Vita e famiglia: una questione laica ma il sostegno della Chiesa fa la differenza

Vita e famiglia: una questione laica ma il sostegno della Chiesa fa la differenza

È notizia di questa settimana il sostegno dei vescovi francesi alla manifestazione del prossimo 6 ottobre contro l’estensione del diritto alla fecondazione artificiale. Il progetto di legge, la cui discussione alla Camera dei Deputati transalpina inizierà il 24 settembre, prevede la possibilità praticare l’inseminazione artificiale su donne single o unite in matrimonio con altre donne. La risposta a quest’ennesima deriva antropologica non si è fatta attendere: almeno una ventina d’associazioni di cittadini hanno annunciato che scenderanno in piazza. Capofila della mobilitazione è la Manif Pour Tous, nata nel 2013, per contestare la legalizzazione del mariage pour tous, che da sei anni permette sia il matrimonio che le adozioni da parte di coppie omosessuali. Dopo alcuni di oblio, dunque, i temi etici tornano alla ribalta in Francia con dibattiti e manifestazioni.

Il risvolto più significativo di questa vicenda, tuttavia, è proprio nell’appoggio esplicito della Chiesa a questa mobilitazione laicale. Nessun vescovo francese presenzierà alla protesta del 6 ottobre, dal momento in cui il clero da sempre predilige altre modalità di dissenso. Le parole di monsignor Eric Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della Conferenza Episcopale Francese, sono state comunque molto chiare: “Personalmente non vedo come potremmo impedire ai cittadini, cattolici e non cattolici, che sono preoccupati per questo disegno di legge, di protestare se pensano sia un modo utile per essere ascoltati”. Il presule ha quindi rafforzato la sua posizione, puntualizzando: “Direi persino hanno il dovere di farlo”.

Un approccio molto diverso, quindi, rispetto a quello tenuto in occasione dell’approvazione del mariage pour tous, quando l’episcopato transalpino preferì mantenere un profilo basso. Una linea, quest’ultima, probabilmente giustificata dal principio della laicité, che i francesi – cattolici compresi – sono soliti seguire molto rigorosamente. Anche le battaglie della Manif Pour Tous per la tutela della famiglia naturale, del resto, sono state sempre portate avanti secondo criteri di ragione e di bene comune, senza alcun riferimento ai principi della dottrina sociale cristiana o all’etica di alcuna religione. Pertanto, il fatto che la Conferenza Episcopale Francese abbia dato il suo placet alla mobilitazione laicale del prossimo 6 ottobre, può essere visto come un segno dei tempi o, comunque, come un radicale cambio di strategia.

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Ovviamente non sarà il sostegno ecclesiale a garantire la bocciatura in parlamento dell’estensione del diritto alla procreazione assistita. Oltralpe, la mentalità secolare rimane molto radicata non solo tra le élite ma ormai anche nel popolo, nonostante i segnali incoraggianti che arrivano da qualche anno. C’è però anche da dire che, da una quindicina d’anni a questa parte, ogniqualvolta gli episcopati abbiano espresso una posizione netta ed inequivocabile su qualche tema eticamente sensibile, i risultati positivi non sono mancati. Accadde in Italia nel 2005, quando il cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Conferenza Episcopale Italiana, invitò in modo esplicito i cattolici a non andare a votare al referendum abrogativo di quattro articoli della Legge 40.