In un convento italiano il mistero delle clarisse mummificate

I corpi intatti di 17 monache, una storia che risale a 4 secoli fa.

Ci troviamo a Fara Sabina, nel Lazio, lì si trova un convento di Clarisse eremite al cui interno vi sono 17 corpi intatti di monache claustrali che ormai hanno 400 anni.

Questo mistero riguardante le “monache mummificate” inizia nell’anno 1806, con la promulgazione dell’editto napoleonico di Saint Cloud nel Regno d’Italia.

Tale editto aveva stabilito che le sepolture dovevano essere effettuate fuori dalle mura cittadine, in luoghi assolati e ventilati.

In base agli studi scientifici di quegli anni, si diceva che le tombe all’interno delle città provocavano epidemie e malattie varie.

Per evitare discriminazioni tra le salme, tutte le tombe dovevano essere uguali ma per i defunti illustri vi era una commissione di magistrati che decideva quello che si doveva incidere sull’epitaffio della lapide.

Quindi oltre che per un motivo igienico-sanitario l’editto aveva anche un motivo ideologico-politico.

Per essere in regola con l’editto di Saint Cloud, le Clarisse si videro costrette a diseppellire i corpi delle consorelle dal loro cimitero privato e a trasferirli in città.

Proprio in quell’occasione le consorelle rimasero soprese perché trovarono i 17 corpi di quelle clarisse ormai defunte, intatti e ancora con la muscolatura integra.

Così le monache di fronte a quella scena, preferirono conservarli, collocandoli all’interno di un muro nel monastero.

Durante la II guerra mondiale, gli Alleati bombardarono buona parte del monastero, e nel 1963, la badessa, madre Beatrice Mistretta, decise di cambiare le regole delle Clarisse eremite che vivevano completamente in silenzio, ed insieme alle consorelle avrebbero ricostruito il monastero danneggiato dai bombardamenti.

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Facendo i lavori di ricostruzione ci fu un’altra grande sorpresa: riapparvero i corpi delle 17 monache mummificate, e nemmeno questa volta erano state danneggiate neanche dalle bombe.

La prova del 9: l’esame al carbonio 14

Le religiose decisero di fare analizzare i corpi con la tecnica del carbonio 14 (la stessa utilizzata anche per la Sindone) la quale confermò che i corpi risalivano alla metà del XVII secolo, in coincidenza con la nascita del monastero.

Quelle 17 suore pare che furono le prime consorelle ad entrare in quel convento nonché le fondatrici.

Così nel 1994, le clarisse decisero di collocare quei corpi misteriosamente intatti, in delle urne di vetro e le hanno vestite con l’abito dell’ordine, rimanendo ancora una volta stupite perché nessun corpo neanche durante la vestizione si è deteriorato.

Le religiose tutt’oggi si ritrovano a pregare accanto a quei corpi intatti delle loro consorelle, è semplicemente un atto di grande fede che dimostra che la morte non è niente è solo un passaggio e che a volte può lasciarci anche umanamente stupiti.

Fonte. Gaudium Press di Rita Sberna