San Martino: donare a un povero porta l’estate nel cuore

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San Martino dona il suo mantello a un povero
Affresco di Simone Martini (1284-1344) - Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi

In Nord America la chiamano indian summer, da noi è nota come l’estate di San Martino. Verso la metà di novembre, per alcuni giorni, spesso anche per una settimana, quando gli alberi offrono lo spettacolo multicolore delle loro foglie autunnali, destinate a cadere poco dopo, le temperature tornano a salire e le copiose piogge delle settimane precedenti lasciano spazio a tiepide e gradevoli soleggiate. È il tempo delle castagnate, delle ultime gite fuori porta dell’anno, delle sagre, della vendemmia appena conclusa, quando, soprattutto nei borghi campestri, si diffonde l’“aspro odor dei vini”, celebrato dal Carducci.

San Martino è proprio il titolo del più celebre componimento del poeta versiliano, primo italiano a vincere il Premio Nobel. La figura del santo vescovo di Tours rimane tra le più amate nella tradizione devozionale cristiana occidentale e orientale. Originario della Pannonia (attuale Ungheria), Martino (ca. 316-397) è stato uno dei primi canonizzati non martiri. Chiamato Martino, in onore del dio romano della guerra, era stato forzosamente arruolato nell’esercito imperiale, in quanto figlio di un veterano. Risale al rigido inverno del 335, l’episodio più famoso nella vita di Martino: incontrato un mendicante seminudo, il santo, allora ancora catecumeno, sfoderò la spada e divise il suo mantello, donandogliene metà. Poco dopo, la tormenta si placò, il sole e il tepore fecero sorprendentemente irruzione.

La notte successiva, secondo la leggenda, Gesù apparve in sogno a Martino, rivestito di metà del suo mantello, svelandogli che quel mendicante, in realtà era lui: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito”, gli disse Gesù. Risvegliatosi, Martino si accorse che il suo mantello era di nuovo intero. Ancora più convinto ed entusiasta della sua conversione, il santo si fece battezzare la Pasqua seguente. Una ventina d’anni dopo, Martino si congedò dall’esercito e, dopo essersi impegnato contro l’eresia ariana, si fece monaco, fondando uno dei primi monasteri occidentali a Ligugé, in Francia, prima di venire nominato vescovo di Tours per acclamazione popolare nel 371.

La leggenda di San Martino, pur essendo legata più alla tradizione popolare che non alla storia reale, ci dice molto sulla dottrina sociale cristiana. Sul piano teologico, la generosità di questo santo richiama alle opere di misericordia. “Ero […] nudo e mi avete vestito” (Mt 25,36), afferma Gesù. Ai discepoli attoniti che gli chiedono spiegazioni su questa frase, poi replica: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (v. 40).

L’importanza della condivisione dei propri beni non ha però solamente una valenza morale ma anche sociale. Donare il tanto o il poco che si ha a un povero non è qualcosa di cui beneficia solo quel povero ma anche chi corre in suo soccorso. La metafora del mantello di San Martino che, dopo essere stato dimezzato, ritrova la sua dimensione originaria, richiama non soltanto bei gesti che, alla lunga, vengono ricompensati ma anche il beneficio che viene riversato nell’intera società. Si fa strada così l’economia del dono, che non ha nulla a che vedere né con il socialismo, né con il liberismo ma che ha molto a che spartire con il Vangelo.

Anche la prodigiosa moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci (cfr Mt 14,13-21, Mc 6,30-44, Lc 9, 12-17, Gv 6,1-14) è un episodio che stimola ad offrire e condividere sempre quel poco che si ha per farlo fruttare, affinché in tanti possano disporne. Basta dare uno sguardo alla storia economica occidentale, per vedere come, fino a quando le attività produttive – anche dopo la rivoluzione industriale e in uno scenario di capitalismo avanzato – sono state animate da una minima etica cristiana, il benessere per tutti è sempre cresciuto, sia pure con tutte le imperfezioni che conosciamo.

Da quando, al contrario, i governi, le banche e le imprese hanno posto al centro il solo profitto, si è precipitati nelle ripetute e ben note crisi che hanno coinvolto in particolare i paesi dell’UE. Quello che, inizialmente, doveva essere un sistema articolato sulla solidarietà, sulla sussidiarietà e sul mutuo soccorso tra i paesi e tra i cittadini, si è tramutato in un sistema plutocratico, dove l’unico Vangelo accettato è quello della concorrenza, in cui alcuni paesi si arricchiscono e altri – la Grecia su tutti – sprofondano nella povertà, costretti come sono a politiche di austerity e di taglio indiscriminato del welfare e di tutti gli ammortizzatori sociali.

La seconda metafora significativa nella leggenda di San Martino è nel ritorno dell’estate. Donare qualcosa dei propri beni scalda sempre i cuori, per questo è bene non farlo mai come mero atto di elemosina (anche i farisei che misero a morte Gesù la elargivano e sempre con grande scrupolo ma mai con gioia…) ma con il calore di chi vuole innanzitutto donare un po’ di se stesso. Del resto, il cristianesimo è una religione incarnata ed è risaputo che la Chiesa è attenta anche ai bisogni materiali delle persone, tuttavia, come ricorda spesso papa Francesco… guai a noi se la riducessimo ad una ONG.