La pedofilia dilaga nel mondo e qualcuno ha interesse a coprirla

Abuso sessuale infanzia pedofilia
Foto: CC0 Pixabay

La maggiore facilità con cui oggi, rispetto al passato, si dibatte sulla pedofilia purtroppo non si accompagna ad un altrettanto forte consapevolezza della gravità del problema. Non parliamo soltanto della diffusione a macchia d’olio di questa piaga ma anche della sua malvagità intrinseca. La realtà più inquietante intorno agli abusi sui minori è il tentativo in corso di normalizzare quello che era, è e rimarrà sempre un abominevole crimine. Per molti anni, si è parlato di questi reati quasi unicamente con riferimento agli scandali che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica, in particolare in paesi come l’Irlanda, gli USA o il Cile. Vicende che, senza dubbio hanno macchiato indelebilmente la Chiesa stessa, minandone la credibilità. Se però l’istituzione ecclesiale, in particolare sotto i pontificati di Benedetto XVI e di Francesco, con molta fatica e dolore, ha fatto il suo mea culpa, avviando un processo di pulizia e di autocorrezione, non altrettanto si può dire della maggior parte delle istituzioni civili e laiche, che, in molti casi, continuano a fare orecchie da mercante di fronte a quella che è una vera e propria tragedia nascosta, fomentata da turpi interessi, anche economici, e da coperture eccellenti.

Quello che è avvenuto in Italia nell’ultimo mese è soltanto la punta di un iceberg. A Novara, è stata scoperta una “psicosetta” dai contorni esoterici, guidata da un uomo di 77 anni, una sorta di santone che plagiava e corrompeva bambine e adolescenti, persuadendole a compiere “pratiche magiche” e iniziandole a perversioni sessuali anche molto dolorose. Un’altra inchiesta, portata avanti dal Tribunale dei Minori di Firenze, ha portato all’individuazione di 25 indagati, di cui ben 19 minorenni (!), residenti in 13 province italiane, accusati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico ed istigazione a delinquere: i filmati mostravano stupri e torture sui bambini di un’atrocità indicibile.

Quanto si sta consumando in Europa e in America è fin troppo eloquente. A giugno, in Inghilterra, in Germania e in Belgio, una serie di blitz ha portato all’arresto di parecchie decine di persone, colpevoli di aver abusato o di aver favorito abusi su migliaia di bambini sotto i 13 anni. Nel caso inglese sono finite in manette anche dodici donne, mentre nel caso tedesco si parla di bambini in età prescolare drogati e abusati sessualmente per ore. Nell’operazione è stata scoperta una chat cui partecipavano almeno 1800 pedofili ma, secondo gli inquirenti, le reali dimensioni del giro criminale sarebbero molto più ampie di quello che si immagina. Ciò che impressiona e scandalizza di più, comunque, è la scarsa rilevanza data dai media a tutte queste vicende, unitamente ai “muri di gomma” e ai tentativi di corruzione nei confronti dei soggetti inquirenti. Un silenzio omertoso che è stato a più riprese denunciato da un attivista di punta nella protezione dei minori abusati, come don Fortunato Di Noto. Meter Onlus, l’associazione fondata trent’anni fa dal sacerdote siciliano, nel suo ultimo rapporto annuale ha riferito di oltre 7 milioni di foto pedopornografiche e quasi un milione di video segnalati e denunciati. Il dato più inquietante, comunque, è nell’abbassamento dell’età media delle vittime, tra le quali, abbondano soprattutto i prepuberi (8-12 anni), mentre spicca l’aumento dei bambini tra gli 0 e i 2 anni; persino i neonati finiscono nella rete della pedopornografia.

