Santo? Puoi esserlo anche tu!

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Ognissanti Beato Angelico

Santo? Puoi esserlo anche tu!

Svariati anni fa, in un’omelia, sentii parlare della solennità di Ognissanti come della “festa dei gentiluomini”. Questa definizione, pur provenendo da un sacerdote di ottima fama, onestamente mi turbò. Festa delle persone perbene? Dei cittadini onesti? Delle persone educate? Di quelli… che non dicono mai parolacce? Mi sembrò quantomeno riduttivo, dal momento in cui, a prescindere dall’appartenenza religiosa, chiunque può possedere ottime qualità umane ed essere quindi definito un “gentiluomo”.

Chi sono allora i santi? Per chi non crede possono essere degli esempi di vita. Quanti atei hanno manifestato nei secoli la loro ammirazione per Francesco d’Assisi? O per papa Giovanni XXIII o Madre Teresa di Calcutta? Ciò, in sé, non è affatto negativo, tuttavia sarebbe un inganno pensare a siffatti personaggi come modelli “irraggiungibili”.

I santi sono innanzitutto degli imitatori di Cristo. Essendosi sentiti da Lui amati e perdonati per primi, hanno letteralmente “capitolato” dinnanzi a quell’amore e hanno speso tutta o gran parte della loro vita, amando l’intera umanità e perdonando sempre le offese subite.

I santi amano Dio e gli uomini in modo radicale e senza condizioni. Anche se, spesso, nella vita di ogni santo, si è manifestato il bivio della scelta tra il Bene e il Male, tutto il loro percorso esistenziale è stato segnato da continue e ripetute scelte – anche quotidiane – tra il bene e il meglio e ciò ha spesso determinato il sacrificio di cose anche buone: una vita agiata in nome della povertà, il matrimonio in nome della castità; la propria libertà in nome dell’obbedienza. E un sacrificio può essere in molti casi doloroso. Fino al caso estremo ed eccelso di Cristo che ama “fino alla morte, alla morte di croce (cfr Fil 2,8).

I santi sono tutti stati salvati dalle grinfie del peccato. Tanto più grande è la consapevolezza e il rammarico per i propri peccati, tanto più risplende la santità di un’anima. Ciò non significa che dobbiamo continuamente autofustigarci o vivere da “repressi”, nel terrore di commettere errori ma vuol dire che c’è sempre Qualcuno che ci ama in maniera incondizionata, non rinfacciandoci nulla quando lo calpestiamo o lo ignoriamo; di fronte a un amore così (quello stesso amore che vorremmo ricevere da ogni essere umano), non genuflettersi e non ringraziare sarebbe una follia.

I santi sono stati, in vita, tutt’altro che perfetti. Anche i più illustri tra loro – pensiamo a San Paolo, Sant’Agostino, Sant’Ignazio di Loyola, San Camillo de Lellis – hanno avuto una vita da grandi peccatori, in alcuni casi apertamente contro Dio. San Girolamo era particolarmente collerico, Santa Monica era un’alcolista, San Giovanni Bosco talora era manesco. Oscar Wilde sosteneva che “l’unica differenza tra un peccatore e un santo è che davanti a un peccatore c’è sempre un futuro, mentre dietro a un santo c’è sempre un passato”. I santi, quindi, non sono un’“élite”, né un’“aristocrazia” ma piuttosto una “grande famiglia”, sempre lieta di accogliere al suo interno nuovi membri.

I santi sono molti di più di quelli canonizzati. Come e quando si diventa santi? Acquisisce questo status chiunque muore in grazia di Dio, pertanto, in Cielo, accanto all’esigua minoranza santi canonizzati – per non parlare dei beati, dei venerabili e dei servi di Dio – vi sono milioni e milioni di anime salvate dalla misericordia del Signore, di cui nessuno ricorda né nome, né volto, né vita e opere. Accanto ai grandi dottori della Chiesa e ai martiri degli albori della cristianità, tra un San Tommaso d’Aquino e una Sant’Agnese, quindi, con molta probabilità, c’è anche tua nonna, che da piccolo ti ha insegnato a pregare il rosario, tua madre e tuo padre, di cui ancora senti la struggente mancanza, e potrebbe esserci anche tuo figlio, morto in un incidente nel fiore degli anni! La strettissima contiguità temporale (1-2 novembre) tra la solennità di Ognissanti e la Commemorazione dei fedeli defunti, ci ricorda poi quanto queste due liturgie siano strettamente legate e come il destino di santità/salvezza sia ciò che Dio ardentemente desidera per qualunque anima lasci il mondo terreno.