Eutanasia: venerdì convegno in Vaticano

Su eutanasia e suicidio assistito è opportuno che i rappresentanti pro life di tutto il mondo elaborino una visione comune e agiscano in sinergia. Anche a questo scopo, Mater Care ha convocato la sua XIV Conferenza Internazionale, sul tema Catholic Healthcare: Will It Wither Or Wither Can It Go. Le sessioni congressuali si terranno dal 18 al 22 settembre 2019, presso l’Istituto Maria SS. Bambina, in via Paolo VI 21, in Vaticano.

Il 20 settembre sarà la giornata esplicitamente dedicata alla riflessione sul fine vita. Medici e rappresentanti dell’associazionismo provenienti da USA, Canada, Regno Unito, Svezia si confronteranno sullo “stato dell’arte” delle rispettive legislazioni. Lo scenario italiano sarà illustrato da Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, unica associazione italiana presente alla tavola rotonda. Gli interventi convergeranno in modo particolare su un interrogativo, cercando di darvi delle risposte credibili: com’è stato possibile che l’eutanasia e il suicidio assistito si siano diffusi a macchia d’olio in quasi tutto il mondo, in così pochi anni e senza una vera resistenza culturale in grado di frenare questa deriva?

Particolarmente atteso è l’intervento di Alex Schadenberg, direttore esecutivo dell’Euthanasia Prevention Coalition Canada, uno dei nomi di spicco nel mondo pro life nordamericano, in particolare in ambito fine vita. La relazione di Schadenberg avrà ad oggetto la questione dell’eutanasia legale a livello globale e il ruolo dell’obiezione di coscienza.

Schadenberg è in prima linea nel dibattito sull’eutanasia da almeno vent’anni. Nel luglio 1998 è stato co-fondatore dell’Euthanasia Prevention Coalition (EPC), assieme a Barrie DeVeber e Jean Echlin.

L’azione di Schadenberg e della sua onlus prende forma intorno a una serie di constatazioni: in primo luogo, il fatto che in Canada, dove la legalizzazione è avvenuta nel 2016, e un po’ in tutto l’Occidente, si sta diffondendo l’idea per cui l’eutanasia e il suicidio assistito sarebbero sempre più percepiti dall’opinione pubblica come delle soluzioni “pietose”, in grado di condurre i malati gravi ad una morte il meno possibile dolorosa. Altri fattori di allarme emergono dal “risparmio” di cui i sistemi sanitari nazionali beneficerebbero grazie all’eutanasia e al suicidio assistito, a scapito delle relativamente più costose cure palliative. In particolare, la depressione sta diventando sempre più uno dei motivi che spingono certe persone a richiedere il suicidio assistito. Anche i disabili e persino gli anziani sani sono sempre più inclusi tra le categorie “degne” di eutanasia.

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Alla luce di tali criticità, da 21 anni, l’EPC porta avanti un’opera formativa e informativa, rivolta sia al personale medico che ai media e alla popolazione in generale, agendo anche come gruppo di pressione a livello politico-istituzionale per scongiurare le legalizzazioni dell’eutanasia o mantenere e rafforzare le leggi pro-vita già esistenti.

Tra gli altri obiettivi c’è quello di creare un network di gruppi pro life a livello internazionale per una strategia comune contro eutanasia e suicidio assistito e, al tempo stesso, a favore dell’incentivazione delle cure palliative. L’EPC punta a creare delle “compassionate care community services” (servizi comunitari di cura compassionevole), nella speranza di restituire a terminologie come “compassione”, “cura” e “pietà” i loro significati originari compatibili con una cultura di vita e non con una cultura di morte. «Crediamo che le opzioni di CURA debbano essere istituite con l’obiettivo di prevenire l’UCCISIONE», si legge sul sito di EPC nelle note di presentazione.

Tra le iniziative portate avanti dall’EPC in questi ultimi anni, si segnalano numerose petizioni a sostegno, tra le altre cose, dell’obiezione di coscienza per medici e infermieri e in opposizione all’eutanasia per bambini e malati psichiatrici. L’EPC ha realizzato libri, pamphlet e documentari e ha organizzato seminari formativi internazionali in Canada e negli USA.