Riccardo Caniato: “Medjugorje, Paradiso solo andata”

Riccardo Caniato: “Medjugorje, Paradiso solo andata”

Tu hai avuto modo di conoscere i sei veggenti personalmente. Cosa puoi dirci di loro?

In tutte le sue apparizioni, segnalate in ogni parte del mondo, la Madonna di volta in volta si è rivolta a delle persone come altre, comunemente dette veggenti le quali, come gli apostoli nel Vangelo, hanno testimoniato perché avendo visto la Verità hanno creduto.

Anche a Medjugorje è stato così. Prima di averli conosciuti, mi aveva molto colpito la storia di Jakov, il veggente bambino rimasto orfano presto di entrambi i genitori… Come dire, che il fatto di vedere la Madonna non comporta sconti «in questa vita», forse perché, come fu detto a Bernadette di Lourdes dalla Signora sul Gave… la nostra gioia sarà «nell’altra»…

Orbene, Jakov, nei primi giorni di apparizione, portato a forza nell’obitorio di un ospedale psichiatrico e lasciato per alcune ore in compagnia dei morti, affinché dichiarasse che le apparizioni erano false, senza turbamento alcuno disse: «Potete anche uccidermi, tanto non ho paura perché vado a stare con la Madonna e con Gesù!».

Ecco questa cosa mi ha colpito, perché quando incontri uno che ti dice «Io c’ero» e lo vedi che si commuove, lo vedi che è preso e poi magari vedi anche che è pronto a morire (come è stato per gli apostoli) per ciò che ha visto…, come fai a non farti coinvolgere?

Perché – mi sono chiesto – uno così, a 10 anni appena compiuti, da un giorno all’altro smette di giocare a pallone coi suoi compagni e preferisce passare ore e ore in preghiera?

Poi i veggenti li ho incontrati. E avendoli conosciuti posso dire che sono rimasto conquistato non tanto dalla straordinarietà delle loro vite, delle loro esperienze, ma dalla loro normalità. Di come, vivendo ogni giorno lo straordinario di Dio, essi affrontino pacatamente l’ordinario del quotidiano.
I veggenti non sono riconducibili a stereotipi da santino o a rigidità bigotte. Standoci un po’ insieme si resta coinvolti piuttosto dalla loro voglia di scherzare e dalla freschezza del rapporto interpersonale che ciascuno, con le proprie caratteristiche e timidezze sa creare intorno a sé.
Allo stesso modo ho notato delle attenzioni.
Marija abita in Italia, è con lei si è creato anche un rapporto. Potrei dire tante cose, ma potrei riassumerle evidenziando la naturalezza con cui lei, veggente di Medjugorje, serve a tavola. Sono stato suo ospite con la mia famiglia: devi vedere la cura che mette quando apparecchia, il modo in cui presenta la sera il cibo avanzato a pranzo, dandogli veramente una nuova dignità. In queste piccole attenzioni, mi immagino le attenzioni che la Madonna ha verso di noi, comprendo le attenzioni di una madre verso i suoi figli.
I veggenti non si vantano di ciò che gli accade, ma traducono questo dono nella testimonianza che passa anche nell’accoglienza e nel servizio agli altri. Nelle persone di Chiesa questo è un atto distintivo.
Ricordo che la prima volta a cena da Marija: io ero molto emozionato e come si dice, stavo sul pezzo, pronto a dire le cose giuste curando le battute spiritose… Mia moglie, invece, quella sera era arrivata sfinita da una interminabile giornata lavorativa e, per farla breve, si addormentò sul divano… Io ero imbarazzato e ancora oggi la prendo in giro riguardo a questo episodio, ma la verità è che mia moglie era talmente a suo agio da sentirsi come in famiglia.
Quello che mi colpisce, infine, è la Madonna abbia scelto sei persone con una personalità molto diversa fra loro, così che, in qualche modo, ci rappresentano tutti. Scegliendoli con caratteri differenti la Madonna ci vuole forse dire che siamo tutti a lei cari, ciascuno con le proprie peculiarità. Scegliendo persone sposate ha valorizzato la «chiamata universale» alla santità sottolineata dal Concilio e ribadita in tutto il pontificato di Papa Wojtyla. Apparendo nelle famiglie dei veggenti, pregando nelle loro case e invitandoli a frequentare i Sacramenti, mostra a tutti che Dio desidera abitare in ogni casa e, attraverso la preghiera e i Sacramenti, abitare in ogni cuore.

