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“Papa Francesco è la continuità dei papi straordinari che l’hanno preceduto ed i poveri ne sono la priorità”

Intervista al cardinale Francesco Montenegro che dal 2008 è arcivescovo di Agrigento.

Il Cardinale Montenegro, fra l’altro, Dal 13 aprile 2015 è membro del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e dal 20 maggio 2015 ricopre il ruolo di presidente della Caritas Italiana. Abbiamo posto a lui, alcune domande che toccano dei temi e delle problematiche fondamentali come la #mafia, i #migranti e i #poveri. Il cardinale Montenegro ha poi parlato di Sua Santità Papa Francesco.

 Lei è siciliano come me e vive in quest’isola molto ricca di arte ma c’è anche tanta storia e spiritualità. Com’è operare il Vangelo in una terra martoriata, soprattutto nel passato, anche dalla presenza della mafia?

Seminare il Vangelo non è facile ovunque, anche Gesù stesso nel Vangelo ce lo dice; però in una terra povera ed anche offesa dalla presenza della mafia riproporre la novità del vangelo è sempre un’impresa un po’ ardua perché si tratta di riproporre stili diversi di vita e modi diversi di convivenza. Tutto questo diventa interessante proprio perché l’avventura del Vangelo è sempre un’avventura che vale la pena vivere pienamente.

Lei pensa che la mafia abbia ostacolato lo sviluppo in Sicilia?

Penso di si, perché l’interesse della mafia è quello di mantenere la povertà e mantenere la sudditanza per cui non permette che ci si alzi la testa e questo significa “dipendenza” quella dipendenza che a volte non ti permette di disporre della tua vita come vorresti.

Ma la Sicilia è anche terra di migranti, ed essendo membro del consiglio pontifico per la pastorale per i migranti, conosce bene la situazione.

Più volte il Papa, si è espresso in merito alla questione dei migranti facendo l’invito ad accoglierli a braccia aperte. Molti però si chiedono: fino a quando accoglierli?

Il Papa dice di accoglierli a braccia aperte ma anche con una certa intelligenza, perché non basta togliere le persone dall’acqua del mare e salvarle ma anche permettergli di vivere; per questo, ci vuole l’impegno di tanti e di tutti perché chi si trova in questo stato di necessità possa trovare la possibilità di vivere la propria vita con dignità.

E’ chiaro che la gente che scappa da quelle terre, lo fa per via della guerra o per la persecuzione ma molti, stanno scappando perché non hanno da mangiare e non hanno da bere.

Allora non possiamo lasciar morire un uomo solo perché si ha paura di stare un po’ più stretti. D’altra parte anche gli immigrati che arrivano nella nostra terra, non tutti hanno intenzione di fermarsi qui.

Hanno voglia di andare altrove perché già hanno familiari e amici, l’Europa sta dimostrando di non essere davvero capace di affrontare un problema che potrebbe anche metterla in crisi.

 Quali difficoltà ci sono di integrazione tra i siciliani (in questo caso) e i migranti?

Se integrazione significa che l’immigrato deve rassomigliare a noi, questo non sarà mai possibile perché l’integrazione dipende da tutti e due, noi stare vicino a loro e loro stare vicini a noi. Ognuno, quindi, deve pagare il prezzo per la convivenza.

Oggi non possiamo pensare che noi siamo l’unica civiltà, ci stiamo incontrando con altre civiltà ed il problema che esiste in Sicilia è che essendo una terra povera, si possa arrivare alla lotta tra poveri ma invece il Papa dice che il povero non è solo un problema ma potrebbe essere una ricchezza e dovremmo essere capaci di scoprire il positivo che loro portano, mettere in comune il nostro ed avanzare insieme.

 E’ vero che quando venne nominato Cardinale da Papa Francesco, per Lei è stato come qualcosa di inaspettato e sorprendente?

Si è vero, non lo sapevo e non c’erano stati segnali che preannunziavano questa nomina. Infatti, l’ho saputo in ritardo, dopo mezz’ora perché stavo dicendo messa in un paese. La cosa mi ha meravigliato molto perché non riuscivo a capire il motivo ma il Papa nella sua generosità mi ha spiegato che si tratta solo di un servizio e non di una promozione ma di un servizio da dover vivere poveramente.

