Paola: condannata da un rito Voodoo, salvata da Cristo

002Viveva in casa del diavolo e non lo sapeva. E se non avesse incontrato Gesù Cristo e l’esorcista, sarebbe sicuramente morta per il maleficio che le procurava atroci mal di testa e le devastava il cervello. Paola oggi ha 24 anni, la sua giovinezza di ragazza calabrese è stata sconvolta da un rito Voodoo e dalla costante, violenta presenza del demonio. Anzi, di un’intera famiglia indemoniata: quella del fidanzato.

Paola, cominciamo dal fidanzamento con un ragazzo più grande e ben diverso da come credevi.
«Avevo solo 15 anni. Credevo di essere io ad averlo scelto. Invece, attraverso quel bel ragazzo di 26 anni, ero stata “scelta” dal diavolo che mi aveva rubato il corpo e la mente. Gelosia morbosa, violenza fisica e psicologica. Non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, neppure in famiglia. E non comprendevo bene la situazione: ero io a chiedere perdono, anche quando mi picchiava».

Poi cominciarono i problemi di salute?
«Sì, prima ancora di concludere il liceo. Ai tremendi mal di testa si aggiungevano voci confuse e grida sempre più frequenti, più forti. Era la mia stessa voce a rimbombare, ma pronunciava nomi e cognomi di persone a me sconosciute. Ero disperata, lontana dal Signore, spesso pensavo al suicidio. Il fidanzato mi chiese di sposarlo e trasferirmi in Toscana con la sua famiglia. La mia resistenza era già affievolita, ma riuscii almeno a evitare il matrimonio».

In Toscana la situazione migliorò?
«Al contrario: lontana dai miei, convinti con l’inganno a lasciarmi partire, iniziò il vero calvario. Ero profondamente sola, senza libertà. Per il dolore insopportabile rifiutavo perfino di vedere la luce. Pesavo 30 chili e rischiavo davvero di morire. Il mio fidanzato, reso furbo dall’intelligenza del diavolo, mi iscrisse all’università, dove naturalmente non combinai niente. Diceva che ero pazza e mi portò dal neurologo, che attribuì le sofferenze a disturbi psichici. Secondo lui soffrivo di “schizofrenia acuta” e “sindrome di autodistruzione”. L’unica cosa su cui aveva ragione, era il mio crescente desiderio di suicidio».

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E i parenti del tuo fidanzato?
«La famiglia viveva nella violenza: si picchiavano fra loro, senza rispetto dei figli verso i genitori, né tra fratelli. Un clima degradato e indemoniato. Non ho mai capito se qualcuno fosse vittima come me, o se tutti fossero corrotti dal demonio. A cominciare dalla madre, che aveva compiuto il maleficio voodoo in una notte di luna piena. Nella testa di una bambola con incollata la foto del mio volto aveva infilato decine di spilloni, responsabili dei dolori e delle voci. Ma questo lo seppi solo dopo esserne stata liberata».

La tua famiglia, anche se all’oscuro della verità, non si chiedeva perché stessi male?
«Ci sentivamo solo al telefono, ed ero intimorita delle minacce se avessi rivelato qualcosa. La mia fortuna fu un peggioramento della salute, che convinse il mio fidanzato a farmi ricoverare in ospedale. Mia sorella viveva a Roma e corse in Toscana a trovarmi. Intuì la gravità della situazione e, non appena fui in grado di muovermi, mi riportò in Calabria dai genitori, con la scusa di farmi fare qualche giorno di convalescenza e respirare aria buona».

E finalmente in Calabria hai incontrato l’esorcista?
«Un’amica di famiglia, che oggi considero la seconda mamma, mi convinse ad accompagnarla a messa. Poi passammo in oratorio a salutare il prete. Non sapevo che fosse un esorcista, ed era circondato da un gruppo di preghiera. Intuirono la presenza del maligno e iniziarono a pregare intensamente. Mi gettai a terra urlando, con la bava alla bocca. Ero davvero in pericolo, troppo debole per sopportare fisicamente la reazione del demonio. Mi salvò uno dei parrocchiani, perché il demonio si manifestò attraverso di lui: “Sono stato invocato con un rito voodoo per impadronirmi del cervello di questa donna, e condurla alla disperazione e alla morte”. Era come se gli spilloni uscissero uno alla volta dalle mie tempie, dalla fronte e dalla nuca. Una lotta estenuante. Per ogni spillo in meno, il dolore diminuiva. Poi scomparvero le voci, che tornano nelle notti di plenilunio. Ma è una sofferenza che accetto volentieri. La combatto con la grazia di Dio, facendo spesso la comunione. Il male si vince solo con il Corpo e il Sangue di Cristo. E con la Confessione frequente: un vero e proprio esorcismo salvifico, che libera dalla schiavitù del male e del peccato».

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Servizio di Rita Sberna

2 Commenti

  1. Tutto puo essere possibile ma la potenza del Signore sono infiniti Qualsiasi poblema della vita abbiamo innominare il nome di nostro Signore Gesu’ Cristo minutamente chi a fede in DIO si salva in qualsiasi pericolo.

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