Bisognosi dell’unità

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L’unità, nell’ottica cristiana, non è solo una profonda esigenza di ciascuno. Va considerata sempre e anzitutto come dono di Dio, prima che frutto degli sforzi umani, che, sebbene necessari sono risposta ad un invito insito dentro la natura dell’uomo. Ce ne parla oggi il Santo Padre nell’udienza del mercoledì, che si inserisce nella Settimana della Preghiera per l’unità dei cristiani.

La sfida che ci pone oggi Papa Francesco è semplice ma allo stesso tempo impegnativa. L’unità è la volontà di Gesù ma, se passiamo in rassegna le intenzioni per cui preghiamo, probabilmente ci accorgeremo di aver pregato poco, forse mai, per l’unità dei cristiani. Eppure da essa dipende la fede nel mondo; il Signore infatti ha chiesto l’unità tra noi «perché il mondo creda» (Gv 17,21). Fa parte del cosiddetto testamento di Gesù, l’anelito “perché tutti siano una cosa sola”, ma la prima cosa che egli stesso fa a questo scopo, è chiederlo al Padre, senza raccomandare azioni particolari.

Ben sappiamo che accanto al desiderio di comunione e di armonia, elementi umani dell’unità, c’è dentro ciascuno di noi una tendenza incontrollata verso la discordia e il male. Proprio per questo occorre evitare di cadere nella trappola di voler risolvere la divisione, dividendoci: la soluzione alle divisioni non è opporsi a qualcuno, perché la discordia genera altra discordia. Il vero rimedio comincia dal chiedere a Dio la pace, la riconciliazione, l’unità.

Accanto all’urgenza che riguarda l’unità, allo scopo di vincere insieme i tempi difficili e disagiati che stiamo vivendo, il Pontefice pone la lotta che è legata all’atteggiamento di preghiera. Più il genere umano tende verso la comunione, più il maligno si scatena per operare o accentuare le divisioni già esistenti. E quest’ultimo lo fa soprattutto a partire dalla nostra vita quotidiana e tutto ciò che intercorre nelle nostre relazioni: ingigantisce gli sbagli e i difetti altrui, semina discordia, provoca la critica e crea fazioni. La via di Dio è un’altra: ci prende come siamo, ci ama tanto, ma ci ama come siamo e ci prende come siamo; ci prende differenti, ci prende peccatori, e sempre ci spinge all’unità. Possiamo fare una verifica su noi stessi e chiederci se, nei luoghi in cui viviamo, alimentiamo la conflittualità o lottiamo per far crescere l’unità con gli strumenti che Dio ci ha dato: la preghiera e l’amore.

È sull’amore appunto che Francesco pone l’enfasi al termine della sua catechesi, ricordando il tema della Settimana di preghiera per l’unità, di quest’anno: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr Gv 15,5-9). È la capacità di ricercare e di accentuare il bene che troviamo nei fratelli e sorelle, che parla dell’amore reciproco. Apprezzare e amare la ricchezza della diversità, specie, come ci vogliamo ricordare in questa settimana particolare, in un movimento di fraternità con i rappresentanti di altre confessioni cristiane, sarà un contributo importante all’unità dell’umanità, che ha per noi la sua radice nell’amore di Cristo verso il mondo.

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