Il nuovo studio sulla Sacra Sindone dice che è l’immagine di un vivo che si alza e non di un defunto

La Sacra Sindone di Torino mostra l’immagine di una persona che era ancora viva

E’ stata pubblicata sulla rivista spagnola Scientia et Fides, un articolo inedito da parte del dottore Bernardo Hontanilla Calatayud, dell’Università di Navarra, sulla misteriosa figura della Sacra Sindone di Torino.

La tesi del dottore è che quella figura non corrisponda ad un defunto ma a una persona viva che si sta alzando.

“In questo articolo sono esposti vari segni di vita indicati dalla Sindone di Torino. Basandosi sullo sviluppo della rigidità cadaverica, si analizza la postura del corpo impressa sulla Sindone. La presenza di solchi facciali indica che la persona è viva. La Sindone di Torino mostra segni di morte e di vita di una persona che ha lasciato la sua immagine impressa in un momento in cui era viva”.

E’ un affermazione che si inserisce nella dottrina della Resurrezione, l’immagine sarebbe rimasta impressa sul telo e sembrerebbe corrisponda ad una radiazione sconosciuta. In poche parole quest’articolo attesta che la persona che è stata avvolta nel sudario era una persona ancora viva.

La prima caratteristica studiata nell’analisi è la presenza o meno di “rigidità cadaverica o rigor mortis”.

Questa rigidità viene constata nei defunti all’inizio nella mandibola e nella muscolatura oculare, successivamente passerà al volto e al collo. L’esperto ha scoperto che in seguito si estenderà al torace, alle braccia, al tronco e infine alle gambe.

Questo effetto arriva all’espressione massima dopo le 24 ore dalla morte, per poi scomparire pian piano, circa 36 ore dopo il decesso.

La gravità dei traumi e le perdite di sangue, subite dall’uomo della Sindone, avrebbero provocato una rigidità troppo precoce, 25 minuti dopo la morte, arrivata alla massima espressione tra le tre e le sei ore dopo.

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“I segni apparenti di rigidità che appaiono nell’immagine potrebbero non corrispondere ai segni di rigidità post mortem classicamente attribuiti”.

Secondo l’esperto Bernardo, le caratteristiche della posizione registrata nella Sindone non corrispondono alla rigidità che il corpo dovrebbe avere dopo essere stato tirato giù dalla croce.

Hontanilla ha registrato una “semiflessione del collo e una semiflessione asimmetrica delle articolazioni dell’anca, delle ginocchia e delle caviglie”.

Un’analisi più dettagliata della posizione dimostra che nell’immagine non c’era rigidità cadaverica nelle membra superiori, una cosa molto contraddittoria, visto che i muscoli delle braccia hanno sopportato una maggiore pressione durante la crocifissione.

“La postura rigida di un crocifisso implicherebbe avambracci e articolazioni del carpo in semiflessione tipica, come osservato in molti cadaveri”, ha ricordato Hontanilla, indicando che la posizione delle dita non corrisponde a quella che ci si aspetta da un cadavere. “È ragionevole che anche l’assenza dei pollici nella Sindone possa essere attribuita a segni di vita e non solo alla paralisi di un cadavere rigido”.

Questo studio comunque prova l’autenticità della Sindone.

Fonte. Gaudium Press di Rita Sberna