Papa Francesco: dentro e oltre la Legge

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Nella storia della salvezza, come possiamo osservare anche nella nostra vita, non ci sono mai strappi. La legge della vita, insita in ogni cosa, dono del Creatore, implica la gradualità e i passaggi, non rotture brusche. Questa verità, ribadita dall’apostolo Paolo, è al centro della catechesi dell’udienza odierna di Papa Francesco, sulla Legge di Mosé.

Spesse volte ormai ci domandiamo il senso di alcune leggi che ci vengono proposte. Sono domande che accompagnavano anche i primi cristiani, al costatare l’opera di Cristo, che con la proposta dell’amore, supera la vecchia Legge. Ma se c’è lo Spirito Santo, se c’è Gesù che ci ha redenti perché la Legge? Su questo dobbiamo riflettere oggi. L’Apostolo scrive: «Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge» (Gal 5,18). Invece la libertà a quanto pare non è per niente così semplice da vivere. Ai Galati infatti veniva detto che dovevano seguire per forza la Legge mosaica, per essere salvati. E così tornavano indietro. Paolo infine, gli indica la strada giusta: «È parso bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime» (At 15,28-29).

Stiamo parlando della legge mosaica, che si basa sui dieci comandamenti, sulle tavole dell’Alleanza. E questo è il senso della legge data al popolo nel tempo del paganesimo. L’osservanza della Legge garantiva al popolo i benefici dell’Alleanza e garantiva il legame particolare con Dio. Questo popolo, questa gente, questa persone, sono legati a Dio e fanno vedere questa unione con Dio nel compimento, nell’osservanza della Legge. Stringendo l’Alleanza con Israele, Dio gli aveva offerto la Torah, la Legge, perché potesse comprendere la sua volontà e vivere nella giustizia. La legge è, per l’antico popolo d’Israele, segno della permanenza nell’alleanza con Dio. 

Pur restando questo il punto forte e inamovibile dell’osservanza della Legge, è facile capire come avessero buon gioco quei missionari che si erano infiltrati presso i Galati nel sostenere che l’adesione all’Alleanza comportava anche l’osservanza della Legge mosaica, così com’era in quel tempo – osserva Papa Francesco. Precisamente qui si inserisce l’istinto paterno di Paolo nei confronti dei Galati e si svela la sua grande intelligenza della fede.

Egli spiega con pazienza ai suoi figli nella fede, come l’Alleanza con Dio e la Legge mosaica non sono legate in maniera indissolubile. Il primo elemento su cui fa leva è che l’Alleanza stabilita da Dio con Abramo era basata sulla fede nel compimento della promessa e non sull’osservanza della Legge, che ancora non c’era. Il Pontefice sottolinea così una cosa importantissima anche per noi: la parola “promessa” è molto importante: il popolo di Dio, noi cristiani, camminiamo nella vita guardando una promessa; la promessa è proprio ciò che ci attira, ci attira per andare avanti all’incontro con il Signore.

L’insegnamento che Francesco vuole oggi lasciarci è quello che riguarda la vita nello Spirito. A questo scopo ipotizza una possibile domanda: “Ma, padre, una cosa: questo vuol dire che se io prego il Credo non devo osservare i Comandamenti?”. No, i Comandamenti hanno attualità nel senso che sono dei “pedagoghi” che ti portano all’incontro con Gesù. E questo perché – ribadisce il Papa –  l’incontro con Gesù è più importante di tutti i Comandamenti.

 

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