Sanremo: ecco il vincitore morale!

Sanremo: ecco il vincitore morale!

Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sul #Festival di #Sanremo. Da troppi anni, faccio parte di quei telespettatori amareggiati per lo scadimento senza fine in cui si è incuneata la maggiore manifestazione canora italiana. Cattivo gusto, polemiche, controversie ideologiche, finta trasgressione, provocazioni gratuite chissà quanto spontanee. Il tutto per fare audience. Mercoledì scorso, però, quegli stessi italiani amanti della musica e, per questo, delusi e irritati, hanno avuto la loro boccata di ossigeno, nei miasmi di un Festival avvelenato.

Escluso dalla competizione, il giovane cantante sardo Paolo Palumbo, si è preso la rivincita, venendo chiamato a esibirsi fuori gara, incoraggiato dal conduttore Amadeus. Pochi minuti di performance che – osiamo dirlo a manifestazione ancora in corso – sono valsi l’intero Festival. La canzone Io sto con Paolo è un pugno nello stomaco contro tutte le ipocrisie e tutta l’indifferenza che si addensano tristemente intorno alla vita dei disabili. “C’è chi mi giudica con troppa cattiveria / come si mi divertissi a star seduto tutto il giorno su una sedia”, canta Palumbo. C’è la rabbia ma c’è anche la determinazione di chi, nonostante una malattia tremenda, non si è fatto ancora rubare i sogni: “Il mio corpo è diventato una prigione / al di là delle sbarre ci arrivo usando gli occhi e l’immaginazione / vorrei camminare, mangiare, bere, parlare / guarire in fretta, una famiglia amici da baciare”. C’è l’orgoglio di chi, nella sofferenza, non ha perso la gratitudine: “Faccio un rumore in silenzio perché ho un carattere / e do speranza ad ogni malato in lacrime / ho una madre, un padre che adoro / e un fratello che mi presta gambe e braccia e non mi lascia mai da solo”.

Leggi di più:  L’agnello, l’uovo, la colomba: perché a Pasqua li mangiamo?

Accompagnato in un insolito duetto dal rapper Kumalibre, Palumbo ha rappato anch’egli qualche verso della canzone scritta di suo pugno, attraverso una delle speciali macchine con cui i malati di SLA come lui comunicano otticamente, emettendo frasi vocali campionate. L’autoironia è disarmante: “Scusatemi la voce / da casello autostradale”. In conclusione del brano, la ‘provocazione’ più grande: “Credo e recito il Rosario / ed è proprio lui a tenere lontano il mio sicario”, canta il 22enne di Oristano, celebrando la fede e la speranza trionfanti sul demone dello scoraggiamento.

Fino ai suoi 17 anni, Paolo Palumbo aveva un sogno: diventare uno chef stellato. L’insorgere spietato della SLA ha mandato gambe all’aria questa sua ambizione, tuttavia, evangelicamente sappiamo che se il seme non muore non può dare frutto (cfr Gv 12,24): ecco allora che, nella malattia, è sbocciato il talento musicale di Paolo, il quale, a performance conclusa ha regalato ulteriori perle di saggezza: “I limiti sono solo dentro di noi, la vita non è una passeggiata, ma dobbiamo affrontare tutte le sfide che ci mette davanti con tutto l’entusiasmo possibile”. Ha poi rincarato la dose: “Avete usato il vostro tempo nel migliore dei modi? Avete detto ‘ti voglio bene’? Il tempo che abbiamo a disposizione è poco e prezioso e dovremmo sfruttarlo riempiendo il mondo di altruismo”.