Sinodo 2018: ai giovani non interessa una “Chiesa tiepida”

Sinodo 2018: ai giovani non interessa una “Chiesa tiepida”

Convocare un Sinodo sui giovani è stata una delle operazioni più rischiose che la Chiesa poteva realizzare in questi anni. Ha compiuto un nuovo gesto coraggioso, papa Francesco, un vero atto di affidamento a Dio, in primo luogo perché parlare di giovani, implica il rischio altissimo e calcolato di cadere nei luoghi comuni. C’è di più: rispetto, ad esempio, alla famiglia, tema al centro della precedente assemblea sinodale, quello dei giovani è un affare ancor più delicato, perché in loro risiede il futuro dell’umanità tutta e della Chiesa tutta, tanto nella sua componente laicale che in quella clericale.

Il Sinodo inaugurato mercoledì scorso prevede 49 uditori, convocati a partecipare – in alcuni casi anche ad intervenire – nei circoli minori e nella stesura dei modi ma senza il diritto di voto, riservato ai soli padri sinodali. Tali uditori sono per un terzo educatori, per i restanti due terzi giovani scelti dai vescovi nell’ambito della pastorale giovanile oppure dai leader dei movimenti laicali nell’ambito di tali comunità. Il termine stesso uditore richiama la dimensione dell’ascolto, su cui la Chiesa negli ultimi anni molto insiste. “I giovani vanno ascoltati di più”: è uno dei mantra più diffusi nella società d’oggi, tanto nel contesto pedagogico-laicale che in quello ecclesial-catechetico.

Che cosa significa, però, ascoltare i giovani? Vuol dire assecondarli sempre? O, al limite, renderli più partecipi della vita adulta? C’è un concetto ricorrente nella predicazione di papa Francesco, seppure poco preso in considerazione da analisti e media: ci riferiamo alla riconciliazione generazionale tra anziani e giovani*, considerati rispettivamente “radici” e “ali” della nostra umanità. Anziani e giovani, ci ricorda spesso il Pontefice, sono anche le due estremità più fragili nella scala della vita, pertanto vanno trattate con estrema attenzione e delicatezza. Va detto che, in questa riconciliazione tra le generazioni (piuttosto in controtendenza con i cascami della cultura post-sessantottina), il Pontefice pone l’accento in particolare sull’ascolto da parte dei giovani nei confronti dei nonni, con tutto il carico di saggezza e di memoria che questi ultimi portano con sé.

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Un altro aspetto più volte rimarcato, anche tra le gerarchie ecclesiali, è quello della difficoltà che la Chiesa sperimenta nel conquistare la fiducia dei giovani. Tra i motivi prevalenti di tale difficoltà, vengono spesso indicati gli scandali, tuttavia il problema è più profondo e complesso. Anche una comunità formalmente integerrima, infatti, rischia di allontanare e deludere i giovani e i nuovi adepti, se non offre un valore aggiunto, in termini di gioia evangelica e di desiderio di conoscere Gesù Cristo, mettendo in pratica il Suo amore. Detto in altre parole, un giovane si terrà sempre a debita distanza dalle realtà ecclesiali se non riesce e percepire in esse un profumo di santità.