana: tre giorni di testimonianze e dibattiti costruttivi, al fine di migliorare la vita delle famiglie in tutto il mondo e rendere la cellula fondamentale della nostra società sempre più protagonista del nostro tempo. L’Italia, paese più d’altri legato ai valori familiari, ha accolto con entusiasmo l’invito, come testimonia il sold out per la partecipazione alle sessioni del Congresso al Palazzo della Gran Guardia. Al termine della tre-giorni, all’ora di pranzo di domenica 31 marzo, è prevista la grande Marcia delle Famiglie, che si concluderà a piazza Bra: un momento di festa e per giovani, anziani e bambini.

Durante il Congresso si parlerà del ruolo della donna nella storia, si apriranno riflessioni sulla conciliazione tra famiglia e lavoro e sul rilancio della natalità, in un’epoca di drammatico crollo demografico. Ci sarebbe soltanto da gioire per un evento del genere, dalle potenzialità più unitive che divisive. Eppure, tutto questo a qualcuno ha dato fastidio. Molto fastidio. Per ragioni politiche, visti il patrocinio del Governo (mai revocato, nonostante le pressioni dell’opposizione) e la presenza di alcuni ministri italiani e di politici stranieri di orientamento ultraconservatore o “sovranista”. C’è però un altro motivo che ha profondamente irritato le milizie laiciste imbellettate di arcobaleno: gli organizzatori del Congresso sono gli stessi che, nel 2015 e 2016, lanciarono i due Family Day in segno di protesta contro il ddl sulle unioni civili. Toni Brandi, presidente di Pro Vita Onlus, e Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, sono rispettivamente presidente e vicepresidente della XIII edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie, realizzato in collaborazione con il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, presieduto da Massimo Gandolfini, e con CitizenGo Italia, diretta da Filippo Savarese. Tutti nomi terribilmente scomodi per gli alfieri del politicamente corretto e per i sostenitori del matrimonio egualitario e di crimini legalizzati (ma non in Italia) come l’utero in affitto. In ragione delle sue campagne per tutela del nascituro, Pro Vita si è vista due volte (lo scorso novembre, poi nuovamente un paio di settimane fa) imbrattare con scritte ingiuriose l’ingresso della sua sede romana. Una parlamentare dell’opposizione ha definito “di m….” la vita di chi crede nei valori della famiglia. C’è chi ha insinuato che le idee veicolate dal Congresso incoraggerebbero la misoginia e persino il femminicidio.

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All’inizio di questa settimana, poi, è arrivata la fatwa dell’Università di Verona: 160 docenti, spalleggiati dal rettore Nicola Sartor, hanno preso formalmente le distanze dal Congresso (senza peraltro conoscerne in anticipo, come chiunque, i contenuti!), accusandolo di portare avanti teorie “antiscientifiche”. Tutto ciò in barba alla libera discussione delle idee che dovrebbe caratterizzare qualunque comunità accademica. A seguire, una raffica di fake news, una delle quali ha coinvolto una delle relatrici al Congresso, Theresa Okafor, attivista nigeriana per i diritti umani, accusata di aver avanzato, cinque anni fa, una proposta di legge che criminalizzerebbe le unioni tra persone dello stesso sesso. Una calunnia senza prove, messa in atto, come al solito, da un gruppo lgbt e smentita seccamente dalla stessa Okafor. Per non parlare di due volantini taroccati recanti il logo della manifestazione: in uno erano elencati una serie di obiettivi programmatici fasulli, tra i quali vi sarebbero stata la punibilità per i comportamenti omosessuali e l’impedimento alla donna di lavorare, per dedicarsi soltanto al focolare domestico; nel secondo finto volantino, per invitare la gente a partecipare al raduno finale di domenica, era stata posta, a caratteri cubitali, la scritta “LA FAMIGLIA MARCIA”, in luogo dell’originario e corretto “MARCIA PER LA FAMIGLIA”.

Molto ha fatto discutere anche il presunto ostracismo delle gerarchie ecclesiali nei confronti dell’evento veronese. Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha dichiarato: “Siamo d’accordo sul fondo, sulla sostanza, può darsi che qualche differenza ci sia sulle modalità”. Affermazioni che hanno destato perplessità in molti cattolici ma che potrebbero essere semplicemente espressione di un timore, in ambienti vaticani, riguardo a una possibile strumentalizzazione politica dell’evento. A fugare i dubbi riguardo una presunta ostilità episcopale al Congresso è arrivata la conferma della presenza dell’arcivescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. “Ogni persona, cattolica o no, che partecipa al Congresso esprime un atto di libertà civile e nessuno ha il diritto di snobbarla o addirittura di insudiciarne il volto”, ha dichiarato il presule in un’intervista a Vatican Insider.

La famiglia (ci riferiamo alla “famiglia naturale”, l’unica realmente possibile, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna e aperta alla vita) è scomoda per molti. Lo è per quanti sostengono una visione “plurale” dell’istituto familiare, nelle sue varie declinazioni omogenitoriali o plurigenitoriali, i cui effetti positivi sulla serena ed equilibrata crescita dei figli sono, per usare un eufemismo, tutti da dimostrare. La famiglia è scomoda anche per quanti aborriscono il sacrificio, la solidarietà, gli stili di vita sobri: è principalmente in famiglia che si apprendono questi valori, pertanto ciò impensierisce quanti sognano una società individualista di “monadi”, motivata non dal disinteresse e dalla compassione per il più debole ma soltanto dal profitto e dall’utilità personale che porta a guardare l’altro non come una persona ma come un oggetto. Senza famiglia, gli esseri umani sono meno protetti, più vulnerabili e manipolabili, inclini più ad essere dei consumatori che non padri, madri, figli o fratelli. Ci piacerebbe una società di questo tipo? La famiglia è una realtà per sua natura imperfetta ma senza famiglia non c’è futuro, né felicità per gli uomini. Perché allora non dare una chance a questo Congresso di Verona?

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