San Domenico di Guzman riceveva molti aiuti dagli angeli custodi

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Due segni eclatanti avvennero nella vita di San Domenico da parte degli angeli, uno dei due riguarda il suo soggiorno a Roma

San Domenico aveva un legame molto speciale con gli angeli. A raccontare ciò è la mistica Giuseppina Berettoni in un libro scritto da don Marcello Stanzione edizioni Segno “Giuseppina Berettoni e gli spiriti celesti per le vie di Roma e del cielo”.

San Domenico è il fondatore dei frati predicatori, chiamato comunemente l’ordine angelico proprio per il saio di colore bianco che indossano dato dalla Santa Vergine.

I segni più eclatanti degli angeli nella vita di San Domenico furono due: il primo riguarda le suore di San Sisto e il secondo, il vescovo di Faenza.

Il primo segno angelico

Riguardo al primo segno si riferisce al soggiorno di Domenico a Roma. E’ questo che la mistica racconta come viene riportato nel libro di don Marcello: “Egli era andato a visitare le suore di san Sisto si faceva tardi e decise di rientrare al suo convento di santa Sabina sull’Aventino. Si volle trattenerlo, ma egli disse: ‘Il Signore vuole che me ne vada, ci invierà il suo Angelo’. Prendendo con lui frate Tancredi e frate Odone, egli uscì. Alla porta, essi trovarono un bellissimo giovane, in tenuta da viaggio, con un bastone in mano, che si mise a camminare davanti ad essi”.

Il Santo fece passare i suoi compagni tra la guida e lui stesso, “di modo che egli camminava per ultimo. Essi giunsero al convento le cui porte erano chiuse. Il giovane si diresse verso uno dei battenti della porta principale che si aprì da se stessa; entrò, introdusse i due frati ed il santo, riuscì e la porta si ritrovò chiusa come precedentemente. Fra Tancredi interrogò il santo: ‘Chi è quel giovane che ci ha accompagnati?’. Il Santo rispose: ‘Figlio mio, è un Angelo che Dio ha inviato alla nostra custodia’”.

Il secondo segno angelico

Il secondo segno angelico riguarda il vescovo di Faenza. Il santo questa volta soggiornava da Sua Eccellenza. Sempre Giuseppina Berettoni scrive: “Quando san Domenico si alzava col suo compagno per cantare il mattutino, si constatò a diverse riprese che due giovani d’una grande bellezza si avvicinavano alle loro stanze con delle fiaccole accese e li guidavano tutti e due fuori dal palazzo episcopale le cui porte restavano chiuse, poi ritornavano in capo a qualche tempo. Il fatto fu riportato al vescovo che volle rendersene conto coi propri occhi. Avendo visto i due giovani portatori di fiaccole che accompagnavano il santo fuori, egli andò la mattina a trovare il suo ospite e, con grande rispetto, gli chiese chi fossero quei giovani che lo scortavano la notte. Il santo parve non comprendere”.

Infine, pressato dal vescovo, “gli dichiarò che erano degli Angeli e che il luogo dove essi lo guidavano ogni mattina era una certa chiesa di Sant’Andrea, situata nelle vigne, dove aveva saputo per rivelazione che doveva edificarsi un convento del suo ordine. Profondamente toccato, il vescovo si affrettò a concedergli quella chiesa per far erigere al suo fianco un convento”.

 Fonte. Gaudium Press di Rita Sberna

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