“Mio Figlio e Signore”: Maria e il mistero dell’Incarnazione

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(Pixabay)

Il mistero di Maria Madre di Dio è davvero difficile da afferrare con l’intelletto. Ecco come la rivelazione alla venerabile Maria Agreda ci fa meglio comprendere con il cuore come Gesù fu Figlio e Signore per Maria Santissima.

Il mistero di Maria Madre di Dio spiegato alla mistica Maria Agreda

“La sovrana Signora conosceva, più di tutte le altre creature, l’altezza incomparabile del mistero dell’incarnazione del Verbo e della sua venuta al mondo.

E non incredula, ma stupefatta, con infiammato amore e con profonda venerazione ripeteva molte volte ciò che diceva Salomone quando edificava il tempio: «Come sarà possibile che Dio abiti con gli uomini sulla terra? Se tutto il cielo e i cieli dei cieli sono angusti per contenerlo, quanto più non lo sarà questa dimora dell’umanità, che si è edificata nel mio grembo?». E se quel tempio, che servì solamente perché Iddio vi ascoltasse le preghiere che in esso si elevavano, fu costruito e dedicato con un tal sfarzo e sfoggio di tesori d’oro e di argento, e di sacrifici, cosa non doveva fare la Madre del vero Salomone nell’edificazione e nella dedicazione del tempio vivo, in cui abitava corporalmente la pienezza della divinità?

[…] Nell’ardore amoroso della divina fiamma, diceva alcune volte, parlando con il suo santissimo Figlio: «Amor mio dolcissimo, Creatore dell’universo, quando godranno gli occhi miei della luce del vostro divino volto? Quando si consacreranno le mie braccia all’altare dell’ostia che attende il vostro eterno Padre? Quando bacerò come serva il luogo dove poseranno i vostri piedi, e giungerò come madre al bacio” desiderato dall’anima mia, affinché mi renda partecipe con il vostro divin fiato del vostro stesso Spirito? Quando la luce inaccessibile che siete voi’, o Dio vero da Dio vero e luce da luce, si manifesterà ai mortali dopo tanti secoli che vi hanno tenuto nascosto alla nostra vista? Quando i figli di Adamo, schiavi per le loro colpe, conosceranno il loro Redentore, vedranno la loro salvezza’ e troveranno il loro maestro, fratello e vero padre?

O luce dell’anima mia, virtù mia, diletto mio, per cui vivo morendo! Figlio delle mie viscere, come eserciterà il compito di madre colei che non sa farlo nemmeno come serva, e non merita tale titolo? Con quale dignità vi tratterò, io che sono un povero e vile vermiciattolo? Come vi servirò ed assisterò, essendo voi santità e bontà infinita, ed io polvere e cenere? Come ardirò parlare alla vostra presenza, e stare dinanzi al vostro divin cospetto? Voi, o Signore di tutto il mio essere, che avete scelto me, infima tra le figlie di Adamo, illuminate voi le mie azioni, guidate i miei desideri ed infiammate i miei affetti, cosicché in tutto riesca a darvi onore e compiacimento.

Ma che farò io, mio Bene, se voi uscite dal mio seno per soffrire oltraggi e morire per il genere umano? Come non morire con voi, accompagnandovi al sacrificio, essendo voi il mio essere e la mia vita? Tolga la mia vita la causa ed il motivo che devono togliere la vostra, giacché stanno così unite. Molto meno della vostra morte basterà per redimere il mondo e migliaia di mondi: muoia, dunque, io per voi, e patisca le vostre ignominie; e voi con il vostro amore e con la vostra luce santificate il mondo ed illuminate le tenebre dei mortali. E se non è possibile revocare il decreto dell’eterno Padre, affinché sia più copiosa la redenzione” e resti soddisfatta la vostra altissima carità, ricevete il mio amore e possa io aver parte in tutti i travagli della vostra vita, perché siete mio Figlio e Signore»”.

(“Mistica città di Dio”, di Maria Agreda, Capitolo 7)

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