I giovani, la fede e il discernimento con Don Giuseppe Fiorentini

I giovani, la fede e il discernimento con Don Giuseppe Fiorentini

A Roma, l’ 11 e 12 maggio  si terrà un seminario di studi presso l’ Ateneo Pontificio Regina Apostolorum che ha come tema principale “ i Giovani, la Fede e il Discernimento vocazionale” e questo grazie  ai guadagni dei due precedenti Sinodi sulla Famiglia.

Per l’organizzazione hanno collaborato insieme all’ateneo : la Facoltà di Bioetica, l’Ufficio per la Pastorale Familiare della Diocesi di Roma e l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (APRA).

Per approfondire meglio questo seminario, abbiamo intervistato due degli organizzatori: p. Gonzalo Miranda LC, decano di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e Don Giuseppe Fiorentini , Teologo del Matrimonio e della Famiglia e coordinatore del progetto.

A seguire l’intervista a Don Giuseppe Fiorentini.

L’obiettivo del documento preparatorio del Sinodo 2018 è quello di mettersi in ascolto di tutti, “nessuno escluso”, senza “rigidità, per rendere credibile la gioia del Vangelo.

In che modo si può attuare ciò?

Certamente con la pazienza, l’ascolto e il rispetto. La gioia del Vangelo è “credibile” perché la conosciamo bene, la viviamo! È la gioia di chi sa di non essere mai “sbagliato” per Dio, la gioia di chi ha incontrato la Misericordia: anche quando ti sei allontanato, anche quando sei diventato un suo nemico, Dio ti aspetta sempre, ha uno sguardo delicato e innamorato su di te, non ti odia mai, anzi è Lui che ti viene a cercare.

Come la comunichiamo questa gioia?

Escludendo chi “non ci piace”? O pretendendo che chi “è sbagliato” si corregga?

Non sarebbe la gioia che abbiamo incontrato noi! Il Risorto ci dona la sua Pace («Pace a voi»: Lc 24, 36; Gv 20, 19.20.21.26), sempre, soprattutto quando siamo incapaci di riconoscerlo a causa delle nostre paure. La Chiesa, a ben guardare, esiste fin dall’inizio per portare a tutti la stessa Pace: è questo che ci invitano a fare gli apostoli, sia Pietro (1Pt 5,14: «Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!»), sia Paolo (Ef 2,17: «Egli [Gesù] è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini»).

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O al contrario, dicendo a tutti che va bene tutto così com’è, e che in fin dei conti non c’è nulla da cambiare?

Di nuovo, non sarebbe la gioia che abbiamo incontrato! La Misericordia non è per nulla il nostro sforzo, è Gesù che viene a cercarci. Ma se lo accogliamo, cambia tutto in noi. Ciò che era tristezza e vuota corsa verso puntuali delusioni, piano piano evapora, perché non abbiamo tempo né energie da perdere, da veri innamorati di Chi ci cercava, corriamo verso di Lui.

Pazienza, ascolto e rispetto: è così che Dio ha Misericordia, è così che la gioia del Vangelo ha contagiato noi, è così che può raggiungere chi ancora non ne è “infettato”.

 

Due sono le stelle polari del testo, rispetto al quale il nuovo Sinodo si pone “in continuità”: l’Evangelii Gaudium e l’Amoris Laetitia…

Due testi decisivi per la Chiesa di oggi! Papa Francesco continua a parlare di Gioia e di Misericordia, leggendolo e ascoltandolo si ha la sensazione di respirare l’aria della comunità uscita dal cenacolo a Pentecoste. «E vi fu grande gioia in quella città» (At 8, 8). Il Vangelo è gioia, il Vangelo va annunciato con gioia, e la gioia del Vangelo deve arrivare a tutti, a cominciare dalle periferie. Il Vangelo è gioia per gli sposi, per i fidanzati, per gli innamorati, anche per chi porta nella sua storia le ferite che a volte l’amore ci lascia.

Nel nostro Seminario ci faremo provocare da questi input del vescovo di Roma. Oggi c’è gioia nel nostro mondo? E noi cristiani annunciamo la gioia? E l’amore è, può ancora essere gioia?

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La metodologia che userete sarà costituita da lavori di gruppo e questionari?

Alcuni relatori introdurranno il temi aprendo alla discussione che avverrà nei gruppi di lavoro. Il Seminario vive di questo: non tanto delle relazioni di chi presenta i temi, ma dei frutti dei dibattiti che avvengono nei gruppi. La metodologia del Seminario è fondamentalmente quella dell’ascolto dei partecipanti (i giovani e gli operatori pastorali), invitati a offrire la loro visione, o anche solo la loro sensazione del “polso” della Chiesa, e dei più giovani, oggi.

 Che cosa significa per la Chiesa accompagnare i giovani ad accogliere la chiamata alla gioia del Vangelo, soprattutto in un tempo segnato dall’incertezza, dalla precarietà, dall’insicurezza?

Papa Francesco, fedele al suo carisma ignaziano, ha convocato un Sinodo per parlare di giovani, con un preciso focus: la fede e il discernimento vocazionale. La gioia del Vangelo è una chiamata, una vera e propria vocazione. Ritengo sia ormai ora di “dis-sequestrare” la nozione di “vocazione” dal parziale concetto che la riduce alla “malattia dei preti e delle suore”!

La vocazione è la strada della gioia, della gioia di ogni cuore toccato da Cristo, e per ciascuno ha le sue caratteristiche specifiche e i suoi propri passaggi. Il matrimonio non è la vita consacrata, e non è il ministero ordinato (diaconi e sacerdoti). L’insegnamento di grandi maestri della vita spirituale su questo è chiaro: penso, tra i tanti, all’esperto di cuori san Francesco di Sales e alla sua Filotea, o, più vicino a noi, ad H. U. von Balthasar. Ma per ciascuno di noi, la vocazione ha un tratto comune, la gioia, cioè la santità. Ogni innamorato di Cristo vive Gesù nella sua vita, ognuno a modo proprio.

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Incertezza, precarietà e insicurezza sono oggi fuori di noi (incertezze sul lavoro, negli affetti, nella parola data e ricevuta), ma Gesù è sicuro, è Il Sicuro. Il Maestro stesso, nel Nuovo Testamento, si presenta così: «la pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo» (Mt 21, 42; Mc 12, 10; Lc 20, 17; At 4, 11; Ef 2, 20; cfr Sal 118,22), Lui è la Roccia delle fondamenta.