L’Eucaristia, attualizzazione di un mistero d’Amore

Introduzione

La notte del 24 dicembre dell’Anno del Signore 1223, nella grotta di Greccio, dopo aver chiesto il permesso a Papa Onorio III, Francesco volle che si celebrasse l’Eucaristia:

Viene celebrato sulla mangiatoia il solenne rito della messa e il sacerdote assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si veste da levita, perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo… Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme.

Ancora oggi sulla roccia della grotta che ospitò quel meraviglioso evento è presente un altare a testimonianza della celebrazione di quel memorabile Natale e nel piano superiore, sopra la grotta, a sottolineare il misterioso legame tra la Natività del Bambino Gesù e l’Eucaristia, è possibile visitare la prima chiesa dedicata al Poverello di Assisi due anni dopo la sua morte. Frate Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, nella sua Vita prima, annota:

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra la mangiatoia è stato costruito un altare ed è stata dedicata una chiesa in onore del beatissimo padre Francesco, affinché là dove un tempo gli animali mangiarono il fieno, ora gli uomini possano mangiare, per la salute dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con infinito e ineffabile amore ha donato se stesso per noi (1Cel 87: FF 471).

L’anno 1228, fu anche l’anno della canonizzazione di Francesco e, anche a motivo di ciò, il ricordo di quanto fosse accaduto in quella notte, soprattutto del profondo significato di quei gesti, di quelle parole, di quelle scelte mirate, assunse tinte indelebili.

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Presero vita sempre più le parole di Francesco a riguardo dell’Eucaristia e del suo legame con l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione, evidenti nella Natività del Signore che si celebrò in quella santa notte. Riaffiorò alla mente dei suoi frati, con tutta la sua forza e profondità, quanto era stato trasmesso loro da Francesco a riguardo dell’Eucaristia:

Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con la vista del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con occhi spirituali, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero. E in tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo» (Am: FF 144-145).

Il mistero del Natale, con la sua carica di umiltà e di “consegna per amore, nonostante tutto”, attraversa la storia, il tempo, e raggiunge ogni generazione, ogni uomo, di ogni luogo e di ogni razza, grazie all’Eucaristia. Ogni giorno il Signore viene sull’altare e si consegna con amore e per amore, accettando ogni conseguenza, dalla gioiosa accoglienza al doloroso rifiuto. Ogni giorno assume la debolezza, la fragilità e il limite di poco pane e poco vino, segni del Suo amore e di un’autentica comunione, che si concretizza, lungo il cammino, in un reale coinvolgimento nell’opera di Salvezza.

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Lo stesso Francesco, nelle sue Ammonizioni, afferma:

Tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo Spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. E così ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l’altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, perché ne dà testimonianza lo stesso Altissimo, il quale dice: «Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova Alleanza [che sarà sparso per molti»] (Mc 14,22.24); e ancora: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna» (Gv 6,55). E perciò lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e sangue del Signore. Tutti gli altri, che hanno la presunzione di riceverlo senza partecipare dello stesso Spirito, mangiano e bevono la loro condanna (cfr. 1Cor 11,29). Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio? (Am: FF 142-143).