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Che posizione ha preso la Chiesa nei confronti delle apparizioni di Medjugorje?
Il discorso è un po’ complesso.
Innanzitutto desidero sottolineare che la Chiesa siamo anche io e te, perché come dice Gesù, «dove due o più sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro», e questa è Chiesa. E Chiesa sono anche i milioni di pellegrini che ogni anno si recano a Medjugorje e lì si confessano, fanno l’adorazione serale, si accostano quotidianamente all’Eucaristia e salgano sui monti delle Apparizioni recitando il Rosario…
Ora il sensus fidei, cioè il sentire comune del popolo di Dio guarda con favore all’evento Medjugorje: è sufficiente, per comprenderlo, leggere i dati che vengono comunicati ogni mese, delle confessioni quotidiane e delle comunioni in parrocchia.
Gesù, nel Vangelo, ha spiegato che un albero buono lo si giudica dai frutti e chiunque si rechi a Medjugorje non potrà che constatare una grande messe di anime che si alimentano del Pane eucaristico e ritornano alla vita sacramentale. Veramente Medjugorje, per questa gente, è luogo di incontro con Gesù Eucaristia e di dialogo cuore a cuore con la Madonna nel silenzio del Podbrdo e del Krizevac.
Poi c’è la Chiesa gerarchica, che ha ricevuto da Dio il compito di guidare il suo popolo. E che per questo va ascoltata e ubbidita.
Ora a Medjugorje è successo un fatto curioso. All’inizio delle apparizioni il parroco (che rappresenta la prima autorità della Chiesa) non ha creduto alle apparizioni, mentre il Vescovo ha creduto subito… Ma nel giro di qualche tempo si sono invertite le loro posizioni, con il parroco che, dopo avere a lungo interrogato i ragazzi, è diventato a sua volta discepolo di Maria Regina della Pace, mentre il Vescovo e il suo successore hanno negato le apparizioni, rifiutandosi di incontrare i veggenti.
C’è , però, un Decreto dell’ex Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede), firmato da papa Paolo VI, che stabilisce che quando un apparizione desta un’eco ben oltre i confini della Diocesi il giudizio su di essa spetti alla regione episcopale e direttamente la Santa Sede.
Nel 2010 Papa Benedetto XVI ha formato una Commissione Internazionale per un discernimento sulle apparizioni di Medjugorje. Ne è stato presidente il cardinale Camillo Ruini e ne hanno fatto parte altri cardinali insieme con diversi teologi e alcuni laici.
Questa Commissione ha finito le sue indagini e ha consegnato i risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede e al Papa. In ogni caso queste valutazioni non possono considerarsi definitive, perché le apparizioni sono ancora in corso e con tutta probabilità la Chiesa pronuncerà una sospensione di giudizio, dando alcune regole pastorali su come i sacerdoti e i fedeli debbano prepararsi e vivere il pellegrinaggio. Il fatto importante è che l’autorità della Chiesa ha attivato ilo suo discernimento, che potrà portare ad avere un esito in tempi brevi o in tempi lunghi.
Aspettiamo con tanta fiducia il giudizio della Chiesa che è prudente e fa le sue indagini, ed è un segno di grande serietà perché la Madre Chiesa vuole soltanto la Verità.
Nel frattempo le persone testimoniano con gioia ciò che hanno ricevuto a Medjugorje e continuano a portare i propri frutti nelle comunità di appartenenza e nel mondo intero.

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Servizio di Rita Sberna