Dal “Monastero WiFi” alla GMG: storie di una Chiesa viva

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Circa una settimana fa, ho appreso da un parroco della #DiocesidiRoma una notizia piuttosto confortante. Quest’anno, è stato registrato il più alto numero di sempre per quanto riguarda le adesioni ai gruppi scout nel suo oratorio. Un dato sicuramente in controtendenza e, di certo, una rondine non fa primavera. Eppure è un segno che, quando si fa vera evangelizzazione, attingendo non a “programmi pastorali” ma al cuore dell’uomo e alla verità del Vangelo, i fedeli sanno rispondere con entusiasmo. È evidente che non tutti i modelli ecclesiali sono validi per qualunque contesto, tuttavia una condivisione di queste esperienze sarebbe utile anche a livello sinodale e nell’ambito delle conferenze episcopali.

In questi giorni, è in corso la Giornata Mondiale della Gioventù a Panama. I numeri di questi eventi, nell’arco di 35 anni, sono sempre stati notevoli, con un’altissima partecipazione di giovani alla presenza degli ultimi tre pontefici. Indubbiamente, le GMG rappresentano un momento di aggregazione e integrazione molto forte per i papaboys di tutto il mondo. Non meno dei pellegrinaggi e delle missioni giovanili, le GMG hanno visto nascere conversioni, vocazioni sacerdotali e giovani coppie, i cui matrimoni sacramentali si sono rivelati particolarmente felici. La vera sfida è quella di mantenere vivo l’entusiasmo di questi grandi raduni anche nella ‘ferialità’ della vita parrocchiale, fatta spesso di sacrifici, di aridità spirituali e di incomprensioni con i fratelli nella fede. Come ha affermato giovedì scorso papa Francesco, durante la cerimonia di apertura, la GMG non va ridotta a un semplice “evento per giovani, con un po’ di elementi decorativi”, né va inteso come l’espressione di una “Chiesa parallela” un po’ più “divertente” o “cool”. Si tratta, piuttosto, di un’occasione per aprirsi alla “grazia dello Spirito Santo che tante volte opera una nuova Pentecoste”.

Un aspetto delle GMG che ha sempre stimolato i ragazzi, è nella loro presa di coscienza di far parte del Corpo Mistico di Cristo, di una Chiesa fatta di carismi anche molto diversi, in cui però l’amicizia, l’affetto e la stima reciproca sono realmente possibili. Le GMG sono un ottimo banco di prova per sperimentare una Chiesa unita ma non uniforme, per usare un’espressione cara a papa Francesco. In una parola, una chiesa universale.

Per molti versi, le Giornate Mondiali della Gioventù rievocano in modo non intenzionale ma provvidenziale la prima chiamata di Gesù ai Dodici. Cristo stesso, nel porre le prime pietre della sua Chiesa, puntò in primo luogo su persone giovani; si pensi all’apostolo Giovanni, il discepolo amato, che, poco più che un bambino, inizia a seguire il Maestro, affezionandosi così tanto da seguirlo fin sotto la Croce (cfr Gv 19,26-27). Questo amore così puro e incondizionato trova poi conferma nella corsa a perdifiato che Giovanni compie verso il Sepolcro, alla notizia della Resurrezione (cfr Gv 20,4). La dedizione totale, senza filtri, né esitazioni, che il discepolo amato dimostra è il vero modello da seguire per i giovani cristiani di oggi che, rispondendo alla chiamata del Vicario di Cristo in terra, implicitamente imitano San Giovanni e gli altri Undici che avevano lasciato tutto quello che avevano, per seguire il Maestro.

Se però, le GMG, nella loro spontaneità e freschezza, hanno sempre goduto del traino e dell’appoggio delle Diocesi, mostrando così anche una dimensione istituzionale, non mancano esperienze in cui l’aggregazione tra fedeli arriva decisamente ‘dal basso’ e si rivela profondamente trasversale ai movimenti, alle comunità o i gruppi di preghiera. I pellegrinaggi – in special modo i pellegrinaggi mariani, soprattutto in luoghi come Medjugorje – sono un altro esempio vivente di questa effervescenza che vistosamente si contrappone ai ‘musi lunghi’ di molti vescovi e parroci per le loro chiese vuote e alla crisi di credibilità della Chiesa istituzionale.

Un ulteriore esempio di questa Chiesa viva, la cui grande forza propulsiva è tutta nel laicato, è stato il Monastero WiFi convocato sabato scorso, 19 gennaio, presso la basilica romana di San Giovanni in Laterano. Tutto è nato per iniziativa di Costanza Miriano, giornalista e opinion leader di primo piano per i cattolici italiani, incoraggiata la scorsa estate da un gruppo di amiche a organizzare un ritiro per una trentina di persone, inizialmente pensato per sole donne. La Provvidenza, tuttavia, ci ha messo lo zampino, cosicché i partecipanti a quel raduno sono ben presto diventati un migliaio, fino a superare i duemila al momento della chiusura delle adesioni.

Moltissimi degli ‘aspiranti monaci’, realmente o virtualmente, già si conoscevano, grazie anche ad iniziative come il Family Day o la Marcia per la Vita. Persone di tutte le età e provenienti da ogni angolo d’Italia si sono date appuntamento a San Giovanni, senza che nessun sacerdote o parroco gliel’avesse proposto o avesse messo il cappello sull’iniziativa. Intere famiglie, spesso con figli piccoli al seguito, hanno affrontato viaggi anche disagevoli, per vivere una giornata di spiritualità.

Nulla di rivoluzionario, tutte le componenti di un normale ritiro: catechesi sull’identità dell’uomo e della donna e la loro vocazione all’amore, confessioni, messa, adorazione eucaristica. Sacerdoti di grande spessore, oltretutto assai popolari tra i giovani romani, come don Fabio Rosini e padre Maurizio Botta hanno accompagnato la giornata ma l’incontro è stato tutto a trazione laicale. Andare al di là delle proprie appartenenze ecclesiali e vivere un cristianesimo non autoreferenziale, senza compromessi con le mode, né politicamente schierato. Il tutto per un obiettivo: anche senza tonaca, anche senza voti, provare ad essere dei monaci del terzo millennio, coltivando l’abito interiore, vivendo “nel mondo” ma senza essere “del mondo” (Gv 17,14). Se il successo di eventi come questo non si rivelerà effimero, sarà la conferma che nessuna crisi della Chiesa non potrà mai essere eterna.