Luisa Piccarreta ha compiuto il suo primo miracolo in Florida

Avviato il processo canonico per Luisa Piccarreta che ha compiuto il suo primo miracolo in Florida. Maria Margarita Chavez è guarita da una polmonite acuta che le aveva dato tempo di vita solo per 48 ore.

Per i medici americani la guarigione di Margarita si tratta di un miracolo. L’equipe che l’aveva in cura le aveva dato 48 ore di vita a causa di una polmonite acuta e altre complicanze fisiche.

Partecipando al Congresso della “Divina Volontà” che si è svolto ad aprile a Corato (paese di origine della mistica) Margarita ha raccontato la sua storia, diventata ormai una testimonianza ufficiale della straordinarietà di questa donna pugliese: «il martedì dopo la Pasqua del 2007 mi hanno portato una reliquia di Luisa e i miei polmoni hanno iniziato a guarire».

E’ un tassello importante per la futura canonizzazione di Luisa Piccarreta attualmente venerata come Serva di Dio.

Il vescovo Pichierri infatti, ha chiesto all’associazione di Luisa Piccarreta di avviare il processo di canonizzazione. Don Sergio Pellegrini, assistestente spirituale dei Piccoli figli del Divin volere, ha spiegato cosa comporta questo fatto nella causa di beatificazione: “Quando sarà completata la verifica degli scritti di Luisa (tuttora in corso), si avvierà la Causa e si produrrà la Positio, una biografia ragionata necessaria perchè venga riconosciuta la venerabilità di Luisa”.

Per parlare però di miracolo riconosciuto dalla Chiesa, è necessaria l’approvazione della congregazione delle Cause dei Santi: «Saranno valutate le testimonianze raccolte – spiega don Sergio – e le ulteriori indagini che la congregazione vorrà compiere».

La storia di Margarita Chavez

E’ una donna che vive a Miami con sua madre Dolores e suo figlio Christopher. Durante la settimana santa, il 4 aprile 2007 (come ci tiene lei stessa a precisare) è stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Miami e affidata alle cure del medico Mario Almeida che nel 2006 le aveva curato una broncopolmonite riscontrata al ritorno da un viaggio in Italia. «Ero venuta in Italia per visitare i luoghi in cui ha vissuto Luisa e per conoscere Suor Assunta» ha raccontato Margherita durante il congresso.

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Il 6 aprile le sue condizioni si aggravano e i medici decidono di intubarla, facendole una biopsia ai polmoni. Collegata ad un respiratore artificiale, Margarita entra in coma dopo aver ricevuto i sacramenti della confessione e dell’unzione degli ammalati.

Il 10 aprile, il martedì della prima settimana di Pasqua, padre Cioffi hanno messo sul petto di Margherita una reliquia di Luisa mentre intorno a lei recitavano le preghiere e leggevano gli scritti di Luisa. Gia dal giorno dopo i primi miglioramenti: Margarita ha ripreso a respirare da sola ed ha potuto affrontare il terzo trapianto di rene.

Ecco cosa ricorda Margarita del suo stato di incoscienza:

«il Signore mi ha mostrato il male intrinseco della umanità. Mi trovavo in un luogo di anziani e moribondi senza poter muovermi, gli operatori si approfittavano di noi, ci davano sonniferi per non avere fastidi. Ho ancora in mente le immagini di un posto in cui preparavano i cadaveri delle persone decedute. Mentre stavo sdraiata su un tavolo, il Signore Gesù mi ha lasciato sentire conversazioni illicite e maliziose di quelli che stavano intorno a me. Mi hanno messo in una bara, lasciandomi fuori un braccio. La bara era troppo piccola, il mio corpo non entrava. Il dolore che sentivo era molto intenso.

E’ arrivato un uomo vestito con un cappotto bianco e io ho cominciato a pregare: “Gesù, abbi pietà di me”. Più pregavo più l’uomo mi stringeva la mano. Sono stata così molto tempo: l’uomo mi dava delle martellate nel braccio per cercare di chiudere la bara, è durato molto tempo. L’uomo mi diceva che se io avessi smesso di chiedere pietà a Gesù, lui mi avrebbe lasciata tranquilla: io non ho smesso di pregare. Poi, finalmente, mi sono trovata davanti a nostro Signore Gesu Cristo che mi ha detto: “Figlia, i tuoi peccati sono stati perdonati”. Immediatamente, ho visto e sentito uscire da me come un fumo, un soffio, un’ombra nera. Il mio corpo si è sentito molto leggero. Mi sentivo pulita».