Bambine mistiche: storie ai limiti dell’incredibile

Sara Mariucci (2002-2006)
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Non c’è Croce più misteriosa, dolorosa e umanamente inaccettabile di quella portata dai bambini. Se ne parla poco ma le storie di santità germogliate da certe vite particolarmente brevi, sono in assoluto tra le più sbalorditive. Il dolore procurato dalla scomparsa prematura di questi piccoli è straziante ma non è lontanamente paragonabile alla meraviglia che potrà suscitare in noi.

Nelle scorse settimane, ha fatto il giro del mondo la vicenda di Teresita Castillo de Diego e del suo ultimo desiderio espresso prima di morire. Questa bambina è nata al Cielo a Madrid lo scorso 7 marzo, all’età di dieci anni, dopo una lunga e crudele malattia. Originaria della Siberia e adottata da una coppia spagnola, Teresita colpiva tutti per la sua amabile vivacità e per la straordinaria disinvoltura con cui parlava del suo amore per Gesù. Teresita si comunicava tutti i giorni e si confessava spesso. Quando cinque anni fa le fu diagnosticato un tumore al cervello, la piccola capì subito che la sua sofferenza non sarebbe stata inutile: doveva offrirla a Gesù, affinché il maggior numero di persone si avvicinasse a Lui.

Circa tre settimane prima di morire, Teresita è stata visitata in ospedale dal vicario dell’arcidiocesi di Madrid, padre Ángel Camino, al quale ha detto: “Padre Ángel, sai una cosa? Io prego perché molti bambini conoscano Gesù”. E ha espresso al prelato un desiderio altamente insolito per una bambina gravemente malata. Teresita voleva diventare missionaria, cosicché, padre Camino l’ha accontentata consegnandole qualche ora più tardi una pergamena e una croce, confermandole che quell’anelito veniva da Dio: “Ora sei missionaria”. Secondo quanto riferito dalla mamma, due mesi prima di morire Teresita aveva sognato il beato Carlo Acutis. La sua nascita al Cielo è avvenuta nel giorno di Santa Perpetua, della quale, non casualmente, era molto devota.

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Non occorre viaggiare troppo lontano per scoprire l’esistenza di bambine “mistiche”. Tra l’Umbria e la Calabria si è consumata alcuni anni fa un’altra vicenda da brivido. Se fosse viva oggi, Sara Mariucci (2002-2006) sarebbe da poco maggiorenne. Nei soli tre anni e mezzo della sua vita sembra racchiusa l’eternità. Il libro La grande storia della piccola Sara Mariucci e di Mamma Morena (Edizioni Messaggero) di Enrico Graziano e Giovanni Solinas, consegna ai posteri quella che quindici anni fa era stata ‘soltanto’ una tragica notizia di cronaca. Il 5 agosto 2006, mentre si trova al mare in Calabria con la famiglia, la piccola Sara muore improvvisamente, folgorata dal cortocircuito della giostrina elettrica per bambini su cui era montata.

La nascita al Cielo della piccola Sara Mariucci avviene in un giorno “mariano”: il 5 agosto, infatti, non si celebra soltanto la Madonna delle Nevi ma anche la “Madonna Morena”, pressoché sconosciuta in Europa ma popolare in America Latina, in particolare in Bolivia. Proprio di una misteriosa “mamma Morena”, Sara aveva parlato alla madre la sera prima di morire. Al momento del bacio della buonanotte, la bambina aveva confidato alla mamma che, quando era “pittola pittola” (forse prima della nascita?), viveva “su una nuvoletta”, coccolata da “mamma Morena”. Da come Sara la descriveva, la misteriosa signora aveva occhi castani e capelli blu (in realtà la Madonna venerata in Bolivia di azzurro ha il mantello). Sbigottita, Anna ricordò alla figlia che lei era “l’unica mamma” e le chiese se l’avrebbe mai lasciata per andare da Mamma Morena. Sara, sorridendo, le rispose: “Sì”. Aveva poi aggiunto: “Mamma Morena è buonissima” e “non mi sgrida mai”.

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La morte improvvisa della figlia ha provocato un’incredibile conversione nei genitori di Sara Mariucci, che, poco tempo dopo, in modo provvidenziale, sono venuti a conoscenza del culto di Mamma Morena. Anna, che da bambina aveva vissuto il terribile trauma della madre assassinata dal padre, è riuscita finalmente a perdonare il genitore.

Al momento della disgrazia, la madre di Sara non era molto credente ma l’immagine incredibile della figlioletta senza vita, fece balenare uno spicchio di luce nel buio del suo dolore infinito: “Ho visto la serenità, la pace, la gioia che avevano trasfigurato il suo viso: era bellissima, sembrava molto più grande. Dentro di me tutto è cambiato: ho sentito una pace, una serenità mai sentite prima in vita mia. La mente si è aperta, il cuore si è spalancato. Lo spirito del Signore è sceso su di me e mio marito Michele. Ho capito in quel momento tante cose: Sara non è morta, è risorta con Cristo. Maria l’ha presa tra le sue braccia, portandola a vivere in Paradiso”.

La terza storia che riportiamo è quella di Laura Degan (1987-1994), raccolta nel libro Nata per il Paradiso (Edizioni La Nuova Bussola Quotidiana) di Costanza Signorelli. Questa bimba veneta, nata al Cielo tre mesi prima del suo settimo compleanno, si ammalò di una grave forma di tumore a soli due anni. Nei cinque anni di calvario, Laura visse esperienze mistiche, incontrando Gesù e Maria e conversando con il suo angelo custode. La piccola Degan acquisì anche lei la consapevolezza che le sue sofferenze atroci avrebbero portato tante anime in Cielo. Ottenuto il dono della prima comunione a soli sei anni, la bambina poté ricevere l’Eucaristia tutti i giorni. Imparò a recitare il rosario e, in modo assertivo, consigliò di sgranarlo agli amici di famiglia che venivano a trovarla nei suoi ultimi giorni di vita: “Di loro che, invece che chiacchierare, recitino il Santo Rosario… tu dillo forte, voglio sentirli!”.

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Nei pochi mesi che riuscì ad andare a scuola, Laura sconvolse una donna che, conquistata dalla testimonianza della bambina, si fece suora di clausura. L’11 settembre 1994, suo ultimo giorno di vita, Laura iniziò a tendere le braccia, invocando la Madonna di venirla a prendere. La mamma Paola interpretò il gesto come la richiesta di abbraccio e si avvicinò. La figlioletta, però, le spostò le braccia, perché l’altra mamma, quella celeste, si facesse strada.

Che si creda in Dio oppure no, che si ritengano verosimili o meno i risvolti mistici di queste vicende, è impossibile non rimanerne affascinati. Queste storie ci portano abbondantemente fuori dalla nostra routine spirituale e ci fanno interrogare sulla reale consistenza della nostra fede. “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3), fu detto. Il sacrificio di Teresita, Sara e Laura non è stato vano, se avremo imparato ad abbandonarci nelle braccia paterne di Dio, anche solo con un centesimo della fede con cui loro si abbandonavano a Lui.