Il giro del mondo

bambina, abbraccio, mondo, tenerezza
pixabay.com

In quella stanzetta, in quell’angolo, proprio laddove tu ti collochi tranquillo a pregare, per metterti in contatto con il tuo Signore, lì ti ritrovi subito con te il mondo. Ed è una cosa sempre vera: se il tuo incontro quotidiano con Dio è autentico, lo capirai dallo spirito missionario che si sveglia dentro di te.

Questo il messaggio che oggi il Santo Padre vuole sottolineare, continuando il ciclo delle catechesi sulla preghiera, durante l’udienza del mercoledì. A partire dalle parole di San Paolo, il quale esorta gli Efesini al ricordo costante per lui e per tutti i fratelli nella fede (cf Ef 6,18-20) il Papa ci ricorda la responsabilità dell’orante per la vita del mondo intero. Ancora una volta abbiamo l’occasione di sentire la smentita di una mentalità fino a poco fa molto diffusa, quella di scissione tra i momenti dell’intensa preghiera e il resto della vita ordinaria. Forti e pittoresche le immagini utilizzate nel discorso di Francesco, il quale ci esorta a evitare l’interiorismo che assume la forma di decorazione o di una sorta di teatro per la nostra vita.

La preghiera, come tante volte ci ha ricordato negli anni il Pontefice, non è evasione dalla realtà, ma assume forti caratteri di concretezza: Dio infatti “ci prende, ci benedice, e poi ci spezza e ci dà, per la fame di tutti. Ogni cristiano è chiamato a diventare, nelle mani di Dio, pane spezzato e condiviso”. Questa è la sostanza dell’intercessione alla quale siamo tutti chiamati e che fa parte dell’intercessione del Figlio Gesù, il quale “prega facendo vedere al Padre le piaghe delle sue mani”. Così ognuno di noi si protende verso Dio, facendosi voce di tutti coloro che non sanno o non possono farlo, portandoli con sé per ritrovare tutto e tutti in Dio e nella misericordia divina, come ci propone il Catechismo della Chiesa Cattolica (cf CCC 2635).

Leggi di più:  Papa Francesco la chiesa è dei poveri

Infine, ci ricorda il Santo Padre, “chi non ama il fratello non prega seriamente. Si può dire: in spirito di odio non si può pregare; in spirito di indifferenza non si può pregare. La preghiera soltanto si dà in spirito di amore. Chi non ama fa finta di pregare, o lui crede di pregare, ma non prega, perché manca proprio lo spirito che è l’amore”. La scelta dunque è tra l’atteggiamento del pubblicano e quello del fariseo (Lc 18,9-14), tra la verità e l’umiltà dell’uomo fragile, simile a tutti gli altri e per questo solidale con il mondo davanti al Signore e la menzogna di chi sceglie di “guardarsi allo specchio truccato dalla superbia”.

Siamo dunque tutti invitati ad essere la “catena di oranti che intercedono, e che sono per lo più sconosciuti… ma non a Dio” il ché per la nostra vita di preghiera significa concretamente, essere sempre in missione, essere capaci di metterci alla presenza del Signore e farci… un giro per il mondo, portando con noi tutta l’umanità e tutte le situazioni di gioia e di dolore che essa vive.