Dario Reda, giovane insegnante di educazione fisica di Padova, molto attivo sui social nella testimonianza cristiana. La sua storia è particolare perché proviene da una famiglia non credente: il padre è libanese, cresciuto in un contesto musulmano, mentre la madre, pur nata in una famiglia cattolica, si era allontanata dalla fede.

2. L’incontro con Dio attraverso il calcio

Il primo vero contatto di Dario con la fede avviene nel 2005, durante una partita dell’Inter. Dopo un gol, il suo idolo Adriano mostra una maglia con scritto “Filippesi 4,13”. Dario, incuriosito, chiede spiegazioni alla professoressa di religione e poi alla nonna, che gli dà una Bibbia. Legge il versetto: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”.

Questo episodio diventa per lui una porta d’ingresso nel mondo cristiano, anche se inizialmente mosso solo dall’ammirazione per il calciatore.

3. La nonna: la prima testimone

La nonna materna, donna di grande fede, è la prima a parlargli di Dio. Con delicatezza e costanza lo invita a pregare e ad andare a Messa. Dario riconosce che lei è stata una “goccia che scava la roccia”.

4. L’amore come occasione di crescita

A 18 anni, una ragazza molto impegnata in parrocchia — Irene — gli dice che per lei la fede è fondamentale. Per non deluderla, Dario finge di essere scout, animatore e praticante. Questo lo porta a frequentare la Messa con lei.

Un giorno però Irene è malata e gli scrive che non serve andare insieme. Dario, invece di sentirsi sollevato, avverte un bisogno nuovo: andare a Messa da solo. Entra per la prima volta nella chiesa della sua parrocchia e prova una sensazione di pace: “Mi sento a casa”.

È il momento decisivo del suo cammino personale.

5. Il cammino di fede e la famiglia

Dario intraprende il catecumenato e riceve il Battesimo nel 2011. La sua scelta influenza anche la famiglia:

  • La madre si riavvicina alla fede e oggi va a Messa con lui.
  • Il padre, pur non praticante, lo sostiene e lo accompagna nei luoghi biblici del Libano.
  • Il fratello Daniele, inizialmente contrario, decide di diventare catecumeno dopo aver visto la felicità di Dario. Si battezza nel 2013. Dario sottolinea che non lo ha mai convinto con le parole: è stata la testimonianza silenziosa a parlare.

6. Il messaggio ai giovani

Dario distingue tra “non credenti” e “chi non va in chiesa”. A scuola vede che tutti i ragazzi, anche quelli che si dichiarano atei, hanno sete di senso e di buona notizia. Non serve imporre nulla: la testimonianza autentica, vissuta con gioia, apre più porte di mille discorsi.

Racconta episodi di studenti che, dopo anni, gli chiedono spontaneamente una Bibbia o gli domandano perché sia felice.