La Santa Messa vista dalla mistica Catalina Rivas

I N T R O D U Z I O N E
Catalina Rivas, mistica stigmatizzata. Vive a Cochabamba, in Bolivia. Nella prima metà degli anni 90 viene scelta da Gesù per trasmettere al mondo i suoi messaggi. In pochi giorni riempie centinaia di pagine di quaderno fitte di testo. Per scrivere tre quaderni da cui venne tratto il libro “La Grande Crociata dell’Amore”, Catalina impiegò appena 15 giorni. I messaggi sono di una grande bellezza, profondità e validità teologica eppure Catalina non aveva terminato le scuole medie superiori e non aveva mai letto la Bibbia. Tutti i messaggi dettati da Gesù sono stati raccolti in 8 libri e il 2 aprile 1998 hanno
ricevuto l’imprimatur dell’Arcivescovo di Cochabamba, Mons. René
Fernàndez Apaza. Catalina dal 1994 porta su di sé le piaghe, le stigmate
del Signore che appaiono, di solito, il Venerdì Santo. Nell’ottobre del 1994,
mentre si trovava in pellegrinaggio a Conyers, negli Stati Uniti, Catalina
vide improvvisamente una forte luce attorno al crocifisso e sentì il bisogno di
offrire sé stessa e la sua vita al Signore. Vide 4 raggi di luce che uscivano dalle
mani , dai piedi e dal costato di Gesù crocifisso, i quali penetrarono nelle sue
mani, nei piedi e nel suo cuore come fulmini. Gesù le rivela che dopo l’ora
della tribolazione, dopo la “purificazione”, l’umanità assisterà all’avvento
del “Regno della pace, dell’amore, della concordia sulla terra”.

 

Testimonianza di Catalina
sulla santa messa

Sulla meravigliosa catechesi con la quale il Signore e la Vergine Maria ci
stanno istruendo – in primo luogo insegnandoci il modo di pregare il Santo
Rosario, di pregare con il cuore, di meditare e di trarre profitto dei momenti di
incontro con Dio e con la nostra Madre benedetta, e sul modo di confessarsi
– inoltre, sulla conoscenza di ciò che avviene nella Santa Messa e sul modo
di viverla con il cuore.

È questa la testimonianza che devo e voglio dare al mondo intero, per la
maggior Gloria di Dio è per la salvezza di chiunque voglia aprire il proprio
cuore al Signore. Affinché molte anime, consacrate a Dio, ravvivino il fuoco
dell’amore per Cristo, sia quelle che hanno nelle loro mani il potere di
farlo scendere sulla terra per essere nostro nutrimento, sia le altre, affinché
perdano l’uso di riceverlo per “abitudine” e rivivano il meraviglioso stupore
dell’incontro quotidiano con l’amore. Affinché i miei fratelli e sorelle laici di
tutto il mondo vivano il più grande dei Miracoli con il cuore: la celebrazione
della Santa Eucaristia.
Era la vigilia del giorno dell’Annunciazione, e i componenti del nostro
gruppo erano andati a confessarsi. Alcune signore del gruppo di preghiera
non riuscirono a farlo e rimandarono la confessione al giorno seguente, prima
della Santa Messa.
Quando il giorno seguente giunsi in Chiesa un po’ in ritardo, il signor
Arcivescovo e i sacerdoti stavano già entrando nel presbiterio. In quel
momento, la Vergine disse con la sua voce dolce e soave che raddolcisce
l’anima:
«Oggi per te è un giorno di apprendistato e voglio che tu faccia molta
attenzione perché, di ciò che sei testimone oggi, tutto ciò che vivrai in
questo giorno, dovrai farne partecipe l’umanità». Rimasi sorpresa senza
comprendere, ma cercando di essere molto attenta.
La prima cosa della quale mi resi conto era un coro di bellissime voci che
cantavano, come se venisse da lontano; in alcuni momenti la musica si
avvicinava, come se si trattasse di un suono portato dal vento.
Il signor Arcivescovo cominciò la Santa Messa, e giunto all’Atto Penitenziale,
la Santissima Vergine disse:
«Dal profondo del tuo cuore, chiedi perdono al Signore per tutte le tue
colpe, per averlo offeso, così potrai partecipare degnamente alla privilegio
di assistere alla Santa Messa».
È certo che per una frazione di secondo pensai: «Sono certamente in Grazia
di Dio, mi sono appena confessata ieri sera».
Ella rispose: «Credi forse che tu, da ieri sera, non abbia offeso il Signore?
Lascia che ti ricordi alcune cose. Quando stavi uscendo per venire qui,
la ragazza che ti aiuta ti si avvicinò per chiederti alcune cose, e poiché
eri in ritardo, sbrigativamente le rispondesti in modo non molto cortese.
È stata una mancanza di carità da parte tua, e dici di non aver offeso
Dio…?»
«Nella strada che hai fatto per venire fin qui, un autobus ha intralciato
la tua strada e ti ha quasi urtato e tu hai detto un’abbondante quantità
di cose contro quel pover’uomo, invece di venire in Chiesa facendo le tue
orazioni, preparandoti per la Santa Messa. Hai mancato di carità e hai
perso la pazienza e la pace. E dici di non aver offeso il Signore…?»
«E arrivi all’ultimo momento, quando già la fila dei celebranti sta
uscendo per celebrare la Messa… e stai per parteciparvi senza una previa
preparazione…»
– Va bene, Madre mia, non mi dire di più, non ricordarmi altre cose, altrimenti
morirò immediatamente di vergogna e di dolore – risposi.
«Perché arrivare all’ultimo momento? Dovreste essere qui prima, per
poter fare una preghiera e chiedere al Signore di mandare il Suo Santo
Spirito, perché vi conceda uno spirito di pace che scacci via lo spirito
del mondo, le preoccupazioni, i problemi e le distrazioni, e poter essere
così capaci di vivere questo momento tanto sacro. Invece, arrivate
quasi all’inizio della celebrazione e vi partecipate come se andaste ad
assistere ad un evento qualsiasi, senza nessuna preparazione spirituale.
Perché? È il Miracolo più grande, e voi avete la possibilità di vivere il
momento del più grande regalo da parte dell’Altissimo, ma non lo sapete
a apprezzare.»
È bastato così. Mi sentivo così male che fu più che sufficiente perché chiedessi
perdono a Dio, non solamente per le colpe di quel giorno, ma per tutte le volte
che, come moltissime altre persone, ho aspettato che terminasse l’omelia del
sacerdote per entrare in Chiesa. Per tutte quelle volte che non ho saputo o che
ho rifiutato di capire che cosa significava essere lì, e per quelle altre volte che,
essendo forse la mia anima piena di peccati più gravi, avevo osato partecipare
alla Santa Messa.
Era un giorno festivo e si doveva quindi recitare il Gloria. La Santa Vergine
disse: «Glorifica e benedici con tutto il tuo amore la Santissima Trinità,
riconoscendoti una Sua creatura.»

