Papa Francesco: con amore, nella pace, nella gioia

frutti dello Spirito
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La nostra vita cristiana prende inizio dall’offerta di Cristo sulla croce, che però di per sé non è compiuta in questo dono che Dio fa a noi di se stesso, fino alla morte. La logica pasquale, quella che san Paolo ci presenta nella Lettera ai Galati, si compie nella risurrezione e “esplode” nel dono dello Spirito. All’udienza odierna il Papa Francesco si sofferma proprio su quanto viene prodotto nella vita di un cristiano, quando Egli accoglie questo dono.

Non è per niente semplice rimanere, nel nostro quotidiano, in questa consapevolezza. Se noi perdiamo il filo della vita spirituale, se mille problemi e pensieri ci assillano, facciamo nostro il consiglio di Paolo: mettiamoci davanti a Cristo Crocifisso, ripartiamo da Lui – ci consiglia il Pontefice. E aggiunge ricordandoci che è il Crocifisso Risorto, potenza di Dio che riversa il suo amore nei nostri cuori.

In qualche maniera l’equivoco è sempre presente. Spesso agiamo convinti che sono le nostre azioni a cambiare i nostri cuori e di conseguenza il mondo. E’ vero, ma solo quando siamo consapevoli che sotto la croce: Gesù consegna lo Spirito (cfr Gv 19,30), dona cioè la sua stessa vita. E lo Spirito, che scaturisce dalla Pasqua di Gesù, è il principio della vita spirituale. È Lui che cambia il cuore: non le nostre opere (…), l’azione dello Spirito Santo in noi cambia il cuore! La comunità dei credenti rinnova la sua vita proprio così: nello Spirito Santo; ed è sempre grazie a Lui che alimentiamo la nostra vita cristiana e portiamo avanti la nostra lotta spirituale.

Sappiamo che San Paolo contrappone i frutti dello Spirito alle opere della carne. Il Papa ci spiega il perché di questi termini. Le opere della carne sono così chiamate non perché nella nostra carne umana ci sia qualcosa di sbagliato o cattivo; anzi, abbiamo visto come egli insista sul realismo della carne umana portata da Cristo sulla croce! Carne è una parola che indica l’uomo nella sua dimensione solo terrena, chiuso in sé stesso, in una vita orizzontale, dove si seguono gli istinti mondani e si chiude la porta allo Spirito, che ci innalza e ci apre a Dio e agli altri.

Ma quello su cui ci vogliamo concentrare invece, sono i frutti dello Spirito. Mentre Papa Francesco ci riporta il loro elenco contenuto in Gal 5,22-23, ci invita a confrontarci con essi, per verificare la nostra vita da cristiani, che nel battesimo si sono «rivestiti di Cristo». Può essere un buon esercizio spirituale, ci dice il Santo Padre, domandarci, se la nostra vita è veramente secondo lo Spirito Santo, se porta questi frutti (…). Ad esempio, i primi tre elencati sono l’amore, la pace e la gioia: da qui si riconosce una persona abitata dallo Spirito Santo. Una persona che è in pace, che è gioiosa e che ama: con queste tre tracce si vede l’azione dello Spirito.

La verifica di questo stile di vita non riguarda solo ciascuno di noi personalmente, ma anche molto il nostro vivere la dimensione comunitaria della fede, cioè la Chiesa come fraternità. La vita dello Spirito – ci dice il Papa – si esprime nei Sacramenti e non può essere soffocata da una burocrazia che impedisce di accedere alla grazia dello Spirito, autore della conversione del cuore. Quando manca questa consapevolezza, la gente, di conseguenza dice: “No, questo non mi piace”, e se ne va, e non vede in noi, tante volte, la forza dello Spirito che rigenera, che ci fa nuovi. Abbiamo dunque la grande responsabilità di annunciare Cristo crocifisso e risorto animati dal soffio dello Spirito d’amore. Perché è solo questo Amore che possiede la forza di attirare e cambiare il cuore dell’uomo.

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