Dopo la musica e la missione in Burundi, oggi sono un diacono al servizio del Signore

Giancarlo Airaghi vive in provincia di Milano è sposato ed ha 2 figli. Da sempre coltiva la passione per la musica e la poesia.

Nel 2006 esce il suo primo album dal titolo: “Il canto della cicala”. In quello stesso anno ha partecipato all’Anno Domini Multifestival di Oropa, classificandosi al primo posto con il brano “Verrà il mattino”, tante poi sono state le partecipazioni a eventi e tanti i concerti che negli anni sono seguiti.

L’ultimo lavoro musicale di Giancarlo è l’album “Terra accogliente”, edito dalle edizioni Paoline, che raccoglie sette “Luci” in musica e parole sulla figura di Maria di Nazareth.

In tutto questo c’è la fede, il matrimonio con Cinzia e l’esperienza di tre anni di volontariato in Burundi e in Brasile, oltre al lavoro all’estero che lo ha portato in Corea del Sud, in Iran, in Polonia e in Germania. Lo scorso 10 novembre, dopo un percorso di preparazione durato 6 anni, è stato ordinato dall’Arcivescovo di Milano diacono permanente, insieme ad altri sette compagni di cammino…

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare nel dettaglio.

Da cosa è scaturita questa scelta di partire volontario in missione, per i luoghi più disagiati e poveri della terra?

Dal desiderio di vivere il Vangelo in modo concreto… avevo 20 anni quando sono partito per l’Africa e, nella mia adolescenza, ho avuto il dono di incontrare persone che per me sono state autentici testimoni di fede e di amore… penso al mio parroco don Pierluigi e poi ai preti dell’associazione VISPE (l’associazione missionaria con la quale sono partito), don Paolo, don Cesare… tutte persone che mi hanno fatto innamorare di Gesù e dei poveri… nei poveri c’è la Sua presenza, Lui stesso ce lo dice quando afferma: “… lo avete fatto a me” (Mt 25, 40)

In Brasile hai anche contribuito alla nascita dei pozzi e degli acquedotti. Cosa ti ha insegnato quest’esperienza?

Il Brasile è rimasto nel mio cuore in modo speciale perché lì ho potuto sperimentare una facilità di integrazione molto maggiore che non in Burundi… la lingua è più facile, il colore della pelle non conta nulla… ci si può mescolare tra la gente con molta naturalezza e questo gioca a favore dei rapporti personali. Questi risultano più immediati e quindi è più facile sentirsi parte della comunità. Il Brasile mi ha regalato momenti davvero belli di condivisione di vita con la gente e di questo davvero sono grato al Signore.

 Nel cd “Terra Accogliente” vi sono 7 brani che raccontano in qualche modo, la vita di Maria di Nazareth. In che modo ti senti legato alla figura della Madonna?

Maria è la donna che ha permesso l’ingresso di Dio nella storia, non posso che esserle grato per questo… una ragazza di uno sperduto villaggio del medio oriente ha reso possibile quello che noi contempliamo come il Mistero dell’incarnazione.

Ha dell’incredibile che Dio abbia atteso il “si” di Maria per farsi uomo… S. Bernardo scriveva (pensando a quel momento) che in quell’attimo tutta la creazione restò come sospesa, quasi trattenesse il fiato, nell’attesa della risposta che avrebbe cambiato la storia… quasi una nuova creazione.

Mi piace e mi lascia davvero stupito questo nostro Dio che risulta “capovolto” rispetto a tutto l’immaginario umano nei suoi riguardi… un Dio non si impone, che ci chiede “permesso” per poter agire nella nostra vita… un Dio che da grande si fa piccolo e poi, addirittura e incredibilmente, invece di chiedere il nostro sacrificio si sacrifica Lui stesso per noi!

Maria rende possibile il sogno di Dio di camminare accanto all’uomo, di potersi sporcare le mani con la terra di Galilea… di poterci toccare, guarire, consolare… non ho tante parole, solo mi vien da dire: “CHE BELLO!”

Il 10 novembre scorso sei stato ordinato diacono dall’arcivescovo di Milano. Com’ è arrivata la vocazione e cosa significa per te essere al servizio del Signore?

La chiamata al diaconato è arrivata un giorno di ormai 7 anni fa, quando mi trovavo al saltuario della Verna… sono sempre stato molto legato alla figura di Francesco d’Assisi e lì, dove il santo ricevette il dono delle stigmate, una “voce” interiore mi fece venire in mente che Francesco era stato ordinato diacono… io non sapevo nemmeno cosa significasse esattamente quella parola, così chiesi al mio parroco e lui mi diede le prime informazioni… così iniziò il mio cammino.

Credo che Francesco mi abbia aiutato a capire che una dimensione per me bella, insieme a quella del matrimonio che già vivo con Cinzia da ormai quasi 20 anni, era quella del diaconato… Diacono significa servitore e papa Francesco, durante la sua visita a Milano nel 2017, ci definì con queste parole: “Custodi del servizio nella Chiesa”… un’immagine bella, che personalmente mi fa venire alla mente Gesù, quando si china, prima dell’ultima cena, per lavare i piedi ai suoi… Io spero e prego di poter davvero custodire lo stile del servizio al modo di Gesù.

È lo stile delle relazioni buone, del dono, dell’amore alla vita di tutti, il sacramento dell’ordine nel grado del diaconato, non mi rende migliore degli altri… serve sempre qualcuno che prepara per tutti e allora il diacono per me è un po’ questo: qualcuno che prepara, che aiuta, perché il popolo santo di Dio possa camminare sempre meglio e più spedito verso di Lui nell’incontro con i fratelli.

Servizio di Rita Sberna

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