Come fu diverso quello Gloria! Mi vidi d’un tratto in un altro luogo, pervaso
di luce, davanti alla Presenza Maestosa del Trono di Dio, tutto pieno di luce;
con quanto amore, ringraziando, ho ripetuto… “Per la tua Gloria immensa,
noi Ti lodiamo, Ti benediciamo, Ti adoriamo, Ti glorifichiamo, Ti rendiamo
grazie Signore, Dio, Re del cielo, Dio Padre Onnipotente – e mi immaginavo
il volto paterno del Padre pieno di bontà… Signore, Figlio unico Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, Tu che togli peccati del
mondo…” – e Gesù stava davanti a me, con quel volto pieno di tenerezza e di
Misericordia… “perché Tu solo sei Dio, solo Tu, Altissimo Gesù Cristo, con
lo Spirito Santo…” il Dio dell’Amore perfetto, Quello che in questo momento
fa trasalire tutto il mio essere…
E ho chiesto: «Signore, liberarmi da ogni spirito cattivo; il mio cuore ti
appartiene, Signore mio, mandami la tua pace per ottenere il miglior beneficio
da questa Eucaristia e perché la mia vita dia migliori frutti. Spirito Santo di
Dio, trasformami, opera in me, guidami. O Dio, dammi i doni di cui necessito
per servirti meglio…!»

