Roma, museo delle anime del purgatorio

Impronte di fuoco dal purgatorio al museo delle anime

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si parla chiaramente dell’esistenza delle anime del purgatorio, ecco perché bisogna offrire messe in suffragio per la salvezza di queste anime.

A volte capita, che queste anime si manifestino e lascino dei segni come delle “impronte di fuoco” sugli oggetti che toccano e possono vedersi ad occhio nudo ad esempio al museo delle anime del purgatorio a Roma ricavato nella sacrestia della chiesa del Sacro cuore di Gesù in Prati, comunemente chiamata Sacro Cuore del Suffragio.  

Ad accompagnare i visitatori e a fare da guida è il parroco Padre Roberto Zambolin che più volte si è ritrovato a parlare con le persone della vita oltre la morte.

Molti curiosi che visitano il museo si pongono delle domande, una volta trovatisi d’innanzi alle impronte di fuoco: “Chi sono? Da dove vengo? Dove andrò dopo la morte? Esiste veramente una vita eterna?” ecc …

La visita guidata si trasforma in un momento di riflessione, porta il visitatore a fermarsi per un attimo e a riflettere sul senso della vita.

Chiaramente come dice Padre Roberto, il museo è anche un modo per incentivare le persone a soffermarsi sull’importanza delle opere di misericordia spirituale come la preghiera a Dio per i vivi e per i morti.

Più volte abbiamo sentito parlare del “suffragio delle anime del purgatorio” e dobbiamo dire che è alle origini proprio della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio.

Nel 1893 Padre Jouët, missionario del Sacro Cuore, fonda l’associazione del Sacro Cuore del Suffragio delle anime del Purgatorio, in seguito a un voto.

Subito dopo sorgerà la chiesa sul Lungotevere Prati. L’idea del museo nasce in seguito ad un incendio avvenuto il 2 luglio 1897, durante la messa, sull’altare. In quell’incendio si verificarono due fatti prodigiosi: il quadro non fu intaccato dalle fiamme e i presenti testimoniano di aver visto tra le fiamme un volto sofferente, la cui immagine è rimasta impressa come un’ombra sulla parete annerita.

La Santa Sede, come per ogni manifestazione prodigiosa ha mantenuto un atteggiamento di prudenza ma non ha vietato di credere a queste manifestazioni a patto che non contraddicano la dottrina.

Dopo quell’accaduto è nata l’idea del museo, visitato da persone provenienti da tutte le parti del mondo.

Padre Roberto Zambolin ci tiene a sottolineare che il museo vuole portare le persone ad una riflessione profonda sul senso della vita, ricordandoci che la vita continua e la morte è solo un passaggio, ecco perché i vivi e i morti sono uniti da una relazione di “suffragio”.

Chiaramente il museo e le impronte infuocate non devono essere confuse con l’esoterismo e il macabro – sottolinea Padre Roberto –  perché l’amore tra di noi vivi e i defunti è percepibile attraverso la comunione dei santi che avviene per mezzo della celebrazione della Santa Eucarestia.

Fonte. Gaudium Press di Rita Sberna