Discriminare i down è civile?

“Come AIGOC ha denunciato con preoccupazione, l’aggiornamento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) con l’inserimento nelle prestazioni erogabili dal SSN degli screening prenatali non invasivi, è un cavallo di troia pericoloso oltre che un errore totale dal punto di vista degli investimenti nella sanità pubblica”. Lo dichiarano in una nota Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia, unendosi alle preoccupazioni dell’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici.

“Si fa credere infatti – proseguono Brandi e Coghe – che questa scelta comporti un minore trauma psicologico, ma in realtà non aiuterà né le donne né le loro famiglie. L’anticipazione della diagnosi dello stato di salute genetico del proprio figlio significherà più interruzioni volontarie di gravidanza con la triste e scorretta sintesi che “piccolo embrione è uguale a piccolo trauma” e con una facilità che interpella le coscienze di tutti”.

“Di fatto si tratterà della facilitazione dell’aborto eugenetico come ‘norma e normale’. Di fronte a un mondo che chiede di non discriminare nessuno, ad essere discriminati oltre che eliminati velocemente e presto saranno i down e tutti coloro che non sono ‘perfetti’ secondo i nuovi canoni dell’etica in-civile. Perché tanta fretta? Piuttosto andiamo ad intervenire sulle vere aree di discriminazione come la mancanza di ore garantite a scuola per disabili, il problema delle infrastrutture per disabili, l’assistenza a domicilio. Tanto per offrire una panoramica in questo senso, l’ultima vergognosa testimonianza è stata quella di Marcos Cappato, affetto da tetraparesi spastica, che vive nel comune più ricco d’Italia, ossia Milano, ma che non poteva più usufruire della navetta. Questo sì, un vero e proprio diritto negato”, concludono il presidente e il vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.

Ufficio Stampa Pro Vita & Famiglia e Congresso Mondiale delle Famiglie

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