Giunse il momento della Liturgia della Parola e la Vergine mi fece ripetere:
«Signore, voglio oggi ascoltare la Tua Parola e dare frutto abbondante; che il
Tuo Santo Spirito mondi il terreno del mio cuore, perché la Tua Parola cresca
e si sviluppi, purifica il mio cuore perché sia ben disposto.»
«Voglio che tu stia attenta alle letture e a tutta l’omelia del sacerdote.
Ricorda che la Bibbia dice che la Parola di Dio non ritorna senza aver
dato frutto. Se stai attenta, resterà qualcosa in te di tutto quello che ascolti.
Devi cercare di ricordare tutto il giorno quelle Parole, che lasceranno in
te una impronta. Potranno essere una volta due frasi, poi sarà l’intera
lettura del Vangelo, qualche volta solo una parola, da assaporare per il
resto del giorno; questo si farà carne in te perché è questa la maniera di
trasformare la vita, e fare in modo che la Parola di Dio trasformi.»
«E ora, dillo al Signore che sei qui per ascoltare ciò che tu vuoi che Egli
dica oggi al tuo cuore.»
Ringrazio nuovamente Dio perché mi dà l’opportunità di ascoltare la Sua
Parola; chiedo perdono per aver mantenuto un cuore tanto duro per così tanti
anni e per aver insegnato ai miei figli ad andare alla Messa la domenica perché
così comandava la Chiesa, e non per amore e per il bisogno di riempirsi di
Dio…
Io che avevo assistito a tante Eucaristie, più che altro come un’obbligo, e
avevo creduto con questo di essere salva… Di viverla, nemmeno per sogno, di
porre attenzione alle letture e alla omelia del sacerdote anche meno.
Quale dolore ho provato per tanti anni persi inutilmente, a causa della mia
ignoranza!… Quanta superficialità nelle Messe alle quali assistiamo quando
c’è un matrimonio, o una Messa da morto, oppure perché ci teniamo a farci
vedere dagli altri! Quanta ignoranza riguardo questa nostra Chiesa e riguardo
i Sacramenti! Quanto spreco nel voler istruirci e coltivarci nelle cose del
mondo, che in un momento possono sparire senza che nulla rimanga, e che
alla fine della vita non ci servono neanche ad aggiungere un minuto alla nostra
esistenza! Ma di quello che ci farà guadagnare un poco di cielo sulla terra
e poi la vita eterna, non sappiamo niente, e tuttavia ci chiamiamo uomini
e donne istruiti…!
Si giunse poco dopo all’Offertorio e la Santissima Vergine disse: «Recita
così, (e io la seguivo): Signore, Ti offro tutto ciò che sono, quello che ho,
quello che posso, tutto pongo nelle Tue mani. Eleva Tu, Signore, quel
poco che io sono. Per i meriti di Tuo Figlio, trasformami, Dio Altissimo.
Intercedi per la mia famiglia, per i miei benefattori, per ogni membro del
nostro Apostolato, per tutte le persone che ci combattono, per quelli che
si raccomandano alle mie povere preghiere… Insegnami a umiliare il mio
cuore affinché il loro cammino sia meno duro…! E così che pregavano i
santi e così voglio che facciate.
E questo che Gesù vuole che si faccia: che umiliamo il nostro cuore affinché
loro non sentano la durezza, ma che invece alleviamo loro il dolore del venire
calpestati. Anni dopo, ho letto un libretto di preghiere di un Santo che amo
molto: José Maria Escrivà de Balaguer; lì trovai una preghiera simile a quella
che mi aveva insegnato la Vargine. Certe volte questo Santo al quale mi affido,
rendeva omaggio alla Vergine Santissima con quelle preghiere.
All’improvviso, cominciarono ad alzarsi in piedi delle persone che non
avevo visto prima. Era come se dal fianco di ogni persona che si trovava
nella Cattedrale, uscisse un’altra persona; la Cattedrale si riempì così di varie
persone giovani e belle, vestite con tuniche bianchissime. Si diressero fino al
corridoio centrale procedendo poi verso l’Altare.
Disse nostra Madre: «Osserva, sono gli Angeli Custodi di ognuna delle
persone che si trovano qui. È il momento nel quale il vostro Angelo
Custode porta le vostre offerte e preghiere all’Altare del Signore.»
In quel momento, ero completamente in preda a un grande stupore, perché
quegli esseri avevano un volto tanto bello e tanto raggiante da non potersi
immaginare. I volti risplendevano bellissimi, quasi femminili, benché senza
alcun dubbio, l’aspetto generale del corpo, delle mani e la statura fosse di
uomo. I piedi nudi non poggiavano al suolo, ma piuttosto andavano come
scivolando, come se scorressero via. Era una processione bellissima.
Alcuni di loro portavano come un vassoio d’oro con qualcosa che risplendeva
di una forte luce bianco dorata. Disse la Vergine: «Sono gli Angeli Custodi
delle persone che stanno offrendo questa Santa Messa per molte varie
intenzioni, di quelle persone che sono coscienti di ciò che significa questa
celebrazione, di quelle che hanno qualcosa da offrire al Signore…»

