Frossard, Pauwels, Lustiger: tre grandi conversioni nella Parigi del secolo scorso

Parigi
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Frossard, Pauwels, Lustiger: tre grandi conversioni nella Parigi del secolo scorso

La scorsa settimana avevamo riflettuto sulle opportunità di evangelizzazione che possono nascere anche in una società secolarizzata. Avevamo quindi accennato al fatto che, laddove la Chiesa istituzionale risulti particolarmente indebolita e incapace, nel bene o nel male, di incidere sui poteri forti, la proclamazione del Vangelo diventa paradossalmente più efficace e autentica. Ovunque il materialismo sia fortemente radicato e, al tempo stesso, non riesca a portare la vera felicità tra gli uomini, il messaggio cristiano ha più possibilità di affermarsi (o di ri-affermarsi) come elemento di novità positiva. Il secolo scorso, in tal senso, è stato un’epoca di massiccia perdita della fede, in particolare in Europa. In questo deserto spirituale, tuttavia, spiccano numerose eccellenti conversioni.

In particolare, la Francia è stata la cartina di tornasole di questo fenomeno facendo registrare almeno tre storie esemplari. La prima coinvolge un comunista, a metà degli anni ’30. Non stiamo parlando di un comunista qualunque ma del figlio di Ludovic Oscar Frossard, uno dei cofondatori del Partito Comunista Francese. Nonna ebrea, madre protestante e padre ateo non battezzato, un giorno, all’età di vent’anni, André Frossard (1915-1995) entrò quasi per caso in una chiesa, e dieci minuti dopo ne uscì credente e cristiano. “Sono entrato in quella cappella per caso, senza angosce metafisiche, inquietudini, problemi personali, dispiaceri amorosi: non ero che un tranquillo ateo, marxista, un giovane spensierato e un po’ superficiale che per quella sera aveva in programma un appuntamento galante”, raccontò molti anni dopo Frossard, in un’intervista a Vittorio Messori. Quell’8 luglio 1935, un amico con cui passeggiava gli aveva chiesto di attenderlo per una rapida visita a una chiesetta in Rue d’Ulm, a Parigi. Frossard rimase ad aspettare fuori, poi, vedendo che l’amico tardava, diede un’occhiata dentro e, prima ancora di trovarlo, rimase come folgorato davanti al Santissimo Sacramento, alle suore che pregavano inginocchiate e agli inni sacri che, in quel momento, risuonavano in chiesa. All’uscita, quando i due giovani si ritrovarono, Frossard confidò all’amico: “Sono cattolico, apostolico, romano… Dio esiste ed è tutto vero”.

André Frossard fu tanto rapido a convertirsi quanto lento nel rivelare la sua fede. Fu soltanto alla fine degli anni ’60, quando ormai era diventato un nome del giornalismo francese (indimenticabili sono i suoi ironici e graffianti editoriali su Le Figaro), che Frossard decise di dare alle stampe la sua autobiografia, diventata subito un bestseller, con decine di traduzioni e centinaia di edizioni in tutto il mondo. Il titolo era tutto un programma: Dio esiste, io l’ho incontrato. Ciò che spicca di più nella fede di Frossard è la coscienza del proprio incontro con l’Infinito che, in quanto tale, si poneva ai limiti dell’inspiegabile. “Che ci posso fare – affermava – se Dio esiste, se il cristianesimo è vero, se l’aldilà c’è? Che ci posso fare se c’è una Verità e questa Verità è una persona che vuole essere conosciuta, che ci ama e che si chiama Gesù Cristo? Non ne parlo per ipotesi, a mo’ di ragionamento o per sentito dire. Ne parlo per esperienza. Ho visto”. A un certo momento della sua vita, Frossard si sentì “condannato a parlare” dell’esistenza di Dio e del demonio, della salvezza, dell’aldilà e della natura di Gesù Cristo. Per molti anni, i suoi scritti, i suoi editoriali e i suoi libri furono segno di contraddizione per una Chiesa che viveva il tumultuoso travaglio del Concilio e del post-Concilio. Frossard, che fu grande amico di San Giovanni Paolo II, assieme al quale realizzò la prima intervista mai rilasciata da un pontefice, si oppose sempre ai modernismi, ai tradizionalismi e ai clericalismi di ogni sorta, nella convinzione che il cristianesimo sarebbe rinato soltanto allorché i cristiani avrebbero ritrovato “la passione di convincere, di testimoniare, di convertire”.