Papa Francesco: la libertà cristiana

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Non è affatto semplice parlare oggi della libertà. E’ un tema sempre attuale e da sempre difficile. Lo testimonia san Paolo, scrivendo ai Galati, lo vediamo nella nostra vita quotidiana, sforzandoci cristianamente a rimanere liberi interiormente, di fronte a tante sfide. Il Papa, nell’udienza di oggi, ricorda che è un argomento delicato a causa delle tante visioni differenti e tanti fraintendimenti verificatisi nella storia.

Il primo nemico della libertà, rilevato dall’Apostolo delle genti, è il legalismo. Ma il Santo Padre ci ricorda giustamente, che anche oggi è un problema nostro, di tanti cristiani che si rifugiano nel legalismo, nella casistica. Paolo invita quindi i cristiani a rimanere saldi nella libertà che hanno ricevuto col battesimo, senza lasciarsi mettere di nuovo sotto il «giogo della schiavitù» (Gal 5,1). Paolo questo non lo volle tollerare. Non si può mai forzare nel nome di Gesù, non si può rendere nessuno schiavo in nome di Gesù che ci rende liberi. La libertà è un dono che ci è dato nel battesimo.

Sebbene in queste prime battute Francesco oggi ci abbia fatto vedere come i Galati venivano a contrapporsi alle schiavitù in cui potevano cadere, l’insegnamento di San Paolo sulla libertà è soprattutto positivo. (..) La libertà cristiana, quindi, si fonda su due pilastri fondamentali: primo, la grazia del Signore Gesù; secondo, la verità che Cristo ci svela e che è Lui stesso.

In quanto dono del Signore,  la libertà che i Galati hanno ricevuto – e noi come loro con il battesimo – è frutto della morte e risurrezione di Gesù. Cosa insolita e che non cessa di stupirci: che il luogo dove siamo spogliati di ogni libertà, cioè la morte, possa diventare fonte della libertà. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo infatti: «Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,17-18). Gesù attua la sua piena libertà nel consegnarsi alla morte; Egli sa che solo in questo modo può ottenere la vita per tutti.

In questo senso veniamo illuminati dalla stessa testimonianza dell’autore della Lettera ai Galati, che aveva sperimentato in prima persona questo mistero d’amore. Comprendiamo quanta fede animava l’Apostolo, quanto grande fosse la sua intimità con Gesù e mentre, da un lato, sentiamo che a noi questo manca, dall’altro, la testimonianza dell’Apostolo ci incoraggia ad andare avanti in questa vita libera. Il cristiano è libero, deve essere libero ed è chiamato a non tornare a essere schiavo di precetti, di cose strane.

E poi il secondo pilastro: la verità. Per essere davvero liberi abbiamo bisogno non solo di conoscere noi stessi, a livello psicologico, ma soprattutto di fare verità in noi stessi, a un livello più profondo. E lì, nel cuore, aprirci alla grazia di Cristo.

La verità ci deve inquietare – ci ricorda il Papa – torniamo a questa parola tanto cristiana: l’inquietudine. Noi sappiamo che ci sono cristiani che mai si inquietano: vivono sempre uguali, non c’è movimento nel loro cuore, manca l’inquietudine. Perché? Perché l’inquietudine è il segnale che sta lavorando lo Spirito Santo dentro di noi e la libertà è una libertà attiva, suscitata dalla grazia dello Spirito Santo. E questo – conclude il Pontefice- è il cammino della felicità. La libertà ci fa liberi, ci fa gioiosi, ci fa felici.

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