In questo momento, offrite le vostre pene, i vostri dolori, le vostre speranze,
le vostre gioie e tristezze, le vostre richieste. Ricordatevi che la Messa ha
un valore infinito, quindi siate generosi nell’offrire e nel chiedere.»
Dietro ai primi Angeli, le venivano degli altri che non avevano niente nelle
mani, le avevano vuote. Disse la Vergine: «Sono gli Angeli delle persone
che pur essendo qui, non offrono mai niente, che non sono interessate a
vivere ogni momento liturgico della Messa e non hanno offerte da portare
all’Altare del Signore.»
Per ultimi, vi erano degli altri Angeli che erano piuttosto tristi, con le mani
giunte in preghiera, ma con gli occhi bassi. «Sono gli Angeli Custodi delle
persone che pur essendo qui, è come se non ci fossero, vale a dire delle
persone che sono venute per forza, che sono venute perché si sentono
obbligate, ma senza nessun desiderio di partecipare alla Santa Messa,
e così gli Angeli vanno tristemente perché non hanno niente da portare
all’Altare, salvo le loro proprie preghiere.»
«Non intristite il vostro Angelo Custode… Pregate molto, pregate per la
conversione dei peccatori, per la pace nel mondo, per i vostri famigliari,
per il vostro prossimo e per quelli che si raccomandano alle vostre
preghiere. Pregate, pregate molto, non solo per voi ma anche per gli
altri.»
«Ricordatevi che l’offerta più gradita al Signore la fate quando offrite
voi stessi come olocausto, così che Gesù, nello scendere, vi trasformi con
i Suoi propri meriti. Cosa avete da offrire al Padre che sia solo vostro?
Il nulla e il peccato, ma se vi offrite in unione ai meriti di Gesù, fate una
offerta gradita al Padre.»
Quello spettacolo, quella processione era così bella che difficilmente
potrebbe essere paragonata ad altro. Tutte quelle creature celesti davanti
all’Altare facevano una riverenza, alcune ponendo la loro offerta al suolo,
altre prostrandosi in ginocchio con la fronte quasi a terra, e dopo essere giunte
lì, sparivano alla mia vista.
Giunse il momento finale del prefazio, e quando l’assemblea cominciò a
dire: «Santo, Santo, Santo» immediatamente, tutto quello che era dietro ai
celebranti sparì. Dal lato sinistro del signor Arcivescovo, in forma diagonale
all’indietro, apparvero migliaia di Angeli, piccoli e Angeli grandi, Angeli
con delle ali immense, Angeli con delle ali piccole, Angeli senza ali come i
primi; tutti vestiti con delle tuniche simile alle albe bianche dei sacerdoti o
dei monaci.
Tutti si inginocchiavano con le mani giunte in preghiera e, in segno di
riverenza, chinavano il capo. Si sentiva una musica bellissima, come se vi
fossero moltissimi cori con voci diverse, e tutti, all’unisono e insieme al
popolo, dicevano: Santo, Santo, Santo…
Era giunto il momento della Consacrazione, il momento del più meraviglioso
dei Miracoli… dal lato destro dell’Arcivescovo in linea ancora diagonale verso
l’indietro, partiva una moltitudine di persone, vestite con la stessa tunica, ma
dai colori pastello: rosa, verde, celeste, lilla, giallo; in poche parole, diversi
e deliziosi colori. Anche i loro volti splendevano pieni di gioia, pareva che
fossero tutti della stessa età. Si poteva notare (ma non saprei dire perché)
che erano persone di età diversa, ma nei volti erano tutti uguali, senza rughe,
felici. Tutti si inginocchiavano prima del canto del «Santo, Santo, Santo è il
Signore…»
Disse nostra Signora: «Sono tutti i Santi e i Beati del cielo e fra di essi vi
sono anche le anime dei vostri famigliari che godono già bella Presenza
di Dio.» E poi, La vidi. Proprio alla destra del signor Arcivescovo… un passo
indietro rispetto a Monsignore, era un po’ sollevata dal suolo, inginocchiata
sopra dei veli molto fini, nello stesso tempo trasparenti e luminosi, come acqua
cristallina, la Santissima Vergine, con le mani giunte, guardava con attenzione
e rispetto il celebrante. Stando là mi parlava, ma in silenzio, direttamente al
cuore, e senza guardarmi.
«Ti colpisce il fatto di vedermi un poco più indietro del Monsignore,
vero? Ma così deve essere… Per quanto Mi ami, il Figlio Mio non Mi ha
dato la dignità che dà a un sacerdote, di poterlo portare quotidianamente
tra le Mie mani, come lo fanno le mani sacerdotali. Ecco perché provo
un profondissimo rispetto per il sacerdote e per quello miracolo che Dio
realizza per suo mezzo, e che Mi obbliga qui ad inginocchiarmi.»
Dio mio, quanta dignità, quanta grazia riversa il Signore sulle anime
sacerdotali, e noi non ne siamo coscienti, e talvolta, nemmeno tanti di loro!
Di fronte all’Altare, cominciarono a presentarsi delle ombre di persone
di colore grigio, che sollevavano le mani verso l’alto. Disse la Vergine
Santissima: «Sono le anime benedette del Purgatorio che aspettano le
vostre preghiere per trovare refrigerio. Non cessate di pregare per loro.
Pregano per voi, ma non possono pregare per loro stesse, siete voi che
dovete pregare per loro, per aiutarle ad uscire per incontrarsi con Dio e
godere di Lui eternamente.»

