Mio padre, il carcere, la malattia e Natuzza Evolo

Questa è la storia di Sara Sberna una giovane ragazza di 38 anni di un paesino in provincia di Perugia, Colbassano, nella vita ama la musica e canta con la sua orchestra in varie serate.

Ci ha contattato per raccontare la storia della sua famiglia, in particolare la testimonianza di suo padre Vanio Sberna, ex poliziotto e restauratore di moto d’epoca che oggi purtroppo non sta bene e sta combattendo contro una brutta malattia da 8 mesi. La vita di Vanio è stata segnata anche dall’esperienza carceraria. Mentre la mamma della nostra ospite, Giovanna, era una maestra di elementari, adesso in pensione. Con loro vive la nonna materna.

Sara raccontaci della tua famiglia e della tua infanzia. Che ricordi hai?

La mia famiglia è composta da me, mamma, papà e la nonna materna. La mia infanzia l’ho passata sempre tranquilla serena in famiglia, con gli amici, siamo stati sempre una famiglia piena d’amore, rispetto e sempre unita nella Fede e non mi è mai mancato nulla.

Andiamo un po’ indietro nel tempo. Vanio era un poliziotto in pensione quando nel 2014 finisce in carcere, perché?

Si mio padre è un ex poliziotto ed è in pensione, purtroppo questo evento è stato causato da una famiglia di stranieri, dove mio padre è stato incastrato, per averla aiutata economicamente, ci sono state tantissime incomprensioni e ingiustizie che non entro in merito nel raccontare.

 In quel momento, voi familiari come avete affrontato questa vicenda? Soprattutto tu da figlia unica come l’hai vissuta?

Appena saputo la notizia è stata una tragedia per noi, la nostra vita è cambiata completamente, io essendo figlia unica ho dovuto essere il fulcro della famiglia e essere forte per mio padre e per mia madre, siamo andati avanti sempre a testa alta, nonostante tutte le difficoltà e non siamo mai stati abbandonati dalle persone che ci hanno sostenuto e che ci hanno voluto sempre bene e ci hanno aiutati.

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 Tuo padre è stato sempre vicino alla fede, i suoi santi protettori sono stati da sempre Santa Rita, Padre Pio ma è molto legato anche a Mamma Natuzza. Quando conosce la figura di mamma Natuzza?

Si mio padre trova rifugio, conforto, speranza, forza nelle Fede lui è sempre stato devoto da piccolo di Santa Rita, Padre Pio, e negli anni ha scoperto anche la figura di Mamma Natuzza. Nel carcere scriveva sempre dei pensieri per loro come se parlasse a loro e lo faceva stare tranquillo e a volte riceveva anche dei segni che lo rasserenavano.

 Vanio in carcere si aggrappa ancora di più alla fede?

Mio padre conosce Mamma Natuzza tramite la tv in un programma che parlavano di lei e da quella volta si è sempre appassionato di più alla sua vita.

 A maggio 2018, si avvicinava la “scarcerazione” di tuo padre. Succede un segno che lui attribuisce subito alla presenza di Natuzza …

Si il giorno prima dell’udienza mio padre ha scritto un messaggio a Natuzza dicendole che doveva prendere la mano del giudice per fargli firmare la scarcerazione e il giorno dopo mio padre venne scarcerato.

 Di cosa si ammala esattamente?

Mio padre purtroppo nel carcere si è ammalato prendendo un batterio che gli ha provocato una polmonite e tanti altri problemi gravi, perchè nel carcere, i detenuti non sono visitati come si dovrebbe e lui non voleva mai dare fastidio a nessuno essendo un tipo riservato, non voleva dare disturbo e non pensava per lui anche se noi parlavamo sempre con i dottori e con lui.

 Durante il ricovero in ospedale, ti metti a pregare per tuo padre. Cosa succede in quel momento?

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Mio padre ha dovuto fare un intervento perché in rianimazione ha preso la setticemia che gli ha infartuato la milza e gli ha provocato un emorragia interna e l’hanno dovuto operare d’urgenza, un operazione per lui quasi mortale. Quando era in sala operatoria io e mia madre ci siamo messe a pregare nel corridoio e io ad un certo punto mi sono messa davanti la sua porta a pregare e davanti a me sono apparse le figure di Santa Rita Padre Pio e Mamma Natuzza che stavano intorno al letto vicino a papà che lo proteggevano.

Poco dopo il dottore esce dalla sala operatoria dicendoci che era andato tutto bene.

 Tu consideri la malattia di tuo padre una battaglia ancora più grande del carcere. Perché?

Considero la malattia di mio padre più grande del carcere perché, il carcere l’abbiamo vissuto sempre uniti, con tanta forza e speranza e soprattutto con l’aiuto della Fede. Sempre con determinazione e a testa alta, anche se sono stati anni difficili. Ma mai come la malattia che sta vivendo e che io e mamma stiamo vivendo con lui, perché fa più male vederlo così. Siamo tre guerrieri tutti i giorni lottiamo insieme.

 Il canto e la musica dici che siano una medicina per te … In che senso?

Si la musica è la mia grande passione, io canto da piccolina e canto nelle orchestre di liscio e quando canto mi libero da tutti i miei malesseri. La musica è la mia medicina e la mia forza come la Fede.

 Qual è invece il tuo rapporto con la fede e la preghiera?

Il mio rapporto con la Fede è sempre stato importante e mi è stata tramandata e insegnata da piccola, in famiglia c’è sempre stata la preghiera. Anche mia madre ha vissuto un periodo di malattia e la presenza di Padre Pio l’ha aiutata. Anche io sono molto devota di Lui e Santa Rita. E con la storia di papà in carcere, ho conosciuto anche io Mamma Natuzza. La Fede è un arma importante che se vissuta con il cuore ti fa vincere tutte le battaglie.

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 Servizio di Rita Sberna