Questa è la storia della giornalista Federica Balestrieri che per anni ha lavorato in Rai al Tg1 ed è stata anche conduttrice televisiva.
Ha anche un blog che si chiama “Scalare Marcia”, ma poi qualcosa cambia nella sua vita.
Il 31 dicembre 2016, capovolge il tavolo del suo ufficio e dopo 24 anni di servizio in Rai sport, si è licenziata per dedicarsi alla famiglia e alla sua Associazione no -profit “Riscatti” che permette ai senzatetto un reinserimento nella società attraverso alcuni corsi di fotografia e altri progetti organizzati dall’associazione per il bene degli ultimi.
La tua scelta non è stata impulsiva ma meditata?
E’ stata una scelta difficile che ha richiesto parecchio tempo, maturata negli anni. Avevo fondato l’associazione nel 2014, prima di lasciare definitivamente la Rai, e nello stesso anno avevo deciso di prendere un’aspettativa di 6 mesi proprio per poter pensare meglio a ciò che volevo fare.
Poi sono ritornata a lavoro per altri 2 anni, ed ho fatto nuove esperienze lavorative, e quando mi sono accorta di aver raggiunto tutte le mie aspettative nel mondo del lavoro, compreso il successo, ho capito che era il momento di dare spazio a nuovi sentieri, e così ho fatto.
Da giornalista ti eri già avvicinata alla realtà dei senzatetto nel 2010. Sono stati proprio loro a metterti in discussione con il tuo lavoro?
Diciamo che fino al 2009 mi ero sempre occupata di sport soprattutto della Formula 1 e grazie al circolo della Formula 1, avevo girato il mondo. Stavo 200 giorni all’anno in trasferta, per cui per me, esisteva quel mondo, il mondo dello sport.
Poi nel 2010, per scelta, sono passata al Tg1 nella redazione “Società”, e proprio lì, ho avuto modo di avvicinarmi al sociale e di fare molti servizi su questa realtà.
Il mondo sociale per me, non era estraneo, perché già nel 2003 con mio marito avevamo fatto un viaggio umanitario nel sud del Sudan, avevamo contribuito con degli amici di Udine, ad aprire una scuola di mestieri e di edilizia, per cui un paio di volte eravamo tornati in Sudan.
Sentivo in quel periodo, di dover far qualcosa nel mio tessuto sociale a Milano (perché in Sudan potevo andare ogni tanto) e così con mio marito ci siamo attivati per aiutare i senza fissa dimora, facendo varie attività di strada con altre associazioni, finchè poi è nata la nostra associazione Riscatti.
Non hai nostalgia del giornalismo?
Non mi manca minimamente il giornalismo perché ho una vita piena e ricca d’interessi non soltanto nel sociale, e l’associazione richiede tantissimo tempo. Siamo un gruppo di 30 volontari e c’è tantissimo da fare. I progetti mi tengono impegnata e sono stimolanti. La fase del giornalismo si è conclusa e adesso ne inizia un’altra.
Non bisogna mai immedesimarsi con la meta, e questo aiuta ad intraprendere nuove strade.
Ci parli dell’esperienza che hai fatto in Vietnam?
Sono una viaggiatrice da sempre, viaggiare rappresenta una parte della mia vita, sono molto curiosa nello sperimentare cose diverse. Il viaggio in Vietnam è stato un viaggio da curiosa non ho fatto una particolare attività sociale. Mentre con l’associazione Riscatti, facciamo progetti di fotografia sociale.
Quello che mi è piaciuto è che anche in mia assenza (in Vietnam ho staccato i contatti), l’associazione ha prodotto molto: abbiamo partecipato a Milano al forum delle politiche sociali con un video che è stato prodotto dai volontari e che faceva vedere il percorso di Riscatti.
Quali altri progetti fate con Riscatti?
E’ partito un nuovo progetto con i fotografi senza fissa dimora, cioè un gruppo di ex senzatetto che hanno fatto con noi un corso di fotografia, sono usciti dalla strada e si sono reinseriti nella società, e adesso sono dei fotografi bravissimi. Ovviamente hanno trovato anche un lavoretto e la fotografia per loro è diventata una passione.
Così abbiamo creato questo gruppo per fare matrimoni solidali, proponendo il servizio di fotografia solidale. Ed è una grande cosa che 4 persone siano uscite dalla strada.
Questo Non è poco!
Ogni anno facciamo un progetto diverso: portiamo avanti il sostegno ai senzatetto, e facciamo parallelamente un progetto fotografico che sfocia con una mostra fotografica al padiglione d’arte contemporanea di Milano che ogni anno ospita per 10 giorni, una mostra di fotografia sociale. Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di lavorare con i ragazzi malati di tumore di Milano (dai 14 ai 27 anni) che attraverso la mostra fotografica, hanno raccontato il loro percorso personale nella ricerca della felicità. Con questa mostra sorprendente ci hanno dimostrato che la felicità si lascia trovare da chi sa cercarla anche nelle situazioni di sofferenza maggiore.
Il prossimo anno, nel 2018 ci occuperemo di una mostra che tratterà il tema del bullismo. Questo progetto sarà forse uno dei più difficili e ci stiamo lavorando sopra.
Tu sei atea e dici di non credere in Dio. Ma non pensi che la tua decisione e il tuo bisogno di stare con gli ultimi della società, sia già una presenza di Dio nella tua vita?
Non so se sia una presenza di Dio, ma probabilmente una presenza di valori che comunque fanno parte del cristianesimo. Sono cresciuta in una famiglia cattolica, mia madre è una persona molto credente e pratica la chiesa, per cui mi ha sempre data un educazione cristiana.
Sono cresciuta nel mondo dello scautismo, però la vita per diverse ragioni, mi ha portata a staccarmi dalla chiesa, ma la formazione e i valori rimangono.
Servizio di Rita Sberna

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