Come vedi, Io sono qui sempre… La gente fa pellegrinaggi, cerca i luoghi
delle Mie apparizioni, è questo va bene per tutte le grazie che si ricevono in
quei luoghi, ma in nessuna apparizione, in nessun luogo Io Sono presente
per più tempo, come durante la Santa Messa. Ai piedi dell’Altare dove si
celebra l’Eucarestia, sempre Mi potrete trovare; Io rimango ai piedi del
Tabernacolo insieme agli Angeli, perché Io sto sempre con Lui.»
Vedere quel bel volto della Madre nel momento del «Santo», come pure
tutti gli altri, con il volto risplendente, con le mani giunte in attesa di quel
miracolo che si ripete continuamente, era proprio come stare nel cielo stesso.
E pensare che c’è della gente, che vi sono delle persone che in quel momento
possono essere distratte, che magari stanno parlando… Lo dico con dolore,
e sono molti più uomini che donne, che se ne stanno in piedi con le braccia
conserte come se dovessero rendere un omaggio al Signore da pari a pari,
da uguale ad uguale.
Disse la Vergine: «Dillo agli esseri umani, che mai un uomo è così davvero
uomo come quando piega i ginocchi davanti a Dio».
Il celebrante pronunciò le parole della «Consacrazione». Era una persona
di statura normale, ma all’improvviso cominciò a crescere, a riempirsi di
luce, di una luce soprannaturale tra il bianco e il dorato che lo avvolgeva,
e diventava fortissima nella parte del volto, tanto che non si potevano più
vedere i suoi lineamenti. Quando ha sollevato l’ostia, ho visto che le sue
mani avevano sul dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!…

Era Lui, che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante come se
circondasse amorosamente le mani del signor Arcivescovo. In quel momento,
l’Ostia cominciò a crescere e a crescere in modo enorme e in essa, il Volto
meraviglioso di Gesù che guardava verso il Suo popolo.
Istintivamente abbassai la testa e Nostra Signora disse: «Non distogliere lo
sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo sguardo con il Suo e
ripeti la preghiera di Fatima: Gesù mio, io credo, adoro spero e Ti amo.
Ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non
sperano e non Ti amano. Perdono e Misericordia… Adesso digli quanto
Lo ami, rendi il tuo omaggio al Re dei Re».
Vi dico, pareva che dall’Ostia enorme guardasse solo me, ma seppi che
contemplava allo stesso modo ogni persona, pieno di amore… Quindi chinai
il capo fino ad avere la fronte a terra, come facevano tutti gli Angeli e i Beati
del Cielo. Per una frazione di secondo, pensai che era lo stesso Gesù che
avvolgeva il corpo del celebrante e nello stesso tempo si trovava nell’Ostia,
che quando il celebrante l’abbassava, diventava nuovamente piccola. Avevo
le guance piene di lacrime, non potevo uscire dal mio stato di meravigliato
stupore.

Non appena il Monsignore iniziò a pronunciare le parole di consacrazione del
vino, insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire di bagliori come
lampi, nel cielo e sullo sfondo. La Chiesa non aveva più né tetto, né pareti,
tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava nell’Altare.
All’improvviso sospeso in aria, vidi Gesù, crocefisso, dalla testa fino alla parte
bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da grandi e forti
mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un piccolo lume come una
colomba molto piccola e molto brillante che, fatto velocemente il giro di tutta
la chiesa, si posò sulla spalla sinistra del signor Arcivescovo che continuava
ad essere Gesù, perché potevo distinguere la Sua capigliatura sciolta, le Sue
piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non vedevo il Suo Volto.

In alto, Gesù crocifisso stava con il viso reclinato sulla spalla destra. Si
vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e delle ferite. Sul costato
destro, all’altezza del petto, vi era una ferita da cui usciva a fiotti verso
sinistra del sangue, e verso destra qualcosa che sembrava acqua, però molto
brillante; ma erano piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i
fedeli, muovendosi a destra e a sinistra. Mi stupiva la quantità di sangue che
traboccava dal Calice e pensai che avrebbe impregnato e macchiato tutto
l’Altare, ma non ne cadde una sola goccia!
In quel momento la Vergine disse: «Te lo ripeto, questo è il miracolo dei
Miracoli, per il Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento
della Consacrazione, tutta l’assemblea viene trasportata ai piedi del
Calvario, nel momento della Crocifissione di Gesù.»
Può qualcuno immaginarselo? I nostri occhi non lo possono vedere, ma tutti
siamo là, nello stesso momento nel quale lo stanno crocefiggendo e mentre
chiede perdono al Padre, non solamente per quelli che lo uccidono, ma per
ognuno dei nostri peccati: «Padre, perdonali perché non sanno quello che
fanno!»
A partire da quel giorno, e non mi importa se mi prendono per pazza, io
chiedo a tutti di inginocchiarsi, chiedo a tutti di cercare di vivere con il cuore
e con tutta la sensibilità di cui sono capaci, quel privilegio che il Signore ci
concede.

