Intervista a Costanza Miriano “La famiglia e il ruolo della donna”

Intervista a Costanza Miriano “La famiglia e il ruolo della donna”

Costanza Miriano è apprezzata nel mondo cattolico per la sua temperanza combattiva nei confronti della difesa della famiglia cristiana.

E’ una donna di professione, giornalista, blogger e scrittrice. Ha scritto 4 libri di cui 3 parlano dell’aspetto della sottomissione e dell’obbedienza della donna, in famiglia e nella società:

Sposati e sii sottomessa (2011) Sposala e muori per lei (2012) Obbedire è meglio (2014) e l’ultimo uscito da poco “Quando eravamo femmine”.

Ammiro questa donna perché è una delle poche che ha deciso di dare un senso alla sua vita e il giusto spazio al suo lavoro (tanto apprezzato) e alla sua famiglia (suo marito e i suoi 4 figli).

Cosa intendi per sottomissione e obbedienza nella coppia? Sappiamo che questi libri sono stati molto criticati.

Sono stati criticati perché chi vive nella logica del mondo non riesce a comprendere la logica di Dio. Lo spirito della donna e dell’uomo battezzati è quello di servire. Gesù dice che il più grande è colui che serve.

Dobbiamo entrare in una logica di servizio che non è quella che pensa il mondo; servire nello spirito significa accettare l’altro per quello che è senza cercare di cambiarlo.

Spesso noi donne pensiamo di sapere cosa sia meglio per l’altro e facciamo molta fatica a rinunciare al nostro desiderio di plasmare l’uomo e di modellarlo secondo la nostra idea.

Per cui ciò che intendo con “sottomissione” è la rinuncia alla pretesa sull’altro.

Sono stata sempre attaccata non sul piano spirituale ma sociologico, soprattutto sul tema della violenza sulle donne che non ha nulla a che fare con la sottomissione e purtroppo vengo associata a questo tema.

Secondo te oggi la donna è poco sottomessa?

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La lotta è sempre attuale dal giardino dell’Eden ad oggi. La lotta spirituale non cambia con il contesto sociale.

Quello che posso dire che sono favorevole alla possibilità di fare del bene anche fuori dalla famiglia, e non sono a favore della costrizione della donna in casa. Forse quello che è cambiato nella società è che abbiamo scambiato per liberazione una nuova dipendenza dagli orari, dagli impegni di lavoro.

Come donne siamo meno libere di quelle che vivevano anni fa, siamo più sottomesse agli impegni.

Come cerchi di trasmettere la fede ai tuoi figli?

Penso che le prediche servano poco. Cerco di vivere la fede e di renderla attraente ai loro occhi. Ad esempio l’altro giorno mia figlia Livia mi ha chiesto perché sono sempre felice, e lì ho pensato che forse qualcosa sono riuscita a trasmettergli ovvero che la fede rende felici.

I figli non ascoltano con le orecchie ma osservano tanto con gli occhi.

La cosa importante è la frequenza ai sacramenti ed offrire occasioni d’incontro con persone che sono in un cammino di conversione e che siano spiritualmente attraenti.

La Santa Messa e il Santo rosario, sono diventati per te, il pane quotidiano.

Pensi che sono delle armi vincenti per preservare la famiglia dagli attacchi del male?

Gli attacchi ci sono sicuramente anzi più la famiglia cerca di essere unita e più il maligno l’attacca. Però è anche vero che la Madonna ci preserva. A Medjugorje dice che una famiglia che prega resta unita.

Ogni volta che pensiamo che il combattimento sia finito ecco che ne comincia un altro per cui non bisogna assolutamente distrarsi.

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Secondo te, perché oggi, ci sono tanti divorzi e si sceglie la convivenza anziché il matrimonio?

Evidentemente è una crisi di fede e si sceglie la convivenza perché non si crede in Dio.

Mentre per quando riguarda i divorzi credo che viviamo in un contesto culturale che ha delle attese sul matrimonio molto elevate. Cioè noi ci aspettiamo dal matrimonio tutti i nostri desideri ed ispirazioni. Forse non siamo abbastanza vigili sul fatto che il cuore va custodito e magari alla prima fragilità del matrimonio ci si presenta il dubbio.

I pensieri ci possono attraversare, è umano ma devono essere tutti giudicabili.

Dio rispetta la nostra libertà ma la libertà non è mettere in atto tutto quello che ci viene in mente.

Di cosa parla il tuo ultimo libro “Quando eravamo femmine”?

Il titolo è ispirato ad un documentario … e racconta di un viaggio che le donne fanno nel proprio continente di origine che è nel cuore di Dio. Si tratta di ritrovare la propria grandezza. E’ un invito a lasciarci guardare da Dio, l’unico che col suo sguardo risponde a tutte le nostre attese e ricolma quel vuoto che c’è dentro ogni donna.

Tutti i rapporti di figlia, di madre, di amica vanno rivisti sotto lo sguardo di Dio. E’ Dio lo sposo, ed è Dio che accudiamo quando ci prendiamo cura dei nostri figli.

Servizio di Rita Sberna