Papa Francesco: portare i pesi degli altri

Talvolta, come cristiani, consapevoli che il nostro cammino viene tracciato man mano dallo Spirito, ci sentiamo scoraggiati, quando pensiamo che non ci riesca a trovare le sue strade nella nostra vita. E’ una questione tanto realistica quanto antica. Ne parla anche San Paolo, nella Lettera ai Galati, che il Santo Padre continua a proporci nell’udienza odierna. 

Cosa significa dunque nel concreto “camminare nello Spirito“? Ci dice il Papa, che è credere in Gesù significa seguirlo, andare dietro a Lui sulla sua strada, come hanno fatto i primi discepoli. E significa nello stesso tempo evitare la strada opposta, quella dell’egoismo, del cercare il proprio interesse, che l’Apostolo chiama «desiderio della carne» (…) Pensiamo a una lunga escursione in alta montagna: è affascinante, la meta ci attrae, ma richiede tanta fatica e tenacia.

Questa fatica, è componente naturale dell’impegno cristiano. Percorrendo questo cammino, il cristiano acquista una visione positiva della vita. Ciò non significa che il male presente nel mondo sia come sparito, o che vengano meno gli impulsi negativi dell’egoismo e dell’orgoglio; vuol dire piuttosto credere che Dio è sempre più forte delle nostre resistenze e più grande dei nostri peccati. E questo è importante!

Uno degli atteggiamenti, che aiutano in questo cammino, che è sempre all’insegna della comunione, è la consapevolezza dell’uguaglianza. Ce lo insegna Paolo, quando abbandona il verbo all’imperativo – «camminate» (v. 16) – e usa il “noi” all’indicativo: «camminiamo secondo lo Spirito» (v. 25). Come dire: poniamoci lungo la stessa linea e lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. E, prendendo lo spunto da questa qualità dell’apostolo delle genti, il Papa si lascia trasportare dalla gioia: e che bello quando noi troviamo pastori che camminano con il loro popolo e che non si staccano da esso. È tanto bello questo; fa bene all’anima.

Siccome è un cammino comunionale, quello cristiano, allora in effetti, costruire la comunità seguendo la via indicata dall’Apostolo è entusiasmante, ma impegnativo. Papa Francesco ci invita ad ascoltare, in questo senso, le stesse parole di San Paolo, sulla necessità di portare i pesi gli uni degli altri, per poi commentare che esse ci invitano a qualcos’altro che non il chiacchiericcio; no, questo non è secondo lo Spirito. Secondo lo Spirito è avere questa dolcezza con il fratello nel correggerlo e vigilare su noi stessi con umiltà per non cadere noi in quei peccati.

L’ultima esortazione del Pontefice oggi, è quella di volgere lo sguardo su noi stessi, quando siamo tentati di giudicare gli altri. Quanto facile è criticare gli altri! Ma c’è gente che sembra di essere laureata in chiacchiericcio. Tutti i giorni criticano gli altri. Ma guarda te stesso! È bene domandarci che cosa ci spinge a correggere un fratello o una sorella, e se non siamo in qualche modo corresponsabili del suo sbaglio. La regola suprema della correzione fraterna è l’amore: volere il bene dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Si tratta di tollerare i problemi degli altri, i difetti degli altri in silenzio nella preghiera, per poi trovare la strada giusta per aiutarlo a correggersi. E questo non è facile. Ci restano le quattro parole-chiavi: Mitezza. Pazienza. Preghiera. Vicinanza.

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