Quando stavamo per cominciare a pregare il Padre Nostro, parlò il Signore,
per la prima volta durante la celebrazione, e disse: «Ecco, voglio che tu preghi
con la maggiore profondità di cui sei capace e che, in questo momento, ti
ricordi della persona o delle persone che ti hanno causato più male nella
tua vita, affinché tu li abbracci e li stringa a te e dica loro con tutto il
cuore: -Nel Nome di Gesù io ti perdono e ti auguro la pace. Nel Nome di
Gesù, ti chiedo perdono e mi auguro di avere la pace. Se questa persona
merita la pace, la riceverà e ne avrà un gran bene; se questa persona non
è capace di aprirsi alla pace, quella pace tornerà al tuo cuore. Ma non
voglio che tu riceva o dia la pace ad altre persone, fino a quando non sei
capace di perdonare e di provare quella pace dapprima nel tuo cuore.»
«Fate attenzione a quello che fate» – continuò il Signore – «Voi ripetete nel
Padre Nostro: perdonaci come noi perdoniamo quelli che ci offendono. Se
siete capaci di perdonare e non, come dicono alcuni, di dimenticare, state
mettendo delle condizioni al perdono di Dio. State dicendo: perdonami
soltanto come io sono capace di perdonare, non di più.»
Non so come spiegare il mio dolore, nel comprendere quanto possiamo
ferire il Signore e quanto possiamo noi stessi offenderlo con tanti rancori,
con i cattivi sentimenti e le cose cattive che nascono dai complessi e dalla
suscettibilità. Perdonai, perdonai di cuore e chiesi perdono a tutti quelli che
talvolta mi avevano offeso, per sentire la pace del Signore.
Il celebrante diceva: «… concedici la pace e l’unità…» e quindi: «La pace del
Signore sia con tutti voi…»

Vidi d’un tratto, fra alcune persone che si abbracciavano (non tutte), venire a
porsi in mezzo una luce molto intensa; seppi che era Gesù e mi slanciai allora
ad abbracciare la persona che avevo a fianco. Potei sentire davvero in quella
luce l’abbraccio del Signore, era Lui che mi abbracciava per darmi la Sua
pace, perché in quel momento io ero stata capace di perdonare e di togliere
dal mio cuore ogni offesa contro altre persone. Questo è ciò che Gesù vuole,
condividere quel momento di gioia in un abbraccio per farci trovare la Sua
Pace.
Arrivò il momento della comunione dei celebranti, e qui tornai a notare la
presenza di tutti i sacerdoti insieme al Monsignore. Mentre egli si comunicava,
la Vergine disse:
«Questo è il momento di pregare per il celebrante e per i sacerdoti che
lo accompagnano, ripeti con me: Signore, benedicili, santificali, aiutali,
purificali, amali, abbine cura, sostienili con il tuo amore… Ricordatevi di
tutti i sacerdoti del mondo, pregate per tutte le anime consacrate…»
Amati fratelli, questo è il momento in cui dobbiamo pregare perché loro sono
la Chiesa, come lo siamo anche noi laici. Molte volte i laici esigono molto
dai sacerdoti, però siamo incapaci di pregare per loro, di capire che sono
persone umane, di comprendere e apprezzare la solitudine che molto spesso
può circondare un sacerdote.

Dobbiamo capire che i sacerdoti sono persone come noi e che hanno bisogno
di comprensione, di assistenza, che hanno bisogno di affetto e di attenzioni da
parte nostra, perché stanno dando la loro vita per ognuno di noi, come Gesù,
consacrandosi a Lui.
Il Signore vuole che la gente del gregge che Dio ha affidato loro, preghi e
aiuti il proprio Pastore a santificarsi. Un giorno o l’altro, quando saremo
dall’altra parte, comprenderemo la meraviglia compiuta dal Signore nel
darci dei sacerdoti che ci aiutano a salvare la nostra anima.
La gente cominciò a uscire dai banchi per andare a comunicarsi. Era giunto
il grande momento dell’incontro, della «Comunione»; il Signore mi disse:
«Aspetta un momento, voglio che tu osservi qualcosa…» spinta da un
impulso interiore, diressi lo sguardo verso la persona che stava per ricevere la
comunione sulla lingua dalla mano del sacerdote.
Devo chiarire che questa persona era una delle signore del nostro gruppo
che la sera prima non era riuscita a confessarsi, ma che si era confessata
questa mattina, prima della Santa Messa. Quando il sacerdote ebbe posto la
Sacra Ostia sulla sua lingua, vi fu come un lampo di luce; quella luce di
colore bianco dorato intenso, attraverso questa persona prima dalla spalla e
poi circondando la spalla, gli omeri e la testa. Disse il Signore: «È così che
Io Mi compiaccio nell’abbracciare un’anima che viene a ricevermi con il
cuore puro!»
Il tono della voce di Gesù era quello di una persona felice. Io ero stupita
nell’ammirare quell’amica che tornava al suo posto circondata di luce,
abbracciata dal Signore; ho pensato alle meraviglie che noi tante volte
perdiamo, perché andiamo a ricevere Gesù con le nostre piccole o grandi
mancanze, mentre dovrebbe essere solo una festa.
Molte volte diciamo che non vi sono sacerdoti per confessarsi spesso, ma
il problema non consiste nel confessarsi spesso, il problema consiste nella
nostra facilità a tornare a cadere nel male. D’altronde, così come ci sforziamo
di trovare un salone di bellezza o gli uomini un barbiere quando abbiamo
una festa, dobbiamo sforzarci anche di andare a cercare il sacerdote quando
abbiamo bisogno che vengano tolte da noi tutte quelle cose sporche, e non
avere la sfacciataggine di ricevere Gesù in qualsiasi momento con il cuore
pieno di cose cattive.

