Gatto Panceri: Vi racconto la mia fede e l’amore per Maria

0
2568
Gatto Panceri: Vi racconto la mia fede e l'amore per Maria

Gatto Panceri: Vi racconto la mia fede e l'amore per Maria

Gatto Panceri ha debuttato al Festival di Sanremo nel 1986 con il brano “Scherzi della vita”. E’ chitarrista e cantautore e scrive i testi delle sue musiche e dei suoi brani.
Uno dei suoi brani dal titolo “Canterò per te” è stato inserito in uno degli album di Mina.
Gatto Panceri, ha scritto molte canzoni ad artisti affermati come Giorgia e Andrea Bocelli, il famoso brano “Vivo per lei”. Ha scritto anche per Riccardo Fogli, Fausto Leali, Dennis Fantina e molti altri.
Nel 1999, lo rivediamo nuovamente al Festival di Sanremo con il brano “Dove dov’è”.
Per Panceri si sono susseguite moltissime soddisfazioni artistiche fino ad arrivare al 2013 con l’uscita del nuovo album “Vieni a vivere”.
A maggio del 2014 è uscito un nuovo album in cui il cantanteha interpretato dei brani rivolti a diversi temi sul sociale.

Nel 2001, esattamente il 21 ottobre, canti il brano “L’amore va oltre” invitato da Papa Wojtyla. Che emozione hai provato a cantare per un futuro Santo?
E’ stata un emozione unica. Quel pomeriggio, erano circa le ore 17:00 ero davanti Papa Wojtyla e per me fu una cosa unica e irripetibile. Un grande regalo che Dio mi ha concesso. Portai una canzone che avevo cantato a Sanremo nel 1992, che parlava di un handicappato che dopo un incidente stradale rimane su una carrozzina ma allo stesso tempo insegna a tutti che la vita è importante. Non so come il Papa abbia sentito questa canzone, ma so che Papa Wojtyla è stato sempre attento alla musica e di questo ne danno prova tutte le giornate mondiali della Gioventù che sono state istituite nel momento in cui lui era Pontefice.
Diciamo che al Papa, non era sfuggita questa mia canzone e così dopo averla cantata a Sanremo, nei concerti e nei teatri, cantarla a Piazza San Pietro per me è stata una cosa molto emozionante che rimane nel mio cuore per sempre come uno dei momenti più belli della mia carriera.
Più passa il tempo e più capiamo il valore di questo grande Papa, ed è giusta questa sua santificazione e per me questo ricordo diventa più importante.

Sei stato protagonista della Nazionale Cantanti con delle partite di beneficenza. Hai anche lavorato con il “Movimento per la vita”. Ci racconti quest’esperienza sul sociale?
Il sociale non è solo guardare il telegiornale ed informarsi su quello che accade, ma il sociale vuol dire parteciparvi. Per quando riguarda l’aspetto individualista di un essere umano, bisogna dare anche uno sguardo al sociale. Chiaramente il massimo del sociale è fare i missionari però non tutti hanno questa vocazione e non tutti vogliono immolare la propria vita e dedicarsi completamente agli altri.
Ognuno di noi, nel nostro piccolo può fare qualcosa. E’ chiaro che se tu sei un cantante che ha una certa popolarità e ti metti insieme ad altri cantanti che magari sono più popolari di te come Morandi, Ramazzotti e tutti quelli che hanno aderito alla Nazionale Cantanti, in qualche modo puoi raccogliere degli spettatori che a loro volta, nel loro piccolo, pagano il biglietto per vederti giocare a calcio e così si è concretizzata un’opera di solidarietà attraverso la Nazionale Italia Cantanti che da ventidue anni devolve cifre di beneficenza molto alte, proprio grazie all’afflusso della gente che vuol vedere i propri “idoli canterini” giocare a calcio. E’ stata una grande idea iniziale di Mogol, e poi abbiamo aderito sia io che tanti altri cantanti. Siamo circa in trenta ancora adesso nella squadra, e quindi quando capita lo facciamo volentieri.
Per quando riguarda il “Movimento per la vita” è un discorso un po’ diverso, perché questo movimento si prodiga ad aiutare parecchi settori del sociale, tra cui le ragazze madri. Io sono figlio di ragazza madre perché non ho mai conosciuto il mio vero padre, e quindi mi sento particolarmente sensibile a tutte le donne che partoriscono un bambino e non hanno affianco un uomo, quindi quando posso vado a dare il mio contributo in tale movimento.

Sei stato anche a Medjugorje in pellegrinaggio. Puoi parlarci di quest’esperienza? Cos’hai provato?
Dicono che i figli di ragazze madri, sono in particolar modo protetti dalla Madonna e Lei è la figura religiosa che sento più vicina da quando sono nato. Mia madre è molto devota alla Madonna, abbiamo questa propensione a fare delle preghiere dirette a Lei e di conseguenza, Medjugorje è stato per me un richiamo, una voce che ho sentito e la voglia di andare nel luogo dove appare la Madonna, senza la pretesa di vederla apparire ma soprattutto per staccarmi col mondo materiale e consumistico. Sono andato proprio negli ultimi giorni dell’anno 2010, non ho nemmeno pensato al lavoro ( perché negli ultimi giorni dell’anno si suona spesso) infatti i miei impresari sono rimasti un po’ scioccati da questa scelta, però penso che così, forse il valore è ancora più alto ed è stata una grande e bellissima esperienza.
Una messa a Medjugorje è qualcosa di molto magico, ma non voglio dire che una messa a Milano o a Palermo non sia bella, ma lì ho sentito qualcosa di speciale. Ho conosciuto parecchie persone che hanno avuto a che fare con i veggenti, ed è stato molto bello. E’ stata una parentesi che non è stata chiusa ma si è aperta a Medjugorje donandomi un cammino verso la fede sempre in continua evoluzione. La Fede è bella quando va avanti, quando si fanno dei passi e non quando è ferma o quando è soltanto inculcata dall’educazione ma bisogna cercare di alimentarla, di esplorarla e di andare avanti e allo stesso tempo di rafforzarla.