“Affidare un bambino ad una coppia gay, è una forma di violenza estrema!”

“Affidare un bambino ad una coppia gay, è una forma di violenza estrema!”
Italian director Pupi Avati arrives for the premiere of the movie 'Il cuore grande delle ragazze' at the 6th annual Rome Film Festival, in Rome, Italy, 01 November 2011. The movie is presented in competition at the festival that runs from 27 October to 04 November. ANSA/CLAUDIO ONORATI

“Affidare un bambino ad una coppia gay, è una forma di violenza estrema!”

Intervista al grande Regista e sceneggiatore del cinema italiano Pupi Avati, che ha segnato la storia del cinema italiano con i suoi numerosissimi film di genere comico, horror e thriller.

La sua carriera cinematografica, inizia nel lontano 1970 con la realizzazione dei primi 2 film.

Lo abbiamo intervistato su temi di grande attualità come l’aborto e le adozioni gay.

A seguire l’intervista.

 

I primi 2 film che ha realizzato hanno un titolo un po’ insolito: Balsamus, l’uomo di satana; Thomas e gli indemoniati. Su cosa era centrata la trama di entrambi?

Questi 2 film erano tipicamente sessantottini, nel senso che volevano essere provocatori e contro la moda di quei tempi; volevamo cercare di fare un cinema che fosse nei limiti del possibile, più alternativo.

Purtroppo furono dei film, come tanti altri film dei giovani debuttanti di quegli anni, che non ebbero nessun successo.

 

Lei è anche uno scrittore, tra i tanti libri ha scritto anche “La via degli angeli”…

Ho scritto molti romanzi ed un autobiografia. Il cinema nasce dalla scrittura, quando diventi un autore o un regista, è evidente che la prima cosa che conta è quella di avere un idea narrativa che poi diventerà un film.

Dal racconto al romanzo, il passo non è tanto lungo. Nella scrittura ho trovato una bella soddisfazione.

 

Ha scritto anche la prefazione del libro di Annalisa Sereni “Semplicemente una mamma”, il racconto di questa mamma che nonostante abbia 6 figli, accetta il 7° figlio con la sindrome di down.

 Lei ha dichiarato di essere contro l’aborto, per una questione di morale o di fede religiosa?

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Sono contro l’aborto per una questione di morale perché penso che la vita vada in qualche modo preservata e difesa.

Io non condanno l’aborto in tutte le circostanze, perché ci sono situazioni molto penalizzanti, per cui non mi sento di puntare il dito. Ma la bellezza, racchiusa nella storia della Sig.ra Sereni, ci dimostra che nonostante abbia altri 6 figli, ha avuto la gioia di accogliere una nuova vita nonostante abbia la sindrome di down, ed oggi si ritrova ad essere riconoscente a questo bimbo.

La Sig.ra Sereni vive un rapporto speciale con questo bambino, e nel leggere questo libro mi sono enormemente emozionato. Lei è anche un medico e vive la sua maternità nella gioia e nella riconoscenza.