L’intervista racconta la storia intensa e luminosa di Monica Capasso, mamma di due ragazzi e affetta da una rarissima malattia polmonare degenerativa, che colpisce una donna su dodici milioni. Una diagnosi arrivata dopo anni di sintomi ignorati o fraintesi, tra stanchezza estrema, affanno, tosse persistente e un primo referto medico completamente errato. Solo grazie a specialisti competenti Monica scopre la verità: una malattia incurabile e progressiva, senza terapie risolutive.
Accettare la malattia: non rassegnazione, ma rinascita
Monica racconta che la malattia non la definisce: è solo una parte di lei. Paradossalmente, proprio il rischio di perdere la vita le ha insegnato il valore profondo dell’esistenza, spesso sprecata dietro cose inutili e corse quotidiane. La sofferenza l’ha costretta a fermarsi, ma in quella sosta ha scoperto una forza nuova: l’amore — per la vita, per gli altri, per il creato, per i suoi figli.
Il passato difficile e la liberazione dalla droga
Da giovane Monica vive un periodo di smarrimento, entrando in un gruppo che la introduce alla droga. Nonostante i tentativi di uscirne, non riesce a liberarsi finché partecipa a un grande incontro di preghiera con padre Emiliano Tardif. In mezzo a 20.000 persone, sente parole che percepisce rivolte direttamente a lei: un annuncio di liberazione dalla tossicodipendenza. Da lì entra nella Comunità Cenacolo, dove suor Elvira e la vita di preghiera la ricostruiscono interiormente. È lì che nasce il suo innamoramento per Gesù e la sua fede matura.
La fede come sostegno nella malattia
La fede permette a Monica di leggere la sua storia non solo con occhi umani, ma spirituali. La sostiene nei momenti più duri, le restituisce pace e la aiuta a ripartire ogni volta con una marcia in più. Per lei la sofferenza non è mai vissuta da sola: “Noi ammalati siamo gli altari viventi di Dio”.
Il rapporto con gli ammalati e la missione sui social
Raccontando la sua malattia sui social, Monica riceve centinaia di messaggi da persone che soffrono. Li chiama “i miei maestri di vita”. Si sente arricchita da loro e non smette mai di accompagnarli. Da questo scambio nasce il suo libro “Viva ogni giorno” (Edizioni San Paolo), scritto per lasciare un’eredità ai figli e una speranza a chi soffre.
Il dialogo con Papa Francesco
Monica ha ricevuto due lettere personali da Papa Francesco, che si è detto toccato dalla sua storia e le ha chiesto di pregare per lui. Un gesto di umiltà che l’ha profondamente colpita.
Il rapporto con i figli
I suoi figli sanno che la mamma è malata, ma in casa si parla di vita, non di morte. Monica ha spiegato loro la presenza dell’ossigeno con delicatezza, adattandosi alla loro età. Vive ogni giorno senza proiettarsi troppo avanti: “Al resto ci pensa Dio”.
L’appello alle case farmaceutiche
Monica chiede con forza che la ricerca non si concentri solo su malattie più note, ma continui a cercare cure anche per le patologie rare come la sua. Molti malati aspettano la possibilità di tornare a una vita normale.
Il messaggio finale
Monica incoraggia chi porta una croce pesante: “Siete forti. Non lasciatevi andare. La vita è un dono. Dietro ogni sofferenza c’è Gesù.” Invita a visitare gli ammalati, perché il tempo donato a loro è il più ricco e il più umano.