Quando mi sono diretta a ricevere la comunione, Gesù ripeteva: «L’ultima
Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell’ora
dell’amore, ho istituito quello che agli occhi degli uomini può sembrare la
più grande pazzia, farmi prigioniero d’Amore. Ho istituito l’Eucarestia.
Ho voluto rimanere con voi fino alla fine dei secoli, perché il Mio Amore
non poteva sopportare che rimanessero orfani coloro che amavo più della
Mia vita…»
Ricevetti quell’Ostia, che aveva un sapore particolare; era una mescolanza
di sangue e incenso che mi inondò interamente. Provavo tanto amore che le
lacrime scorrevano senza poterle trattenere…
Quando ritornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo, il Signore disse:
«Ascolta…» e in quel momento cominciai a sentire dentro di me le preghiere
di una signora che era seduta davanti a me e che si era appena comunicata.
Quello che diceva senza aprire la bocca, era più o meno questo: «Signore,
ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per pagare l’affitto,
la rata della macchina, il collegio dei bambini, devi fare qualcosa per
aiutarmi… Per favore, fa che mio marito smetta di bere tanto, non posso
sopportare più le sue ubriachezze, e mio figlio minore perderà di nuovo l’anno
se non lo aiuti questa settimana ha gli esami… e non dimenticarti della vicina
che deve cambiare casa, che lo faccia una buona volta perché io non la posso
sopportare… ecc. ecc.»
In quel momento, il signor Arcivescovo disse: «Preghiamo» è ovviamente
tutta l’assemblea si alzò in piedi per la preghiera finale. Gesù disse con tono
triste: «Ti sei resa conto? Non Mi ha detto neanche una volta che Mi
ama, non una sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che Io
le ho fatto di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità,
per elevarla fino a Me. Non una sola volta ha detto: grazie, Signore. È
stata una litania di richieste… e sono così quasi tutti quelli che vengono
a ricevermi».

«Io sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore, aspetto ognuno
di voi e per amore rimango con voi… ma voi non vi rendete conto del
fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il Mendicante
d’Amore in quest’ora sublime per l’anima».
Vi rendete conto, che Egli, l’Amore, sta chiedendo il nostro amore e che noi
non glielo diamo? Ed evitiamo anche di andare a questo incontro con l’Amore
degli Amori, con l’unico amore che Si dà in oblazione permanente.
Quando il celebrante stava per dare la benedizione, la Santissima Vergine
parlò di nuovo e disse: «Fai attenzione, osserva bene… Invece di fare il
segno della Croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione
può essere l’ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu
non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l’opportunità
che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate ti
stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità, pertanto,
fai il segno della Croce con rispetto e come se fosse l’ultimo della tua
vita.»

Quante cose perdiamo non capendole, e quando non partecipiamo tutti i
giorni alla Santa Messa! Perché non fare uno sforzo e cominciare la giornata
mezz’ora prima, per correre alla Santa Messa e ricevere tutte le benedizioni
che il Signore vuole riversare su di noi?
Capisco che non tutti, a causa dei loro obblighi, possono farlo ogni giorno, ma
almeno due o tre volte per settimana si; indubbiamente, tanti evitano la Messa
della domenica con il debole pretesto di avere uno o due o dieci bambini
piccoli e pertanto non possono assistere alla Messa… Come fanno quando
hanno altri impegni importanti? Che vadano con tutti i bambini, oppure
facciano i turni: il marito ci va in un’ora e la moglie in un’altra ora, ma che
adempiano i propri obblighi verso Dio.
Abbiamo tempo per studiare, per lavorare, per divertirci, per riposare, ma non
abbiamo tempo per andare alla Santa messa almeno la
domenica.
Gesù mi chiese di rimanere con Lui qualche minuto in più, dopo terminata la
Messa. Disse:
«Non andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento
in Mia Compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre
profitto dalla vostra compagnia…»
Da bambina, avevo sentito dire da qualcuno che il Signore rimaneva in noi
per 5 o 10 minuti dopo la comunione. In quel momento, glielo domandai:
– Signore, quanto tempo rimani davvero con noi dopo la comunione?
Immagino che il Signore debba aver riso della mia stupidità, perché rispose
così: «Tutto il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se Mi parli durante
tutto il giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io
ti ascolterò. Io Sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da Me.
Uscita dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete osservato
il giorno del Signore, e tutto finisce lì, non pensate che Mi piacerebbe
condividere la vostra vita famigliare con voi, almeno in quel giorno.»
«Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni
attività: una camera per dormire,1’altra per cucinare, una per mangiare,
ecc. ecc. Quale è il luogo che hanno destinato a Me? Deve essere un
luogo nel quale non soltanto tenete una immagine permanentemente
impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno
la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita,
a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione,
salute… Tutti hanno un posto nelle vostre case, eccetto Io».
«Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre,
le vacanze, ecc. ecc. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno
andammo al cinema o a una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli
amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno
una volta al mese: «Questo il giorno in cui dobbiamo andare a visitare
Gesù nel Tabernacolo» e tutta la famiglia viene a fare conversazione
con Me, a sedersi di fronte a Me e a parlarmi, a raccontarmi ciò che
è accaduto negli ultimi giorni, raccontarmi i problemi, le difficoltà che
hanno, chiedermi ciò di cui hanno necessità… Farmi partecipe delle loro
faccende! Quante volte?»

