Stupore davanti a Dio che ci assomiglia

bambino, piedi, Natale
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Io e te siamo creature di Dio e in quanto tali, fatti a sua immagine e somiglianza. Ma il nostro Dio è un Dio che punta sulla reciprocità e che, nel suo eterno amore, ha voluto assomigliare a noi. Ecco il mistero del Natale a cui ci porta oggi il Papa nella sua catechesi dell’udienza del mercoledì, in preparazione alle feste.

Scalda il cuore ascoltare il racconto di Luca, dell’ingresso di Cristo nella vita del mondo (Lc 2,1-7). Il Santo Padre vuole introdurci nel clima natalizio, ricordandoci che l’annuncio del “Bambino avvolto in fasce” (cf. Lc 2,12) è stimolo affinché anche noi muoviamo i nostri passi verso Betlemme, come fecero i pastori. Il Natale infatti è una festa universale e anche chi non crede, percepisce il suo fascino, fascino che per i cristiani riguarda un avvenimento decisivo, un fuoco perenne che Dio ha acceso nel mondo, e non può essere confuso con le cose effimere”. Francesco dunque ci esorta a non disumanizzare le feste della Natività, che nella loro natura portano l’esaltazione dell’umano attraverso l’incarnazione.

E proprio il Verbo che si fece carne, è il nucleo della nostra vita di fede, che va curato in queste feste perché è la “verità del Natale; non ce n’è un’altra”. Il memoriale della venuta al mondo di Dio illumina così la drammaticità della storia in cui permane la perenne ricerca dell’uomo segnato dal peccato e la costante risposta grazia divina. Se è vero che “questo è pura grazia, senza merito nostro”, allora possiamo considerare in questi giorni come davvero “tutto è grazia, un dono di grazia” e come tutto sgorga proprio dall’evento che celebriamo. E che questo evento “riguarda te e me, ognuno di noi. Gesù è uno di noi: Dio, in Gesù, è uno di noi”.

Questa la grande consolazione che il Pontefice ci pone davanti ancora una volta in mezzo alla pandemia che stiamo attraversando, che il Dio-con-noi non ha voluto rifiutare nulla della condizione dell’uomo, tranne il peccato. Ha assunto su di sé le nostre fragilità e il nostro smarrimento, per dimostrarci la grazia della sua somiglianza a noi. Insieme a sant’Agostino, il Papa ribadisce ancora una volta che “la “debolezza” di Gesù è un “ammaestramento”! Perché ci rivela l’amore di Dio”.

Tenerezza e stupore sono le due consegne che ci lascia il Santo Padre per questo Natale tanto diverso da tutti gli altri, in cui forse siamo tentati a vedere solo la notte, senza scorgere la Luce che viene. Chiedere la grazia dello stupore, che ci permetterà il vero incontro con il neonato Dio, è indispensabile per un autentico incontro con i fratelli, perché fa sbocciare in noi la tenerezza, sentimento profondamente umano e umanizzante, sentimento che potrà vincere la sensazione della distanza e della lontananza provocata dal momento storico. E lo stupore, frutto della contemplazione della piccolezza del Dio Bambino, ci ridonerà il senso dell’essere uomini e donne a cui Dio volle assomigliare.

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