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Negli USA, intanto, proseguono le indagini in merito al caso di Jeffrey Epstein, il noto uomo d’affari arrestato nel luglio 2019, per poi morire misteriosamente in carcere appena un mese dopo. Epstein era conosciuto anche per le sue amicizie eccellenti: Bill Clinton, Bill Gates, il principe Andrea di York e numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Le accuse sul conto di Epstein erano pesantissime: orge e festini in cui taluni vip coinvolti avrebbero abusato di ragazze appena adolescenti. Secondo le accuse, le oscenità si consumavano a bordo del “Lolita Express”, l’aereo privato di Epstein e in un resort di lusso alle Bahamas. Lo scorso 2 luglio, è finita in manette anche Ghislaine Maxwell, ex compagna di Epstein e sua presunta complice, i cui interrogatori potrebbero rivelarsi sconvolgenti, in particolare riguardo ai nomi dei personaggi illustri coinvolti in dette attività criminali: politici, attori, cantanti. Hollywood e il deep state tremano… A conferma di quanto sia rischioso andare a sollevare il velo di corruzione e di ipocrisia che regna intorno ai vizi privati di molti vip, vi sono due episodi terribilmente sospetti: il primo riguarda la morte dello stesso Epstein, frettolosamente archiviata come suicidio, laddove il filmato ricavato dalla videocamera di sorveglianza (attiva in carcere h24) sarebbe risultato completamente danneggiato proprio nelle ore in cui è avvenuto il decesso. Forse Epstein era a conoscenza di troppi particolari scomodi e qualcuno ha voluto eliminarlo. Il secondo tragico fatto coinvolge la giudice che indaga sul caso Epstein, Esther Salas, il cui figlio ventenne, lo scorso 20 luglio, è stato freddato con un colpo di pistola al cuore da un uomo che aveva bussato alla porta di casa, spacciandosi come fattorino.

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La verità scomoda e vergognosa che pochissimi osano denunciare è che gli abusi sui minori non sono più identificabili con la perversione di pochi e isolati soggetti sociopatici ma rappresentano ormai l’oggetto di un vero e proprio crimine organizzato, in cui sono immischiate molte persone apparentemente rispettabili. Una filiera inquietante che si avvale di silenzi eccellenti, coperture e impunità (anche e soprattutto in ambito laico, non solo ecclesiastico!) e che ha trovato il suo principale canale di diffusione nel dark web, un campo in cui è molto difficile indagare, vista anche l’ambiguità delle leggi informatiche e un malinteso concetto di privacy che favorisce i server dediti ad attività criminali. Per non parlare della natura sempre più crudele e raccapricciante degli abusi su bambini, cui non viene risparmiato nemmeno l’orrore dei sacrifici umani nell’ambito di messe nere e riti satanici. Il legame tra pedofilia e satanismo nel contesto dei centri di potere è stato confermato anche da Robert David Steele, consulente capo della Commissione giudiziaria d’inchiesta sul traffico di esseri umani e abuso sessuale di minori, ex ufficiale dei Marines ed ex membro della CIA.

Un argomento incredibilmente tabù è l’ormai conclamato tentativo di normalizzare e rendere socialmente e universalmente accettabile la condotta pedofila. Lo stesso ddl Zan, dibattuto in queste settimane alla Camera dei Deputati, rappresenta un tentativo di mettere la museruola a chiunque osi criticare una persona per il suo orientamento sessuale: l’interpretazione letterale di questo principio da parte dei magistrati potrebbe aprire la strada anche allo sdoganamento di queste perversioni. Una deriva di questo tipo non tuttavia sarebbe realizzabile senza l’imposizione dell’educazione sessuale (ovviamente secondo gli standard lgbt oggi tanto in voga) persino alla scuola materna, ovvero ad un’età in cui, fino a prova contraria, il minore è ancora totalmente impreparato alla comprensione delle dinamiche della sessualità. Inculcare certi contenuti a bambini di 5-6 anni, quindi, non può che avere la conseguenza di renderli più vulnerabili e manipolabili di fronte alle intenzioni perverse degli adulti.

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Proteggere l’infanzia dalla corruzione, difenderla dalla violenza, preservarne la purezza sono tutti principi che, fino a poco tempo fa, sarebbero stati definiti scontati e universali, a prescindere dalle identità culturali o religiose. Oggi c’è qualcuno che sta mettendo in discussione queste “ovvietà” e, per sovvertire il sistema di valori ancora esistente, è disposto ad affermare le bugie più assurde e a commettere le prevaricazioni più disumane. La nostra generazione è chiamata ad un atto di coraggio a difesa della dignità dei più piccoli. Ognuno di noi può e deve fare qualcosa. Non basterà più comportarsi bene, bisognerà affrontare il male a viso aperto e denunciarlo come tale, costi quel che costi. Le prossime generazioni ce ne chiederanno conto.