«Io so tutto, leggo anche nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre
menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che Me
ne facciate partecipe come con uno della famiglia, come con l’amico più
intimo. Quante grazie perde l’uomo perché non Mi dà un posto nella sua
vita…!»
Quando quel giorno rimasi con Lui, e poi per molti altri giorni ancora, ricevetti
degli insegnamenti che oggi voglio condividere con voi, in questa missione
che mi è stata affidata. Dice Gesù:
«Volli salvare la Mia creatura, perché il momento di aprire la porta del
Cielo è stato pieno di troppo dolore…» «Ricorda che nessuna madre ha
nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io Sono arrivato a questo eccesso
d’Amore per comunicarvi i miei meriti.»
«La Santa Messa Sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio sacrificio
sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia vita e del Mio sangue,
che cosa avete voi per presentarvi davanti al Padre? Il nulla, la miseria
e il peccato…»
«Voi dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perché loro
non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi bevono una
goccia della fonte, ma voi che avete la grazia di ricevermi, potete bere
tutto l’oceano…»
Il Signore mi parlò poi, ancora con dolore, di quelle persone che si incontrano
con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il meraviglioso stupore
dell’incontro con Lui. Di come la routine fa diventare certe persone
così tiepide che non hanno mai niente di nuovo da dire a Gesù quando
Lo ricevono. E inoltre, delle non poche anime consacrate che perdano
l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e fanno della loro vocazione un
mestiere, una professione, alla quale non si dedicano più di quanto sia
necessario, ma senza sentimento…

Quindi il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in
noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni giorno,
ma non cambia la propria vita. Dedicano molte ore alla preghiera, compiono
molte opere, ecc. ecc. ma la loro vita non si trasforma, e una vita che non si
trasforma non può dare frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo
nell’Eucarestia debbono portare frutti di conversione in noi e frutti di carità
per i nostri fratelli.
Noi laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa,
non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa il Signore,
come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la Buona Novella.
Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste conoscenze e non darle
agli altri, e così permettere che i nostri fratelli muoiano di fame, mentre noi
abbiamo tanto pane nelle nostre mani.
Non possiamo stare a vedere la nostra Chiesa andare letteralmente in rovina,
perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case, ricevendo e
continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola, le omelie del sacerdote,
i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel Sacramento della confessione,
l’unione meravigliosa attraverso il cibo Eucaristico, le conferenze del tale o
del tal’altro predicatore.
In altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di uscire
dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa di correzione, di
parlare con chi é più bisognoso, di dirgli che non si dia per vinto, che è nato
cattolico e che la sua Chiesa ha bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente,
perché questo suo dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio
gli farà guadagnare la vita eterna.
Non siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali e,
recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la nostra preghiera
in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per liberarli dalle insidie e dalle
tentazioni del demonio. Ogni moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo
loro la mano, parlando loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta
nel Cielo con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti, reca
loro conforto.
L’ora che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.

Dobbiamo essere la mano d’aiuto per i nostri sacerdoti, andare dove loro
non possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio, dobbiamo
ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù. Abbiamo paura di
impegnarci un po’ di più e quando il Signore dice: «Cerca prima il Regno
di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta», é ricevere tutto. È cercare il
Regno di Dio utilizzando tutti i mezzi e… aprire le mani per ricevere TUTTO
in aggiunta; perché Egli è il Padrone che paga meglio, l’unico che è attento
anche alle tue più piccole necessità!
Fratello, sorella, grazie per avermi permesso di portare a termine la
missione che mi è stata affidata, di farti giungere queste pagine.
La prossima volta che assisterai alla Santa Messa, vivila. So che il Signore
compirà anche in te la promessa che «la tua Messa non sarà mai più
quella di prima» e quando lo ricevi… Amalo…! Sperimenta la dolcezza
di riposare tra le piaghe del Suo costato aperto per te, per lasciarti la
Sua Chiesa e Sua Madre, per aprirti le porte della Casa del Padre Suo, e
perché tu sia capace di verificare il Suo Amore Misericordioso attraverso
questa testimonianza e di cercare di corrispondervi con il tuo piccolo
amore.
Che Dio ti benedica in questa Pasqua di Resurrezione.
Tua sorella in Gesù Cristo Vivo,

Catalina
Missionaria laica del Cuore Eucaristico di Gesù

Estratto da “La Santa Messa” Editrice Ancilla