Papa Francesco: apostolato cioè essere sempre in relazione

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Siamo alla seconda “puntata” del nuovo ciclo delle catechesi di Papa Francesco, che viene dedicato allo zelo apostolico del credente. Questa settimana ci viene proposta una riflessione guidata dalla parola del Pontefice, sul modello per eccellenza dell’annuncio del Vangelo, che è lo stesso Cristo Gesù. 

Il fatto che egli sia il Verbo, ossia la Parola, – esordisce il Santo Padre – ci indica un aspetto essenziale di Gesù: Egli è sempre in relazione, in uscita, mai isolato, sempre in relazione, in uscita; la parola, infatti, esiste per essere trasmessa, comunicata. Così è Gesù, Parola eterna del Padre protesa a noi, comunicata a noi. Cristo non solo ha parole di vita, ma fa della sua vita una Parola, un messaggio: vive, cioè, sempre rivolto verso il Padre e verso di noi. 

Viene subito messo in risalto l’elemento essenziale dell’azione apostolica, che è il movimento preparatorio della preghiera. Gesù prima di intraprendere qualsiasi azione, si reca in zone deserte a pregare (cfr Mc 1,35; Lc 4,42) a parlare con il Padre (…). Proprio in questa relazione, nella preghiera che lo lega al Padre nello Spirito, Gesù scopre il senso del suo essere uomo, della sua esistenza nel mondo perché Lui è in missione per noi, inviato dal Padre a noi. 

Significativo a proposito del modello che Gesù ci propone, è il suo primo gesto, che si rivela di fondamentale importanza. Egli non fa un grande prodigio, non lancia un messaggio ad effetto, ma si mischia con la gente che andava a farsi battezzare da Giovanni. Così ci offre la chiave del suo agire nel mondo: spendersi per i peccatori, facendosi solidale con noi senza distanze, nella condivisione totale della vitaE’ senza dubbio il buon Pastore, colui che – dice – «dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11), questo è Gesù. Infatti, fare il pastore non era solo un lavoro, che richiedeva del tempo e molto impegno; era un vero e proprio modo di vivere: ventiquattrore al giorno, vivendo con il gregge, accompagnandolo al pascolo, dormendo tra le pecore, prendendosi cura di quelle più deboli. 

Ed ecco che l’intimità con questo pastore, è «l’anima di ogni apostolato». Gesù stesso l’ha detto chiaramente ai suoi discepoli: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Se si sta con Gesù si scopre che il suo cuore pastorale palpita sempre per chi è smarrito, perduto, lontano (…) Era accusato di questo, di stare con i peccatori, perché portava proprio loro la salvezza di Dio.

Il Papa ci suggerisce oggi come una sorta di vademecum dell’apostolato, il capitolo 15 del Vangelo di Luca. Dice infatti: leggetelo spesso, lì possiamo capire cosa sia lo zelo apostolico. Lì scopriamo che Dio non sta a contemplare il recinto delle sue pecore e nemmeno le minaccia perché non se ne vadano. Piuttosto, se una esce e si perde, non la abbandona, ma la cerca. Non dice: “Se n’è andata, colpa sua, affari suoi!”. Il cuore pastorale reagisce in altro modo: il cuore pastorale soffre, il cuore pastorale rischia. Soffre: sì, Dio soffre per chi se ne va e, mentre lo piange, lo ama ancora di più. Il Signore soffre quando ci distanziamo dal suo cuore. Soffre per quanti non conoscono la bellezza del suo amore e il calore del suo abbraccio. 

Infine Papa Francesco ci invita ad una riflessione sui nostri modi di agire con le pecore lontane dal “gregge”. E io mi domando: –  dice – noi, abbiamo sentimenti simili? Magari vediamo come avversari o nemici quelli che hanno lasciato il gregge. “E questo? – No, se ne è andato da un’altra parte, ha perso la fede, lo aspetta l’inferno…”, e siamo tranquilli. Incontrandoli a scuola, al lavoro, nelle vie della città, perché non pensare invece che abbiamo una bella occasione di testimoniare loro la gioia di un Padre che li ama e che non li ha mai dimenticati? Non per fare proselitismo, no! Ma che gli arrivi la Parola del Padre, per camminare insieme.

Per essere buoni apostoli non possiamo fare a meno di assumere i sentimenti di Cristo. Perché magari seguiamo e amiamo Gesù da tanto tempo e non ci siamo mai chiesti se ne condividiamo i sentimenti, se soffriamo e rischiamo in sintonia con il cuore di Gesù, con questo cuore pastorale, vicino al cuore pastorale di Gesù! Non si tratta di fare proselitismo, l’ho detto, perché gli altri siano “dei nostri”, no, questo non è cristiano: si tratta di amare perché siano figli felici di Dio. Chiediamo nella preghiera la grazia di un cuore pastorale, aperto, che si pone vicino a tutti, per portare il messaggio del Signore e anche sentire per ognuno la nostalgia di Cristo.

 

 

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