La testimonianza di una teologa che ha vissuto con i rom

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La storia di Cristina Simonelli

Cristina Simonelli è teologa e Presidente del coordinamento teologhe italiane, dal 1976 al 2012 ha vissuto in un campo Rom, prima a Lucca poi a Verona ed ha avuto vari approcci con questo mondo infatti lei è molto critica sia per un atteggiamento di chiusura «espresso anche da tanti preti e laici che condividevano quel disprezzo rispetto al quale papa Francesco ha chiesto perdono durante il viaggio in Romania lo scorso giugno» e sia verso un atteggiamento di buonismo che è molto dannoso.

«Le persone non vogliono la nostra compassione, ma la sua trascrizione nella simpatia e nella stima », dice la Simonelli. Al campo non abbiamo mai lavorato “per”, ma sempre “con”, sia che si trattasse di dove posizionare le piazzole, che di questioni sanitarie o scolastiche».

Fare comunità dentro una roulotte

Con il mandato del vescovo, Cristina ha formato il”Gruppo ecclesiale veronese fra i Sinti e i Rom” a questo gruppo costituito da una pastorale dei Rom in Italia formato da laici, religiosi, preti e donne si sono succeduti don Federico Schiavon, don Francesco Cipriani, don Mario Riboldi e don Piero Gabella.

Racconta Cristina Simonelli: «Venivamo da esperienze diverse, io dall’ambiente missionario, altri dal francescanesimo o dalla spiritualità di Charles de Foucauld, ma eravamo stati tutti formati dal concilio Vaticano II e dai movimenti terzomondisti e dell’America Latina. Era una stagione di grande fermento culturale, civile, politico, e anche di Chiesa. Credevamo fermamente che un altro mondo era possibile. Ma “l’evangelizzazione doveva partire dai piedi”».

Solo dopo aver fatto dieci anni di vita nel campo Rom, gli amici della comunità propongono a Cristina di fare gli studi di teologia e proprio negli anni Ottanta, lo studio teologico San Zeno di Verona incoraggiava la presenza delle donne, così Cristina inizia come uditrice, poi studia a Verona e a Firenze e prende la laurea e il dottorato a Roma.

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Dal 1997 insegna Patristica a Verona e Milano.

«Sono credente da cristiana in senso ecumenico e praticante nella Chiesa cattolica. Sono convinta che fede ed esodo (il tema di un documento ecumenico del Gruppo di Dombes) vadano insieme. Dio – un Altro o un’Altra che per brevità chiameremo Dio, come ben si esprime la filosofa Luisa Muraro – ci attende, ci chiama, ci convoca sempre oltre, anche oltre i confini. Una nostra collega americana, Mary Boys, suggerisce che più si va in profondità nella propria appartenenza, alle radici spirituali, più i confini della separazione diventano sottili e trasparenti. La teologia aiuta a porre domande, a non scambiare piccole convinzioni con le grandi questioni del Vangelo. Ma non da sola: la vita, le vite di tutti sono appelli di Dio e insieme aiutano a interrogare il Vangelo, che può dare così gemme che in astratto non si trovano. La preghiera di tutto questo è il respiro, ma fatta corpo, fatta mani, fatta pane, sia nel rito che nella vita» – ha raccontato a Famiglia Cristiana.

Fonte Gaudium Press di Rita Sberna