Asia: terra di missione per la Chiesa di Francesco

Asia: terra di missione per la Chiesa di Francesco

“Bisogna andare in #Asia, perché #BenedettoXVI non ha fatto in tempo”. Così parlò #PapaFrancesco durante il suo primo viaggio all’estero (nel luglio 2013, in occasione della GMG di Rio de Janeiro), con cuore e mente già proiettati verso le sue future visite pastorali. E il pontefice argentino è stato di parola.

Ora che mancano poche ore al suo rientro a Roma da Dacca, salgono a cinque i paesi asiatici visitati in poco più di tre anni: dopo la Corea del Sud (agosto 2014), è stata la volta di Sri Lanka e Filippine (gennaio 2015) e ora anche di Myanmar e Bangladesh.
Nel viaggio che si conclude oggi, il Santo Padre ha toccato due periferie della cristianità: in Myanmar, i cattolici sono l’1%, in un paese a larghissima maggioranza buddista, mentre in Bangladesh sono appena lo 0,3%, in un paese a larghissima maggioranza musulmana.

Mentre il Bangladesh era stato visitato una volta dal beato Paolo VI (1970) e una volta da San Giovanni Paolo II (1996), il Myanmar, anche a causa di una dittatura militare durata mezzo secolo, non aveva mai avuto l’onore di una visita del Vescovo di Roma.

Inoltre, prima del pontificato di Bergoglio, non era mai esistito nessun cardinale di nazionalità bengalese o birmana. Lacuna colmata con la consegna delle berrette rosse da parte di Francesco all’arcivescovo di Yangon, Charles Maung Bo, nel concistoro del 14 febbraio 2015, e all’arcivescovo di Dacca, Patrick D’Rozario, nel concistoro del 19 novembre 2016.

È quindi evidente un interesse strategico di Francesco nei confronti del continente più vasto e popolato del mondo, per una serie di ragioni, la prima delle quali è la crescita quantitativa e qualitativa della popolazione cristiana. Storicamente l’Asia è il continente dove l’evangelizzazione ha dato i frutti più esigui. Al tempo stesso, però, da alcuni anni sono in ascesa sia i fedeli che le vocazioni: dal 2010 al 2015, si è registrato un aumento del 9,1% del numero dei battezzati, mentre, nello stesso quinquennio, il numero dei sacerdoti è salito del 13,3%. Tutti segni di una Chiesa di piccole dimensioni ma viva, genuina e in fermento, quindi da incoraggiare.

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Secondo elemento: in Asia si gioca il futuro del dialogo interreligioso e della libertà religiosa. Il pluralismo religioso è una realtà oggettiva in molti paesi asiatici e, in tal senso, nei giorni scorsi il Papa ha indicato l’esempio positivo del Bangladesh, in fatto di armonica convivenza tra varie tradizioni.
In altri paesi, si pensi al Pakistan o a certe regioni dell’India, la libertà religiosa è un fatto assai meno scontato e, nonostante tale principio sulla carta sia tutelato a livello giuridico e costituzionale, all’atto pratico, l’interpretazione delle leggi va a scapito delle minoranze e, anche tra la popolazione, sta crescendo una preoccupante mentalità fondamentalista (musulmana in Pakistan, induista in India), per cui i cristiani subiscono intimidazioni e aggressioni – alle persone e ai luoghi di culto – pagando spesso con la vita.