Questo mi ha rasserenato e vado avanti nello svolgere quello che mi viene chiesto.

Il 19 novembre è stata la prima giornata mondiale dei poveri che è un invito per tutti, a non amare solo a parole ma anche con i fatti. E’ un po’ quello che fate voi con la Caritas?

L’intenzione di questa giornata è come se il Papa ha voluto tirarci la “giacchetta” per dirci che i poveri li abbiamo sempre con noi e sarebbe triste se solo questa domenica dei poveri, rimarrebbe “la giornata del ricordo”.

Questa domenica ha voluto farci rendere conto che i poveri, sono degli uomini che hanno un volto ed hanno una storia e che bisogna condividere con loro; sono esseri umani!

Anche loro vanno trattati con la stessa dignità con cui vogliamo essere trattati noi. Il Papa, dopo l’anno del giubileo, è come se ci ricorda che adesso è tempo di sbracciarci ed ognuno è chiamato a fare la sua parte.

Che ricordi ha di Giovanni Paolo II e del suo pontificato?

E’ stato un pontefice che davvero ha mosso le acque e ci ha un po’ meravigliati e ci ha fatto scoprire come sia necessario rispondere alla parola di Dio, lui l’ha fatto quando era in piena forma ma anche quando alla fine della vita era ridotto ad un rottame.

Giovanni Paolo II ci ha fatto capire che quando si crede nel Vangelo, non ci si arrende mai e questo l’ho sta trasmettendo Papa Francesco che con la parola e con i fatti ci sta dimostrando che il Vangelo è gioia e diventa una possibilità di vita migliore e più umana.

Quindi possiamo dire che il pontificato di Papa Francesco è una continuità del pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?

Certo, se noi leggiamo la storia ce ne rendiamo conto. Pensando alla mia età, ricordo anche Pio XII ma ricordo anche quello che significò la presenza di Giovanni XXIII, e poi di Paolo VI, di Giovanni Paolo I.

Siamo vissuti in un secolo “fortunato” dove delle figure straordinarie nella chiesa, hanno permesso quello che adesso Papa Francesco sta proponendo. Hanno cominciato ad aprire porte e a trovare sentieri nuovi che oggi Papa Francesco come compagno di viaggio ci sta facendo percorrere.

E’ una storia lunga che guarda indietro, forse noi non pensiamo a ciò che abbiamo alle spalle ma grazie a Dio ciò che abbiamo alle spalle, ci permette di guardare con fiducia avanti.

Com’è cambiata la storia della chiesa con il Concilio Vaticano II?

Riferisco sempre le parole di Mons. Bello, vescovo di Molfetta che morì anni fa e diceva “La chiesa deve essere senza pareti e senza tetto” e questo ce l’ho sta dimostrando Papa Francesco.

Prima avevamo la preoccupazione di portare tutti in chiesa, oggi l’impegno è di essere chiesa dove ci troviamo. Allora andiamo nelle nostre chiese, nei nostri edifici per fare il pieno di speranza e di cose belle. Poi, portiamo fuori, in famiglia, in ufficio e per strada quello che abbiamo scoperto e vissuto in chiesa.

Oggi il Papa ci parla di stare per strada e di fare gli incontri per le strade. Gesù fece gli incontri più interessanti stando per strada.

Questa è la chiesa che Papa Francesco ci sta proponendo. Ci dice “anche se ti sporchi stando per strada, non interessa questo, l’importante è esserci”.

 Ci tolga una curiosità: continua tutt’oggi, a girare per la diocesi agrigentina con la sua vespa blu?

Proprio in giro per la diocesi no perché la diocesi è abbastanza ampia ma per la città e i paesi vicini vado in vespa, niente di straordinario! Sono sempre andato in vespa e continuo ad andare.

Un Cardinale può camminare in macchina, a piedi ma anche in vespa.

 

Servizio di Rita Sberna