Napoleone: la conversione di cui (quasi) nessuno parla

Napoleone Bonaparte
František Xaver Sandmann - Napoleone a Sant'Elena (fonte: https://musees-nationaux-malmaison.fr/musees-napoleonien-africain/phototheque/oeuvres/francois-joseph-sandmann_napoleon-a-sainte-helene_aquarelle_1820)

Pare quasi uno scherzo della Provvidenza: lo scorso 17 aprile, a poche settimane dal bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte (1769-1821), sono stati beatificati i martiri di Casamari. Si tratta di sei monaci cistercensi, trucidati da soldati francesi nella storica abbazia di Casamari, dove dimoravano. Padre Simone Cardon, padre Domenico Maria Zawrel, fra Albertino Maria Maisonade, fra Modesto Maria Burgen, fra Maturino Maria Pitri e fra Zosimo Maria Brambat avevano accolto i militari, come avrebbero accolto qualunque forestiero, senza badare a nazionalità, idee politiche o aspetto più o meno bellicoso. Non conoscendo né gratitudine, né pietà, i membri del battaglione presero a saccheggiare l’abbazia e i religiosi si opposero, non tanto per le rapine materiali, quanto per difendere il tabernacolo dalla profanazione. Tutti e sei perirono sotto le armi dei soldati napoleonici.

Che il Bonaparte non andasse troppo per il sottile con la Chiesa è risaputo. Napoleone è stato l’unico sovrano della modernità a far arrestare un papa: ne fece le spese nel 1809 Pio VII reo di non aver accettato la nomina dei vescovi da parte dell’autoproclamato imperatore, che era stato nel frattempo scomunicato. Risale a pochi anni prima, la minaccia di Napoleone all’allora segretario di Stato, cardinale Ercole Consalvi: “Io distruggerò la vostra Chiesa”. Da qui la celebre fulminante risposta del porporato: “Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti”.

La furia anticlericale che Bonaparte impresse nel corso del suo ventennio al potere cozza con i documenti, mai smentiti, relativi all’ultima parte della sua vita. È convinzione di un gran numero di apologeti cattolici contemporanei, da Rino Cammilleri al cardinale Giacomo Biffi* che la conversione di Napoleone non sia affatto avvenuta in punto di morte ma qualche anno prima, probabilmente poco dopo l’inizio dell’esilio a Sant’Elena (1815). Il più antico testo che avvalora questa ipotesi è Sentiment de Napoléon sur le cristianisme, Conversations religieuses, che raccoglie discorsi improvvisati, dati alle stampe da Antoine de Beauterne nel 1840.

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C’è un passaggio, che vale l’intero libro: “L’errore più grande che ho fatto è qualcosa a cui nessuno pensa – affermava Napoleone negli anni dell’esilio –. E cioè la pretesa di distruggere la Chiesa cattolica. Io credevo che la Chiesa fosse come una sorta di serpente, per cui, schiacciata la testa, sarebbe morta. E invece, più schiacciavo questa testa, e più mi accorgevo che la Chiesa mi rinasceva tra le mani. Ho combattuto contro potentissimi eserciti, eppure non ho mai dubitato di combattere contro realtà limitate; ma combattendo contro la Chiesa, mi sono accorto di combattere non solo contro degli uomini!”.

Negli ultimi anni della sua vita, Napoleone si era dunque riavvicinato non semplicemente alla fede cristiana ma alla Chiesa Cattolica, a cui dichiarò l’adesione completa in tutti i suoi principi e in tutti i suoi dogmi. Le conversazioni che Bonaparte intreccia con il generale Henri Gatien Bertrand (1773-1844), che era rimasto pervicacemente ateo e giacobino, ne sono la conferma. Come tutti gli illuministi, Bertrand negava la divinità di Cristo, considerandolo soltanto un uomo eccezionale, né più né meno come un Alessandro Magno, un Giulio Cesare o un Maometto. A Bertrand, Napoleone rispose in modo quasi apologetico: “Io conosco gli uomini e le dico che Gesù non era un uomo. Gli spiriti superficiali vedono una somiglianza tra il Cristo e i fondatori di imperi, i conquistatori e le divinità delle altre religioni. Questa somiglianza non c’è: tra il cristianesimo e qualsivoglia altra religione c’è la distanza dell’infinito”.

Se gli imperi di Alessandro e Cesare erano stati relativamente effimeri, com’era possibile spiegare una Chiesa che resisteva indomabile dopo quasi due millenni? “I popoli passano, i troni crollano ma la Chiesa resta. Allora – si domandava Napoleone – qual è la forza che tiene in piedi questa Chiesa assalita dall’oceano furioso della collera e del disprezzo del mondo?”. Ne aveva perciò tratto la seguente conclusione: “Non c’è via di mezzo: o Cristo è un impostore o è Dio”. Ed effettivamente, aveva osservato Napoleone, nessun altro uomo sulla terra si era autoproclamato Dio, quindi ciò scava un “solco incolmabile” tra la religione di Gesù e tutte le altre.

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Da imperatore spodestato e abbandonato dal suo stesso esercito, Napoleone constatava come i primi trentatré papi, a partire da San Pietro, fossero stati tutti, senza eccezione, martirizzati. Ciononostante, la Chiesa Cattolica si era espansa nel mondo molto più del più potente degli imperi e per un tempo straordinariamente maggiore. Ciò che spinse Napoleone a riscoprirsi cristiano fu, però, proprio Gesù in persona: “Il più grande miracolo di Cristo – affermava – è stato fondare il regno della carità: solo lui si è spinto ad elevare il cuore umano fino alle vette dell’inimmaginabile, all’annullamento del tempo; lui solo creando questa immolazione, ha stabilito un legame tra il cielo e la terra. Tutti coloro che credono in lui, avvertono questo amore straordinario, superiore, soprannaturale; fenomeno inspiegabile e impossibile alla ragione”.

Napoleone si convertì, conquistato probabilmente dalla robustezza e dallo splendore della Chiesa che avversava. Quella di oggi è, oggettivamente, una Chiesa molto più debole e, forse, meno attrattiva. Anche per questo, risulta difficile pensare alla conversione di qualcuno dei tanti napoleoni contemporanei. Le vie del Signore, però – è risaputo – sono infinite…

*Per approfondimenti: Napoleone Bonaparte, Conversazioni sul cristianesimo, prefazione di Giacomo Biffi, Edizioni Studio Domenicano