Eutanasia in Italia: “un crimine contro la vita umana”

A luglio scorso è stato approvato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera la proposta di legge “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”. La discussione per questo testo base di legge sull’eutanasia deve ancora essere calendarizzata. Vorrei sottolineare che stiamo parlando di applicare in Italia l’eutanasia attiva (un omicidio in cui il medico o un terzo somministra intenzionalmente al paziente un’iniezione letale).

Dal 30 giugno al 30 settembre è in corso la raccolta firme per il Referendum popolare a favore dell’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Coscioni. Vogliono raggiungere le 500 mila firme anche per la depenalizzazione dell’art. 579 del codice penale (decisamente depenalizzare le leggi per il fine vita sta diventando una moda). Ricordiamo che l’articolo in questione sancisce che “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”.

Al momento sono state raccolte oltre 320 mila firme con l’adesione dei sindaci di almeno 78 città.

Purtroppo si contano sostenitori dell’eutanasia sia a livello politico (Radicali, Pd, M5 stelle, Più Europa per fare qualche esempio…) che a livello culturale (propaganda tramite influencer vari come Fedez, presentatori tv, cantanti, attori…). Si esalta l’autodeterminazione dell’individuo facendogli credere che è preferibile morire piuttosto che soffrire. Ovviamente è un altro modo di fare accettare alle masse l’idea che esistano quelle che una volta si dicevano essere “vite non degne di essere vissute”. Si cambiano le parole ma il risultato rimane lo stesso: l’eutanasia è un reato che non tanti anni fa fece morti sotto il Terzo Reich ma che purtroppo è ancora molto attuale nelle nostre società moderne.

Il 31 gennaio 2018 entrava in vigore dopo l’approvazione del Parlamento la legge 219 sui Dat “ Disposizioni anticipate di trattamento” cioè il cosiddetto testamento biologico. 

Nel 2019 la Consulta legittimava il suicidio assistito in determinate condizioni in Italia con la depenalizzazione dell’articolo 580 del c.p. Secondo questo articolo Cappato doveva essere imprigionato per ”istigazione o aiuto al suicidio” con una reclusione da 5 a 12 anni per aver aiutato Fabiano Antoniani (Dj Fabo) a morire con il suicidio assistito nella “ clinica” svizzera Dignitas…con la decisione della Consulta Cappato è stato assolto per il reato allora sancito dall’articolo 580 del c.p.

L’eutanasia attiva è oggi presente in Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e di recente in Spagna…numerosi paesi provano anche ad attuarla (come in Italia e in Francia ad esempio). Senza contare le altre pratiche eugenetiche in tutto il mondo (suicidio assistito, eutanasia passiva, aborto…) per un migliore risparmio dei costi sanitari o addirittura per il guadagno (come nei centri per l’aborto).

Nel “Samaritanus bonus” (che vi invito vivamente a leggere), lettera della Congregazione per la Dottrina della fede “sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita”, approvata da Papa Francesco e pubblicata il 22 settembre 2020, si sostiene che La Chiesa è contraria all’accanimento terapeutico, ma ribadisce come “insegnamento definitivo” che “l’eutanasia è un crimine contro la vita umana”. E che “qualsiasi cooperazione formale o materiale immediata ad un tale atto è un peccato grave”.

Si afferma anche:

In tal senso, Papa Francesco ha parlato di “cultura dello scarto”. Le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più fragili, che rischiano di essere “scartati” da un ingranaggio che vuole essere efficiente a tutti i costi. Si tratta di un fenomeno culturale fortemente antisolidaristico, che Giovanni Paolo II qualificò come “cultura di morte” e che crea autentiche “strutture di peccato”. Esso può indurre a compiere azioni in sé sbagliate per il solo motivo di “sentirsi bene” nel compierle, generando confusione tra bene e male, laddove invece ogni vita personale possiede un valore unico ed irripetibile, sempre promettente e aperto alla trascendenza. In questa cultura dello scarto e della morte, l’eutanasia e il suicidio assistito appaiono come una soluzione erronea per risolvere i problemi relativi al paziente terminale.”

Le persone di buona volontà, di ogni credo e in particolare noi cristiani abbiamo il dovere e la responsabilità di rifiutare l’eutanasia nel nome dell’umanità. Preghiamo e testimoniamo dunque il Dio vivente, Signore della Vita.

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