Padre Maurizio Botta: il dono della vita, i bambini e il giro delle 7 chiese

Maurizio Botta è un giovane sacerdote, conosciuto in televisione e sul web per le numerose conferenze ed evangelizzazioni che affronta, sui temi etici della nostra società.

Fa parte della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri a Roma ed è Laureato in Economia Aziendale presso la Bocconi di Milano.

Prima di diventare sacerdote ha gestito per un certo periodo, l’azienda familiare.

Tutti gli anni a maggio a Roma, Padre Maurizio Botta, organizza il giro delle 7 chiese, un vero e proprio pellegrinaggio rivitalizzato da San Filippo Neri.

 

Ci racconta come ha sentito la vocazione a diventare prete?

Durante gli anni in cui studiavo all’università, cominciai a sentire che qualcosa si muoveva dentro me, e parlando con il mio Padre Spirituale mi disse che se era un qualcosa che veniva da Dio rimaneva, altrimenti se era una cosa umana sarebbe dopo un po’, andata via.

Invece è rimasta, ed il mio desiderio più grande era far sapere a tutti, che volevo appartenere al Signore, perché Dio non solo esiste, ma anche chiama i Suoi figli a seguirlo.

Sentivo una forte compassione verso i giovani, ma non ho mai sentito la chiamata ad andare in missione o in altri paesi.

 

Cura un bellissimo ciclo di incontri mensili chiamato “Cinque passi al Mistero”. Come sono nati quest’incontri e qual è la finalità?

Sono degli incontri molto semplici, in cui la prima mezz’ora è costituita dalla catechesi ed i temi trattati sono vari, ma sono quei temi in cui a volte è difficile dare delle risposte.

I partecipanti, i quali la maggior parte sono giovani, scrivono in forma anonima su un foglietto, le loro domande e poi estraendo a caso i foglietti, cerco di dare delle risposte.

E’ un modo in cui vengono coinvolte anche le persone più timide, che hanno la possibilità di porgere le loro domande, ed in questo modo lasciamo al Signore la decisione di decidere quale domanda verrà estratta.

I partecipanti sono tantissimi, negli ultimi incontri vi erano 600 ragazzi.

 

Lei ha partecipato al Convegno Nazionale per la vita. Oggi in una società in cui l’aborto sembra passare inosservato perché invece, non si dovrebbe sottovalutare?

La potenzialità più forte e più tenace è proprio il dono della vita. E’ fondamentale porsi dalla parte di chi non ha voce ed è più debole.

Il bambino nella pancia della mamma è indifeso e non può dire nulla, quindi se non siamo noi a dare voce a questo bambino, chi potrà difenderlo?

Ognuno di noi è unico ed irripetibile, e lo stesso ogni bambino è unico, anche perché ha un codice genetico diverso da qualsiasi altro uomo nella storia dell’umanità.

Noi non sappiamo da grande chi sarà questo bambino, potrebbe diventare un grande musicista, un grande artista, un grande scienziato, ed è un opportunità ed una potenzialità troppo grande il dono della vita per decidere di doverla uccidere.

 

Molte donne, secondo lei decidono di abortire, senza la consapevolezza di quello che stanno facendo?

Di questo ne sono sicuro, perché ho ascoltato ed ascolto tutt’ora, molte confessioni da parte di donne che hanno abortito.  C’è da dire che culturalmente, da un certo punto di vista, non sono aiutate, non si parla mai né dell’aborto e né della sindrome depressiva dopo l’aborto.

L’aborto lascia un segno indelebile nelle donne e quando capiscono ciò che hanno commesso, non riescono a perdonare se stesse.

Anche per tale motivo, c’è bisogno di condurre una vita immersa nella preghiera.

Sarebbe bello trasformare tutto questo in una grande testimonianza, raccontando agli altri quello che il mondo non racconta mai. Oggi si parla di aborto come se fosse un diritto, invece è soltanto una sconfitta, sia per il bambino a cui viene privata la vita, ma anche per la donna.

La cura è l’accoglimento, se poi ci si rende conto che non si è abbastanza maturi per accogliere una nuova vita umana, basta affidare il proprio bimbo alle tante famiglie che desiderano avere un figlio.

Non dimentichiamo che il numero delle coppie che vorrebbero adottare un bambino è superiore ai bambini da adottare.

 

I bambini in tenera età sono già alla ricerca di Dio?

Sicuramente, perché l’anima è immortale. Credo che i bambini abbiano un animo religioso molto forte, sono molto vivaci e pongono delle domande molto profonde, di alta teologia. A loro interessa molto della salvezza, delle questioni morali, della differenza tra il bene e il male, gli interessa della giustizia e delle origini.

A volte noi adulti siamo messi in difficoltà, dalla grandezza delle loro domande.

 

Papa Francesco, più volte, durante le sue omelie ha detto che l’uomo ha la tentazione di scendere dalla Croce, perché?

L’istinto naturale dell’uomo è quello di fuggire dalla Croce. A volte quando devo spiegare questo ai bambini gli faccio sempre questa domanda: quali sono le persone che noi amiamo di più?

La risposta è la stessa, le persone che amiamo di più sono quelle persone che più si sono sacrificate per noi.  C’è un misterioso legame tra la Croce, l’amore e la vita.

 

Tutti gli anni a maggio a Roma, organizza il giro delle 7 chiese, un pellegrinaggio rivitalizzato da San Filippo Neri. In cosa consiste e qual è il suo significato?

E’ un vero e proprio pellegrinaggio, si cammina tutta la notte e si prega moltissimo. Ci sono tante catechesi e si fanno 24 Km di cammino, nel cuore della notte. Non si dorme e si cammina molto.

Le chiese in cui si va sono: San Pietro, San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano, San Lorenzo fuori le mura, Santa Maria maggiore, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebastiano fuori le mura.

Quando si arriva alla Chiesa San Lorenzo al Verano (il cimitero di Roma), la catechesi la fa proprio il corpo perché si arriva distrutti. Si passa in alcune zone, non proprio belle e si arriva sfiniti ed è come il pellegrinaggio della nostra vita.

Ci sono anche molte persone anziane che partecipano ed ogni anno, all’incirca 500 persone.

E’ un grande pellegrinaggio che aiuta a riflettere sulla propria vita.

Servizio di Rita Sberna