“Dalla droga e lo spaccio all’evangelizzazione di Cristo in strada”

“ Dalla droga e lo spaccio all’evangelizzazione di Cristo in strada”

Don Roberto Dichiera, oggi è un giovane sacerdote. Fa parte della comunità di Chiara Amirante “Nuovi Orizzonti”e vive a Roma. E’ assistente ecclesiastico, ma poco meno di vent’anni fa, era uno scapestrato che pensava allo sballo tranne che a Dio.
La notte di Natale del 1994, entrò in una chiesa, con una gonna scozzese e voleva far uscire durante la Santa Messa, gli amici per andare a ballare.

Cos’è successo esattamente quella sera?
Nel 1994, avevo lanciato la moda della gonna scozzese e in quel periodo ballavo sui cubi. Entrai in chiesa, erano circa mezzanotte e mezzo o l’una, era la notte di Natale. Io non andavo a messa da circa 9 anni e non mi confessavo.
Andai a chiamare i miei amici perche era tardi e dovevamo andare a ballare. Feci un po’ di confusione in fondo alla chiesa, molte persone si girarono e mi guardarono. Poi aspettai i miei amici al bar.
Facevo questo perché ero molto ribelle e menefreghista. Non m’interessava un certo stile di vita. Per esempio quando guardavo la televisione e parlavano di chiesa o c’era il Papa, subito cambiavo canale.
Da ragazzo, purtroppo, ho iniziato a bestemmiare molto giovane. L’abitudine toscana era quella, i ragazzi più grandi di me lo facevano e io a 13 anni, purtroppo cominciai a bestemmiare contro la Madonna, contro Dio. Un po’ per abitudine, un po’ per rabbia, un po’ per ribellione e un po’ per sentirmi grande.
Avevo iniziato a fumare di nascosto le prime sigarette a 12 anni.
A 14 anni avevo iniziato a fare uso di superalcolici e di nascosto dei miei genitori, andavo a ballare nelle discoteche non lontane da casa mia e con la consumazione pensavo bene di alcolizzarmi.
Con un superalcolico e una bevuta, mi girava la testa per almeno tre ore e poi con l’aggiunta delle luci della discoteca, della musica, con le sigarette e tutto il resto, avevo la mia dose di trasgressione e mi divertivo in questo modo. Bevevo perché così mi andava via la vergogna, per conoscere le ragazze anche più grandi di me (anche se io sembravo più grande della mia età di 14 anni). Avevo i capelli lunghi, orecchini. Ci tengo a dire che vengo da una famiglia apparentemente normalissima, una buona famiglia di campagna che mi avevano insegnato da bambino a fare le preghiere, ad andare a messa.
Però, l’errore che hanno fatto i miei genitori, era quello di accompagnarmi a messa senza che loro stessi rimanessero. Non mi davano l’esempio. Non mi hanno trasmesso dei sani principi cristiani, a parte la preghiera e la messa fino alla comunione e la cresima.
A 13 anni insistevo che non volevo più andare in chiesa e così ho smesso. Loro non mi davano l’esempio concreto di cosa vuol dire vivere la Parola di Dio, leggerla o andare a messa la domenica. Non avendo avuto il loro esempio è chiaro che mi sono perso.

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Don Roberto, oltre ad aver fatto uso di droghe, hai anche spacciato?
Tornando un passo indietro dallo spaccio, devo dire che, per prima cosa, ho iniziato ad usare le canne a 15-16 anni. Man mano che crescevo, ho iniziato a venderle.
Poi ho fatto il militare a Verona, per un anno, intorno al 1993-1994. Lì ho iniziato ad usare anche droghe più pesanti: extasis, trip, cocaina.
Vedevo che queste cose fruttavano nel venderle. Così avevo i soldi per divertirmi. Mi divertivo gratuitamente facendoci dei soldi.
Ho rischiato che varie volte mi arrestassero, perché iniziai a vendere queste droghe fuori dalle discoteche e anche dentro. Per esempio le vendevo nelle discoteche di: Torino, Verona, Genova, Riccione, Bologna.
Ballavo sui cubi in molte di queste discoteche e mentre vendevo queste droghe e abusavo di queste sostanze. Come gli allucinogeni, anfetamine. Facevamo pure dei cocktail, stupidamente.
Chi usa delle droghe o l’alcol, vuol dire che ha un vuoto dentro che deve colmare. Quindi, stupidamente rischiando la mia vita e facendola rischiare agli altri, ero una persona senza Dio e per questo agivo così.
Questa è solo una parte delle cose che facevo.