Papa in Romania: ecumenismo e radici cristiane per un viaggio sotto il manto di Maria

A meno di un mese dalla sua visita in Bulgaria e Macedonia del Nord, papa Francesco si ritrova nuovamente impegnato in un viaggio pontificio nell’Europa dell’Est. Come la precedente, anche la visita in Romania, iniziata ieri mattina e destinata a concludersi domani pomeriggio, è nel segno dell’ecumenismo e della memoria dei martiri. È la seconda volta che un papa si reca in questo paese, già visitato da San Giovanni Paolo II, dal 7 al 9 maggio 1999: in quell’occasione si era trattato del primo viaggio di un pontefice in un paese a maggioranza ortodossa.

In Romania, i cattolici sono appena il 7%, contro l’80 degli ortodossi, tuttavia il pluralismo non è soltanto religioso ma anche etnico-linguistico, essendovi radicate numerose minoranze, tra cui spiccano gli ungheresi e i rom. “Certamente il Santo Padre ha in mente la dimensione multietnica e i tanti rumeni emigrati in tanti Paesi europei”, ha dichiarato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, durante il briefing sulla visita pastorale con i giornalisti accreditati.

Il tema delle persecuzioni religiose, consumatesi durante il quarantennio comunista, sta emergendo in molteplici dimensioni. Una di queste è la controversia sui beni ecclesiastici confiscati durante la dittatura: dei 2600 edifici religiosi soltanto una minima parte sono stati restituiti alle chiese e ciò rappresenta una ferita ancora aperta nelle comunità religiose rumene, per cui non è da escludersi che il Papa affronterà il problema con le autorità politiche locali.

Un aspetto significativo è la coincidenza del viaggio pontificio con la conclusione del semestre romeno di presidenza dell’Unione Europea, che potrebbe stimolare nel Santo Padre importanti riflessioni di carattere storico politico e antropologico. “Il Papa richiamerà naturalmente quelli che sono i valori fondanti di questa Europa e anche le radici cristiane, perché questi valori, la dignità della persona, la solidarietà, trovano la loro fondazione più ferma proprio nel patrimonio cristiano di cui anche la Romania è portatrice – ha dichiarato il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in un’intervista all’Osservatore Romano –. Sarà quindi un incoraggiamento a continuare a dare il proprio contributo alla costruzione di questa Europa che, speriamo, diventi sempre più solida, fondata su valori fondamentali quali sono i valori cristiani”. E il Papa, effettivamente, ha confermato queste aspettative durante il discorso alle autorità politiche e della società civile e al corpo diplomatico, in cui ha ricordato come, negli ultimi trent’anni, la rinascita della libertà religiosa in Romania sia andata di pari passo con lo sviluppo economico, sociale e culturale del paese, sebbene, ha precisato, “Per un armonioso sviluppo sostenibile, per la concreta attivazione della solidarietà e della carità, per la sensibilizzazione delle forze sociali, civili e politiche verso il bene comune, non è sufficiente aggiornare le teorie economiche, né bastano le pur necessarie tecniche e abilità professionali” ma è necessario tenere viva “l’anima del proprio popolo”.

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Questo viaggio in Romania ha anche una forte connotazione mariana, tanto è vero che la visita pastorale è simbolicamente iniziata il 31 maggio, festa della Visitazione della Beata Vergine Maria. L’icona della Madre di Dio, che si mette in cammino per andare a trovare la cugina Elisabetta, del resto è ben richiamata dal logo della visita e dal motto Camminiamo insieme. La devozione mariana sarà centrale in modo particolare durante il pellegrinaggio, previsto oggi al Santuario di Sumuleu-Ciuc, nel cuore della Transilvania, dove saranno presenti anche moltissimi fedeli di nazionalità ungherese.

La cerimonia di beatificazione di sette vescovi greco-cattolici martiri nel Campo della Libertà, a Blaj, segnerà un passaggio fondamentale della visita del Santo Padre. Nel suo videomessaggio al popolo rumeno alla vigilia del viaggio, papa Francesco si è soffermato sulla forte presenza di martiri nella loro storia nazionale. “Ciò per cui hanno sofferto, fino ad offrire la vita, è un’eredità troppo preziosa per essere dimenticata. Ed è un’eredità comune, che ci chiama a non prendere le distanze dal fratello che la condivide”, ha dichiarato Bergoglio nel videomessaggio.

Ad essere beatificati saranno i servi di Dio Vasile Aftenie (1899-1950), vescovo titolare di Ulpiana e vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), vescovo di Oradea; Ioan Suciu (1907-1953), amministratore apostolico dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Tit Liviu Chinezu (1904-1955) vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Ioan Bălan (1880-1959), vescovo di Lugoj; Alexandru Rosu (1884-1963), vescovo di Maramureș; Iuliu Hossu (1885-1970), vescovo di Cluj Gherla. Tutti e sette i presuli finirono in carcere per aver rifiutato di rinnegare la loro comunione con Roma e la loro fedeltà al Papa. A nulla valsero i tentativi di corruzione e il secondo arresto. Tre di loro morirono nei lager

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Altro momento cruciale della visita è l’incontro con i rom di Blaj, che avviene a poche settimane dall’incontro di preghiera in Vaticano con le comunità rom e sinti e dall’udienza concessa da Bergoglio alla famiglia al centro della controversia sorta nel quartiere romano di Casal Bruciato. I rom sono uno delle tante “periferie”, cui il Vescovo di Roma vuole tendere la mano. Un’operazione coraggiosa e non esente da rischi, tenuto conto della notevole difficoltà d’integrazione cui queste comunità vanno incontro.

“Vengo tra voi per camminare insieme. Camminiamo insieme quando impariamo a custodire le radici e la famiglia, quando ci prendiamo cura dell’avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto, quando andiamo oltre le paure e i sospetti, quando lasciamo cadere le barriere che ci separano dagli altri”, ha detto il Pontefice a conclusione del suo videomessaggio. Lo sguardo del successore di Pietro è sempre più rivolto a Est, nel segno dell’ecumenismo, dell’unità e della pace, di cui la Vergine Maria è la protettrice più materna e sublime.