Il Mestiere di profeta è difficile, ma non osserviamo la pagliuzza nell’occhio del fratello

Omelia di Papa Luciani del 16 agosto 1977 … attualissima al nostro parlare e giudicare di oggi! D’innanzi a queste parole, non si può fare altro che passare una mano sulla propria coscenza perchè giudicare l’operato dell’altro è troppo facile ma ne siamo veramente in grado? Veramente siamo all’altezza di giudicare l’operato del Papa attuale?

Papa Luciani Concludendo: abbiamo pure fiducia nei profeti, ma che siano autentici. Se poi il Signore dà anche a noi questa vocazione, ricordiamo che il mestiere di profeta è difficile. Specialmente nel caso nel quale, in nome di Dio, volessimo o dovessimo denunciare gli altri, bisogna esser sicuri di due cose: primo, di avere davvero un incarico da Dio; secondo, di essere noi stessi abbastanza a posto. Ha detto Gesù: «Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?» (Mi: 7,3). Ha scritto s. Giacomo: «Chi sei tu, che ti fai giudice del tuo prossimo?» (Gc 4,12). Battere il proprio petto è un buon segno di pentimento. Andare a battere il petto altrui, è cosa molto più delicata: può essere segno di profezia, di carità e di zelo, ma anche di presunzione. A meno che non si ripeta il caso più unico che raro del canonico grasso; era così grasso, poveretto, che non ci arrivava; al momento del confiteor, bisognava che andasse un chierichetto a battergli sul petto il mea culpa; quello del chierichetto diventava un atto di carità senza
profezia. Qui sarà opportuno ricordare, appunto, che s. Paolo ha detto: buona la profezia, buoni gli altri carismi: sopra tutte queste cose, però, c’è la carità, l’amore di Dio e del prossimo (lCor, 13). È questa, soprattutto, che ha fatto santi s. Rocco e s. Pio X.
E farà santi anche noi, se, con la grazia del Signore e a loro imitazione, saremo capaci di praticarla.

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