Andrea Roncato “Sono figlio di un sacrestano e sono contro l’aborto”

Andrea Roncato “Sono figlio di un sacrestano e sono onorato di questo”

#Intervista ad uno dei piu’ grandi #attori #comici del panorama italiano, la sua carriera (sempre in ascesa) ha inizio negli anni 80, lo abbiamo sempre apprezzato nelle sue varie e tante interpretazioni ma per ben 7 stagioni lo abbiamo visto nelle vesti dell’appuntato Romano’ nell’amata fiction “Carabinieri”.

Lui ama molto gli animali, in particolare i cani ed e’ ambasciatore nel mondo per la difesa dei bimbi disabili.

Tra cinema, fiction, teatro e doppiaggio, con Andrea Roncato parliamo anche di aborto e fede.

Intanto ti facciamo i migliori auguri perche’ qualche mese fa ti sei sposato dopo 7 anni di fidanzamento. Qual’e’ stato il momento piu’ emozionante di quel giorno?

Grazie per gli auguri, Nicole è una moglie perfetta ed ideale, e l’ho conosciuta in una maniera strana. Nicole è la mamma dell’attrice Giulia Elletra Gorietti ed in quel periodo stavo girando un film con Giulia, quindi la sera andavamo a cena insieme, e quando la mamma le telefonava le chiedeva con chi era a cena, Giulia le diceva che era con me e di conseguenza Nicole le raccomandava di stare attenta perché ero un playboy ed avendo fatto nel passato, film in cui ero sempre circondato di donne, nella realtà davo questa impressione …. Ma quello che interpreti nella scena non è la realtà.

Infatti quando poi mi ha conosciuto è diventata per 7 anni la mia fidanzata e da pochi mesi mia moglie.

Tornando alla tua domanda, tutta la giornata del matrimonio mi ha emozionato ma in particolare mi emozionava molto, l’emozione di mia moglie. Quando doveva pronunciare la formula … le suggerivo io (avendo già fatto in passato un matrimonio) ed avendo interpretato per 14 puntate Don Tonino.

Chi ti ha trasmesso la fede?

Ci tengo a dirti una cosa che molti non sanno: sono figlio di un sacrestano e sono molto onorato di questo; mio padre era il sacrestano di Santa Maria Maddalena a Bologna, era un uomo che amava molto fare ciò che faceva, ed amava molto la sua chiesa. Quando il parroco d’estate andava in vacanza, l’unico che restava era mio papà che si prendeva cura della chiesa, delle tovaglie, dei banchi. Questo amore credo che gli abbia fruttato il paradiso.

Devo dire grazie agli insegnamenti di mio padre perché tante volte nella mia vita mi è capitato di sbagliare e di prendere anche la strada sbagliata ma grazie a mio padre mi sono sempre fermato e sono ritornato indietro. Per questo lo ringrazierò sempre e sarò sempre orgoglioso di essere suo figlio.

“Ti avrei voluto” e’ una frase che riassume dei pezzi e delle scene di vita molto importanti per te, raccontate proprio in un libro. Puoi parlarcene?

Ti avrei voluto, racconta un po’ la mia vita e i personaggi che ho conosciuto ma soprattutto è dedicata ad un bambino (tra i vari errori che ho fatto c’è anche quello di aver fatto abortire).

Nel periodo in cui facevo il “gigolò”, avanti e indietro e capitava che una ragazza rimaneva incinta (della quale però non mi interessava niente) sono ricorso all’aborto.

Poi ho capito con la maturità, che è stato uno dei più grandi errori che io abbia fatto perché i figli vanno tenuti sempre e comunque. Ho voluto dedicare una poesia ed un libro a questo bambino che avrebbe potuto essere mio figlio e che io non ho fatto nascere. Proprio per questo motivo, non smetterò mai, di chiedere perdono a Dio e spero che Lui nella sua infinita misericordia mi perdoni; il finale di questa poesia ha queste parole “Ti avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto”.

Questa frase è un messaggio per tutti quelli che pensano di praticare l’aborto, e nell’errore che ho commesso molte persone mi hanno chiamato ringraziandomi, dicendomi che stavano per andare ad abortire e dopo aver letto la mia poesia, non l’hanno più fatto.

Questo errore che io ho fatto, forse ha aiutato qualcuno a non cadere nello stesso sbaglio. Questa è una cosa della quale mi pento e mi vanto.

Il libro si apre con una poesia dedicata ad un cane “A Kumi” …

Kumi è stato uno dei miei primi cani, anche per imparare ad amare i cani ci vuole tempo.

Avevo preso questo cane bellissimo, che piaceva addirittura alle donne, facevo il figo andando fuori, era un cane stupendo di razza akita inu, poi però un giorno morì ed io non ero con lui.

Li mi diede la prima botta, perché ho capito che avere il cane non è una moda o un gioco ma è un essere vivente che se decidi di averlo, devi amarlo e devi sacrificarti per lui standogli vicino. Poi ho avuto anche altri cani, quest’anno me ne sono morti 3 perché erano anziani, ed il mio cuore è stato a pezzi, però sono stato felice di essergli stato vicino fino alla fine e di avergli fatto sentire la presenza del loro padrone fino all’ultimo momento.

Questo vuol dire amare gli animali! Questa poesia l’ho scritta perché questo cane non lo amavo perché lo avevo comprato per gioco ed usato come un gioco.