Il cuore in Una goccia Onlus: una realtà che usa gli occhi del corpo per educare gli occhi del cuore

Il Professore Giuseppe Noia è il coo-fondatore della Fondazione Il cuore in una goccia Onlus. Lo abbiamo incontrato in occasione del 4°Incontro Nazionale organizzato dalla fondazione, due giornate ricche di preghiera e testimonianze di famiglie appartenenti alla fondazione, svoltosi lo scorso 23 e 24 novembre presso l’Hotel Holiday Inn a Roma.

 

Professore, che cos’è la Fondazione Il cuore in Una goccia?

La Fondazione Il Cuore in una goccia è una realtà di tipo scientifico-medico ma è soprattutto una realtà di relazione che usa gli occhi del corpo per educare gli occhi del cuore, a vedere tutte le fragilità fuori e dentro la famiglia e cercare il positivo.

Tramite la fondazione diciamo a tutti di aiutarci ad aiutare perché oggi c’è tanta desertificazione sui valori, sulle persone e sulla persona umana e soprattutto c’è un grande deserto d’innanzi a diagnosi prenatali che possono essere (non tutte ma in gran parte) curate oppure precisate nella loro evoluzione e così evitare quella specie di opposizione tra bambini che nascono o che non devono nascere.

Per noi invece c’è l’idea che ogni vita non è inutile perché ogni vita è frutto di un amore utilissimo tra due persone, per cui d’innanzi ad ogni vita noi ci inchiniamo, non con fanatismo o fondamentalismo ideologico e religioso, ma fornendo un tipo di scienza che diventa servizio; questo è accettabile da credenti e da non credenti.

Noi non diciamo che siamo buoni e gli altri sono cattivi, ma tramite il gruppo Hospice (medici e famiglie della fondazione) si stringono intorno alla donna che ha un problema e l’accompagnano verso cure o trattamenti palliativi. Le sofferenze si affrontano insieme, c’è sempre speranza e anche quando non possiamo curare ci possiamo prendere cura.

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Voglio proporre delle finestre di speranza e non un fondamentalismo etico.

 

Come si può aiutare e sostenere la Fondazione?

La Fondazione si può aiutare andando sul sito dove vi sono una serie di iniziative tra cui un fondo specifico chiamato “Adotta una lucetta” dove aiutiamo famiglie che vengono da varie parti d’Italia che hanno dei problemi economici. A volte per dei mesi sono obbligati a stare lontano da casa per cui sosteniamo, il viaggio, l’alloggio ecc …

Oppure si può aiutare la fondazione facendo donazioni libere andando sempre sul sito www.ilcuoreinunagoccia.org

Ogni goccia economica che riceviamo, può salvare una vita, può sostenere una famiglia, può dare un po’ più di felicità.

Spezziamola questa catena di egoismo e di individualismo!

Quando andremo d’innanzi a Dio, (per chi crede e per chi non crede) ci guarderemo indietro e ci rimarrà di noi solo il bene che abbiamo potuto fare.

 

Possiamo dire che si può sconfiggere la sofferenza prenatale?

 Da 40 anni vado portando questa cultura dell’Hospice prenatale che non è solo un luogo medico ma è un fatto soprattutto relazionale, è una corretta informazione, è una presa in carico subito dopo la diagnosi della famiglia con un doppio step.

E’ un impegno solidale, testimoniale e scientifico, in questa realtà si fanno corsi di formazione e si fa ricerca. Proprio ieri abbiamo lanciato il progetto Down nella dinamica Nazionale ed Internazionale che si articolerà su due livelli: il primo, sullo studio delle nuove teorie che portano alla nascita, all’istaurarsi della Trisomia 21, l’altro livello riguarda quando già è presente la trisomia 21, si diminuisce il danno cognitivo del bambino down. Per questo abbiamo impostazioni sperimentali enormi che noi intendiamo trasportarlo nell’uomo per poter veramente sconfiggere non solo la sofferenza prenatale dei bambini ma la solitudine di tante famiglie che non trovano intorno persone che possono indirizzarle in maniera scientificamente corretta e che queste famiglie si sentano amate perché non c’è cosa peggiore quando in un problema sei solo e ti senti non amato.

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Rita Sberna